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Rimborso migliorie casa e separazione

15 Gennaio 2023 | Autore:
Rimborso migliorie casa e separazione

Lavori di ristrutturazione in casa: quando le spese vanno rimborsate dopo il divorzio. 

Ipotizziamo il caso di una coppia sposata o “di fatto” che viva da oltre vent’anni nella stessa casa. Nel corso del tempo, uno dei due coniugi/partner sostiene diverse spese per eseguire migliorie e ristrutturazioni all’interno dell’immobile di proprietà dell’altro. Avrebbe diritto alla restituzione di tali somme qualora la coppia decidesse di lasciarsi? In caso di separazione è dovuto il rimborso per le migliorie eseguite? La questione è stata decisa dalla Cassazione [1].

Somme spese per la casa: quando non è dovuta la restituzione 

Le spese che si sostengono per l’interesse dalla casa comune non vanno mai rimborsate se l’importo rientra nei normali limiti della solidarietà familiare. Difatti nelle coppie sposate così come in quelle di conviventi, i partner sono chiamati a contribuire, in proporzione alle rispettive capacità economiche, ai bisogni comuni. Da tale obbligo non discende alcun diritto alla restituzione delle somme spese. Lo dice l’articolo 143 del codice civile che fissa diritti e doveri dei coniugi, cui sono equiparate le coppie di conviventi.  

Ma quali sono i limiti della solidarietà familiare? La legge e la giurisprudenza chiaramente non lo dicono e lasciano, come sempre, che sia il giudice a decidere caso per caso, tenendo soprattutto conto delle possibilità delle parti, ossia dei loro redditi e del tenore di vita sostenuto. 

I bisogni della famiglia che i coniugi devono soddisfare in base all’articolo 143 cod. civ. vanno intesi comunque in senso più ampio rispetto al minimo essenziale: non è solo la spesa quotidiana per il cibo o le bollette. Vi rientra anche l’acquisto di una televisione, di un divano, di un condizionatore: anche queste sono normali elargizioni che si fanno per il bene comune, atteso peraltro che entrambe le parti poi ne beneficiano. Insomma, è difficile chiedere un rimborso per qualcosa che ha finito per produrre un’utilità per ciascun coniuge/partner.

La nozione di bisogni della famiglia non può essere limitata al minimo al di sotto del quale sarebbe in gioco la stessa comunione di vita e la sopravvivenza del nucleo ma ha un contenuto più esteso, specie nelle situazioni caratterizzate da disponibilità ampie e diffuse, che pure risultano riconducibili alla logica della solidarietà coniugale.

Somme per la casa: quando è dovuta la restituzione

Diverso è il discorso quando la spesa è considerevole. L’ipotesi tipica è quella del marito che ristrutturi da cima a fondo la casa della moglie pur non avendo alcuna quota di proprietà su di essa. È chiaro che se la ristrutturazione dovesse determinare un esborso di diverse decine – se non di centinaia – di migliaia di euro, l’importo non rientrerebbe più nella normale solidarietà familiare e andrebbe restituito, quantomeno in parte.

Quando non è più possibile chiedere il rimborso delle spese di ristrutturazione  

La Cassazione entra in un caso particolare e affronta l’ipotesi di una coppia che si separi dopo molto tempo, ad esempio dopo vent’anni. Ebbene, secondo i giudici, in tal caso, il coniuge che ha sostenuto le spese per le migliorie che ha apportato alla casa di proprietà dell’altro non ha più diritto al rimborso. Non può cioè pretendere di monetizzare tali costi perché l’immobile è stato a lungo residenza familiare. 

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note

[1] Cass. sent. n. 864/2023.


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