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Estinzione anticipata prestito: come fare

13 Gennaio 2023 | Autore:
Estinzione anticipata prestito: come fare

Come funziona la chiusura di un finanziamento prima della scadenza: come si calcola la somma dovuta, quando c’è la penale e in quali casi si ha diritto al rimborso dei costi.

Se avevi ottenuto un finanziamento a breve termine, ad esempio un credito al consumo per l’acquisto di un elettrodomestico, o a lungo termine, come un mutuo per l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile, e per vari motivi hai intenzione di chiuderlo prima della scadenza programmata, ti interesserà molto sapere come fare l’estinzione anticipata del prestito. È un tuo diritto, espressamente riconosciuto dalla legge [1] in favore dei consumatori, quindi le banche e le società finanziarie non possono opporsi a questa tua volontà. Non sei nemmeno tenuto a spiegare i motivi per i quali hai deciso di restituire in anticipo la somma finanziata.

Il problema pratico sorge dal fatto che bisogna rimborsare anche gli interessi maturati sino al momento dell’estinzione anticipata, e potrebbe aggiungersi anche l’eventuale penale stabilita nel contratto di finanziamento. Una buona notizia, invece, arriva dal fatto che un’importante sentenza europea, recepita di recente anche dalla giurisprudenza italiana, riconosce al cliente il rimborso dei vari costi sostenuti all’accensione del prestito, e che con la chiusura non trovano più giustificazione.

Estinzione del prestito: quali costi da rimborsare?

Una fondamentale direttiva europea recepita dall’Italia [2] aveva sancito già nel 2010 che «il consumatore ha il diritto di adempiere in qualsiasi momento, in tutto o in parte, agli obblighi che gli derivano dal contratto di credito. In tal caso, egli ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, che comprende gli interessi e i costi dovuti per la restante durata del contratto». Il problema, fino a poco tempo fa, consisteva nell’esatta individuazione di questi tipi di costi derivanti dal rimborso anticipato del prestito, che si suddividono in due principali categorie:

  • costi recurring (dall’inglese, “ricorrenti”), consistenti in tutte le spese – diverse dai tassi di interesse pattuiti – collegate alla durata del contratto, come le spese d’incasso rata e i premi delle polizze assicurative accessorie; è evidente che con l’estinzione anticipata viene meno la ragione del loro pagamento per il futuro;
  • costi up front (dall’inglese: “in anticipo”), rappresentati da tutte le varie spese legate alla pratica di apertura del finanziamento (ad esempio, le spese di istruttoria, le commissioni bancarie o di intermediazione): essi sono indipendenti dalla durata del prestito.

Adesso ogni dubbio residuo è stato chiarito: in virtù di una nuova pronuncia della Corte Costituzionale [3], il cliente ha diritto ad una riduzione di tutti i costi del credito se decide di restituire in anticipo il prestito ricevuto. La sentenza della Consulta riguarda i contratti di finanziamento, mutuo o prestito stipulati nel periodo compreso tra l’agosto del 2010 e il luglio del 2021, quando il nuovo “Decreto Sostegni” ha introdotto le regole valevoli per il periodo attuale e che non lasciano più spazio ad ambiguità sotto il profilo dell’individuazione dei vari costi del finanziamento da comprendere nell’estinzione anticipata [4].

In particolare, la norma contenuta nel Decreto Sostegni bis [5] è stata dichiarata incostituzionale nella parte in cui limitava il diritto alla riduzione spettante al consumatore solo ad alcune tipologie di costi del finanziamento, anziché a tutte: invece devono rientrare nella riduzione sia i costi recurring sia i costi up front, e questo va a tutto vantaggio del consumatore. Infatti la Corte Costituzionale ha ribadito che, per interpretare correttamente la normativa europea già in vigore – che, come abbiamo visto, sancisce condizioni di favore verso il consumatore intenzionato ad ottenere l’estinzione anticipata – il calcolo deve comprendere tutti i costi sostenuti a vario titolo, compresi quelli legati alla concessione del prestito e indipendenti dalla sua durata.

Estinzione anticipata del prestito: quando c’è diritto al rimborso

L’effetto pratico più importante di questa pronuncia è che tutte le restituzioni già compiute ma ancora non prescritte vanno rinegoziate: ai consumatori spetta la riduzione dei costi sostenuti in misura proporzionale al rapporto tra la durata complessiva del contratto e il periodo di effettiva minor durata del finanziamento, a causa della sua estinzione anticipata (ad esempio, quando si chiude un mutuo ventennale dopo soli cinque anni, quindi devono essere esclusi tutti i costi applicati ma riguardanti i 15 anni di finanziamento residui e non usufruiti).

