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Cosa succede se non si timbra l’uscita dal lavoro?

13 Gennaio 2023 | Autore:
Cosa succede se non si timbra l’uscita dal lavoro?

Mancata timbratura del badge in uscita: si rischia il licenziamento?

Una recente sentenza della Cassazione si occupa di rispondere a una frequente domanda: cosa succede se non si timbra l’uscita dal lavoro? Il problema della timbratura del badge – il cosiddetto “cartellino” o “foglio presenze” – ha dato più volte vita a procedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti. Al centro delle diatribe, sfociate spesso in tribunale, vi è il comportamento del lavoratore che, pur assente, si fa timbrare il cartellino dal collega pur di figurare in servizio. Secondo i giudici comportamenti di questo tipo possono essere puniti con la sanzione più grave: quella del licenziamento per giusta causa. E ciò vale sia per il “furbetto del cartellino” che per il suo complice che lo ha assistito nella truffa ai danni dell’azienda.

Non meno frequenti sono però gli episodi di chi si allontana dal lavoro, durante il servizio e, seppure per una breve pausa, non registra l’assenza timbrando il badge. A questi comportamenti vengono equiparati quelli di chi non timbra l’uscita dal lavoro: una condotta del genere è infatti altrettanto grave in quanto non consente di risalire all’orario di effettiva cessazione delle mansioni.

La Cassazione si è, di recente, espressa sul caso di un poliziotto della municipale che, dopo aver preso regolarmente servizio, si era successivamente allontanato dall’ufficio per qualche minuto per poi farvi ritorno: il tutto però senza documentare tale assenza. La pronuncia si è espressa sulla legittimità del licenziamento che era stato intimato dall’amministrazione nei confronti del proprio dipendente.

Ebbene, secondo i giudici, tra le ipotesi di assenza ingiustificata rientra anche l’allontanamento del lavoratore nel periodo intermedio tra le timbrature all’inizio e alla fine del turno. Si tratta infatti di un comportamento fraudolento diretto a fare emergere falsamente la presenza in ufficio.

Sacrosanto quindi il licenziamento del dipendente del Comune che timbra regolarmente il badge all’apertura e alla chiusura del turno di lavoro ma dimentica di registrare anche le estemporanee uscite dall’ufficio, non riuscendo, peraltro, a dimostrare di essersi dovuto allontanare per ragioni di servizio.

Si può anche configurare il reato di falsa attenzione della presenza o, nel caso di pubblico dipendente, quello di truffa aggravata [2] a carico di chi non timbra il badge all’uscita dal lavoro, per risultare falsamente in servizio quando invece si reca al bar o al tabacchino. 

Nel caso di specie, a finire nel mirino di un Comune è stato il vicecomandante della Polizia municipale. Il Comune lo aveva accusato di aver bluffato sulla effettiva presenza in servizio, omettendo di registrare con la timbratura del badge gli allontanamenti dagli uffici del Comando di Polizia municipale.

Il lavoratore si era difeso sostenendo che «le attività da svolgere all’esterno dell’ufficio del Comando di Polizia municipale non richiedevano una specifica timbratura in entrata ed in uscita ove svolte», come in questa vicenda, «durante l’orario di lavoro ordinario e straordinario, essendo sufficiente che il badge fosse timbrato all’inizio ed alla fine di detto orario, come, in effetti, era sempre avvenuto».

La Cassazione ha innanzitutto ribadito che «in tema di licenziamento disciplinare, rientra tra le ipotesi di assenza ingiustificata non solo il caso dell’alterazione del sistema di rilevamento delle presenze ma anche l’allontanamento del lavoratore nel periodo intermedio tra le timbrature di entrata e di uscita, trattandosi di un comportamento fraudolento diretto a fare emergere falsamente la presenza in ufficio».

Tra l’altro, la modesta entità dell’assenza o del danno all’azienda può rilevare esclusivamente ai fini della invocazione delle attenuanti: rileva il fatto oggettivo in sé e la perdita di fiducia da parte del datore di lavoro.

Per quanto concerne il caso oggetto del processo, il lavoratore aveva sostenuto che «la mancata timbratura del badge in uscita ed in entrata, dopo l’inizio e prima della cessazione dell’orario di lavoro, non può assumere rilievo ai fini disciplinari, in quanto detta timbratura non è prescritta nelle ipotesi di svolgimento di attività istituzionale all’esterno». Per i Giudici, però, tale osservazione è risultata priva di pregio, poiché «il presupposto del licenziamento disciplinare è» nel caso preso in esame «l’oggettiva mancanza della attestazione di uscita e di rientro del dipendente, mancanza volta a nascondere, in maniera fraudolenta, l’allontanamento indebito del lavoratore nel periodo intermedio tra le timbrature di entrata e di uscita».

Ebbene, «proprio tale mancata attestazione di uscita e di rientro in ufficio, una volta verificata, comporta che l’onere di provare la presenza in ufficio o la legittimità dell’allontanamento sia posto a carico del lavoratore». Ciò significa che «per evitare il licenziamento, quindi, sarebbe stato necessario che il lavoratore, non essendovi una documentazione scritta dell’attività istituzionale da lui svolta all’esterno dell’ufficio, deducesse e dimostrasse, in altro modo, di avere abbandonato il luogo di lavoro per ragioni di servizio». Ma su questo fronte nessuna prova è stata messa sul tavolo dal vicecomandante della Polizia municipale, il quale ora vede confermato, in via definitiva, il proprio licenziamento.


note

[1] Cass. civ., sez. lav., ord., 11 gennaio 2023, n. 569

[2] Cass. sent. n. 7005 del 13.02.2019.

Autore immagine: depositphotos


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