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Quanti soldi si danno per il mantenimento?

13 Gennaio 2023 | Autore:
Quanti soldi si danno per il mantenimento?

Alimenti: quando bisogna mantenere moglie e figli e a quanto ammonta l’assegno mensile? 

Non è facile stabilire in anticipo quanti soldi si danno per il mantenimento dell’ex moglie e dei figli. E questo perché la legge non fissa regole matematiche con cui poter fare, in anticipo, calcoli precisi. Esistono tuttavia dei principi – fissati dalla giurisprudenza – che il giudice deve rispettare, tenendo tuttavia sempre conto della situazione concreta, delle esigenze e delle possibilità economiche delle parti. 

Ciò nonostante è possibile, con una certa approssimazione, prevedere un range tra un minimo e un massimo che il tribunale potrebbe fissare nel momento in cui – in assenza di accordo tra coniugi o genitori – è chiamato a decidere quanto spetta di mantenimento alla moglie e ai figli. 

Vediamo dunque quali sono queste regole e come fare ad orientarsi in questa giungla.

Quando va il mantenimento all’ex moglie?

La regola generale vuole che il mantenimento all’ex moglie scatti solo in presenza di due presupposti:

  • deve sussistere una disparità di reddito sostanziale tra i due coniugi;
  • tale disparità non deve essere frutto di un atteggiamento colpevole del coniuge più “povero”.

Questo significa che non è dovuto alcun mantenimento quando:

  • il reddito dei due coniugi è sostanzialmente uguale;
  • quando il coniuge richiedente è ancora giovane e in grado di lavorare per salute e formazione;
  • quando il matrimonio è durato poco, tanto da non determinare alcun sacrificio nella vita professionale del coniuge più “povero”.

Al contrario il mantenimento è dovuto:

  • quando un coniuge è inabile al lavoro;
  • oppure ha raggiunto un’età ragguardevole che costituisca un’ostacolo all’ottenimento di un posto;
  • oppure quando ha sacrificato la propria carriera per dedicarsi al ménage domestico e ai figli.

Quanti soldi vanno all’ex moglie per il mantenimento?

Una volta stabilito se l’ex moglie ha diritto al mantenimento, il giudice passa al secondo step: la sua quantificazione. 

Per quantificare il mantenimento il tribunale deve tenere conto di una serie di parametri:

  • la durata del matrimonio;
  • le esigenze del coniuge richiedente (spese da sostenere);
  • disponibilità economiche del coniuge richiedente (bisogna cioè valutare se questi abbia o meno delle proprie entrate);
  • le disponibilità economiche del coniuge obbligato;
  • eventuali spese fisse, come mutui, finanziamenti o altri debiti, che ricadono sul coniuge obbligato;
  • la disponibilità della casa familiare riconosciuta al coniuge richiedente con cui vanno a vivere i figli;
  • il contributo offerto dal coniuge più debole alla ricchezza dell’altro attraverso il proprio lavoro domestico.

Si tenga tuttavia conto di una regola fondamentale: l’assegno di divorzio non deve più mirare a garantire al coniuge più debole lo “stesso tenore di vita” che aveva durante il matrimonio. Ciò avveniva un tempo, prima del 2017 (quando una sentenza della Cassazione ha cambiato le carte in tavola). Quindi, se una volta tanto più alto era il reddito del coniuge più “ricco”, tanto più corposo era l’assegno di mantenimento, oggi le cose non stanno più così: l’assegno è diretto solo a garantire l’autosufficienza economica, un’indipendenza cioè dignitosa. Questo implica anche che non rileva l’enorme disparità di reddito tra i due coniugi se quello più povero può comunque farcela da solo. Si pensi a una insegnante che ha sposato un imprenditore particolarmente facoltoso: il reddito della prima, di per sé sufficiente all’autosufficienza, esclude la possibilità di chiedere anche l’assegno di divorzio.

A questa regola fa eccezione una solo caso: è l’ipotesi – già menzionata sopra – della donna che, in costanza del matrimonio e d’accordo con il marito, abbia sacrificato (in tutto o solo in parte) la propria carriera lavorativa per dedicarsi alla casa, alla famiglia e ai figli. Il suo sacrificio, che ha consentito all’ex di dedicarsi alla propria attività arricchendone il patrimonio, merita di essere ricompensato. Solo in questo caso, dunque, l’assegno di divorzio sarà “agganciato” proporzionalmente al reddito del marito.

La minuirà dell’assegno di mantenimento deve tenere conto quindi dei parametri che abbiamo elencato sopra. 

A quanto ammonta il mantenimento all’ex moglie?

Volendo fare un calcolo molto approssimativo, tenendo conto delle statistiche dei tribunali, il più delle volte l’assegno di mantenimento corrisponde a una misura che va da un quarto a un terzo del reddito dell’ex coniuge. Questo importo però può ulteriormente scendere se, oltre al mantenimento, il coniuge obbligato è tenuto a versare anche il mantenimento ai figli per come vedremo nel paragrafo successivo.

Quando va il mantenimento ai figli?

Il mantenimento ai figli spetta quando questi:

  • sono minorenni;
  • oppure stanno ancora studiando, purché lo facciano con profitto;
  • oppure hanno appena ultimato il percorso di studi e dimostrino di cercare un posto di lavoro (il tutto comunque entro limiti di tempo ragionevoli come due o tre anni);
  • oppure  sono gravemente disabili e pertanto non possono mantenersi da soli.

Il mantenimento ai figli non spetta quando:

  • sono maggiorenni e hanno terminato gli studi senza però preoccuparsi di cercare un lavoro;
  • conducono gli studi a rilento e senza profitto;
  • sono maggiorenni e, pur cercando un lavoro, hanno superato 34 anni.

Come viene calcolato il mantenimento ai figli?

Il mantenimento ai figli viene calcolato secondo regole diverse da quello dell’ex coniuge. I figli, infatti, a differenza dell’ex moglie, hanno diritto a ottenere un mantenimento proporzionato alle capacità economiche dei genitori, ossia devono mantenere lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora la famiglia era unita. Il che significa che tanto più sono benestanti i genitori, tanto più è alto l’assegno. Assegno che non deve mirare solo a garantire loro i beni di prima necessità (come vitto e alloggio) ma tutte le esigenze collegate a una sana e completa vita di relazione (come sport, viaggi, istruzione, abbigliamento, relazioni sociali, ecc.).

Naturalmente, il mantenimento deve sempre fare i conti con le possibilità economiche dei genitori e, in particolare, del padre che, di solito, è quello tenuto a versare l’assegno. 

A quanto ammonta il mantenimento ai figli

Anche in questo caso, volendo fare un calcolo approssimativo come abbiamo fatto per la moglie, si nota come la tendenza dei tribunali è quella di riconoscere, come assegno di mantenimento dei figli, una misura che va da un quarto a un terzo del reddito del genitore.

Il giudice valuterà chiaramente le possibilità economiche del genitore con cui i figli vanno a vivere, se questi cioè percepisce o meno un proprio reddito o se dispone di altri redditi (mobiliari o immobiliari). La legge infatti vuole che entrambi i genitori siano tenuti a mantenere i figli in proporzione alle rispettive capacità economiche. 



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