Questo principio giurisprudenziale, che era stato affermato per la prima volta nel 2019 con la famosa sentenza “Lexitor” della Corte di Giustizia Europea [6] può valere, in soldoni, anche qualche migliaio di euro di rimborso, per i finanziamenti di maggior durata e valore, se vengono estinti anticipatamente nel primo periodo, cioè all’inizio del rapporto, quando generalmente gli interessi dovuti sono ancora molto alti (mentre nella quota delle ultime rate prevale il rimborso del capitale); tutto ciò senza trascurare le voci accessorie che, specie per i prestiti di basso importo, incidono percentualmente in misura notevole sul totale. Per approfondire, leggi l’articolo Prestiti: spetta il maxi rimborso per l’estinzione anticipata. Per chi ha stipulato un prestito dal luglio 2021 in poi, invece, non dovrebbero sorgere problemi a farsi riconoscere dalla finanziaria tutti i vari tipi di costi sostenuti, perché, come abbiamo visto, l’attuale normativa è più chiara della precedente.

Estinzione anticipata del prestito : come funziona

L’estinzione anticipata di un prestito concesso ad un consumatore da un istituto di credito (banca o società finanziaria) risolve il contratto prima della scadenza prefissata, e richiede la restituzione anticipata del capitale che non era stato ancora rimborsato con il pagamento delle rate programmate. Perciò chi aveva ricevuto un prestito e vuole estinguerlo anticipatamente può farlo in qualsiasi momento, ma deve restituire alla banca o alla finanziaria il capitale residuo ed anche gli interessi maturati sino al momento dell’estinzione anticipata (e non oltre).

Chi vuole chiedere l’estinzione anticipata del prestito, per fare bene i propri calcoli sulla cifra da rimborsare, deve chiedere alla propria banca o finanziaria il prospetto analitico della situazione attuale del finanziamento erogato e dello stato di avanzamento della restituzione rateale: consultandolo emergerà l’ammontare dell’attuale situazione debitoria, in base alla quale è possibile conoscere esattamente il residuo che bisogna restituire alla banca o alla finanziaria.

Penale per estinzione anticipata: a quanto ammonta?

In base alle condizioni del contratto di finanziamento stipulato, l’estinzione anticipata potrebbe anche comportare l’applicazione di una penale a carico del richiedente. Con la clausola che prevede la penale in caso di estinzione anticipata gli istituti di credito si cautelano preventivamente dai rischi di mancato pagamento degli interessi programmati fino alla scadenza naturale del prestito concesso, e quasi tutti i contratti la prevedono.

L’importo della penale da versare come corrispettivo del recesso anticipato del cliente deve essere pari, al massimo:

  • all’1% della somma rimborsata se l’estinzione anticipata avviene oltre un anno prima della scadenza naturale del contratto;
  • allo 0,5% dell’importo rimborsato in anticipo se al momento dell’estinzione anticipata la vita residua del contratto è pari o inferiore ad un anno.

Ad esempio, un prestito decennale con un residuo debito di 25mila euro estinto quando mancano tre anni alla scadenza subirà una penale massima pari a 250 euro; lo stesso prestito chiuso nell’ultimo anno pagherebbe la metà, e quindi 125 euro.

In ogni caso, la penale per estinzione anticipata non è dovuta se l’importo rimborsato anticipatamente è pari o inferiore a 10mila euro o se comunque corrisponde all’intero debito residuo. Ti ricordiamo che, per effetto della legge Bersani, e dal 2007 in poi l’estinzione anticipata dei mutui accesi per l’acquisto o la ristrutturazione dell’abitazione principale non è soggetta ad alcuna penale.

Approfondimenti


note

[1] Art. 40, co. 1, D.Lgs. n. 385/1993 (Testo Unico Bancario).

[2] Dir. 2008/48/CE, attuata in Italia con D. Lgs. n. 141 del 13.08.2010.

[3] C. Cost. sent. n. 263 del 22.12.2022.

[4] Art. 125-sexies T.U.B., intr. dal D.L. n. 73/2021.

[5] Art. 11 octies, co. 2, D.L. n. 73/2021, conv. in L. n. 106 del 23.07.2021.

[6] Sent. CGUE C-383/18 del 11.09.2019 (caso Lexitor).

Autore immagine: depositphotos


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