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Cos’è una disposizione di legge

16 Gennaio 2023 | Autore:
Cos’è una disposizione di legge

Differenza tra legge, articolo, comma, disposizione e norma. 

Spesso si usano indistintamente, quasi come fossero sinonimi, parole come legge, decreto legge o decreto legislativo, articolo, comma, norma, disposizione. Ognuno di questi termini però ha un diverso significato. Qui di seguito cercheremo di individuare, in modo sintetico e pratico, facendo ricorso a diversi esempi, quali sono le rispettive definizioni e ci soffermeremo soprattutto a spiegare cos’è una disposizione di legge. 

Partiremo dal comprendere cos’è una legge e perché, spesso, una stessa legge contiene numerose norme.

Cos’è una legge

Una legge – intesa in senso generale – è un atto emanato da un organo dotato del potere di emanare atti vincolanti per il popolo. 

Gli organi che possono emanare leggi sono, nel nostro sistema costituzionale:

  • il Parlamento;
  • il Governo;
  • le Regioni;
  • le Province autonome.  

Il Parlamento emana le cosiddette leggi formali ordinarie: sono le classiche leggi, approvate da entrambe le Camere, quella dei Deputati e quella dei Senatori. 

Il Governo non ha un autonomo potere legislativo: può emanare leggi solo con il “consenso” del Parlamento. Pertanto emana i Decreti Legislativi e i Decreti Legge. Il Decreto Legislativo viene adottato su delega del Parlamento, entro i limiti di materia e di tempo da questi dettati. Il Decreto Legge invece viene adottato direttamente dal Governo in situazioni di urgenza e necessità, ma poi deve essere approvato successivamente dal Parlamento entro 60 giorni (il Parlamento potrebbe anche apporvi delle modifiche). 

Leggi formali ordinarie, Decreti Legge e Decreti Legislativi vengono, generalmente, chiamati tutti “leggi”, anche se, come abbiamo appena visto, il nome tecnico e specifico è un altro. Il valore di tali atti è identico. Una volta infatti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale sono obbligatori per tutti i cittadini a cui essi si riferiscono. 

La caratteristica quindi della legge è quindi la “precettività”, ossia l’essere vincolante. Quasi sempre, alla violazione di una legge viene collegata una sanzione.

Qual è la struttura della legge: articoli e comma

Una stessa legge è di solito strutturata in diversi articoli. Ciascun articolo poi può avere più commi. Ogni comma può avere una o più norme o disposizioni. 

Gli articoli sono sempre evidenziati da un numero. Le leggi si dividono in articoli e a volte anche in capi (ossia gruppi di articoli divisi per area tematica) per rendere più fruibile e consultabile il testo, così come un libro si divide per capitoli e paragrafi.

I commi invece sono le sezioni dello stesso articolo. Ciascun comma si individua quando inizia un nuovo capoverso: in pratica, ogni volta che il testo dell’articolo ha un “punto e a capo” inizio un nuovo comma. 

A volte ogni comma viene individuato con un numero, proprio come gli articoli, ma non sempre è così.

Le norme o disposizioni sono invece il contenuto sostanziale dei vari articoli e commi: in pratica sono i vari precetti, i vincoli, i divieti, il riconoscimento di diritti, l’imposizione di procedure, ecc. Come avremo modo di vedere a breve, uno stesso comma può avere anche più di una disposizione.

Differenza tra articoli, commi e norme o disposizioni

Facciamo un esempio pratico per poter comprendere cos’è una disposizione di legge.

Il codice civile è stato adottato con un Regio Decreto del 1942, quando ancora non esisteva il Parlamento. Possiamo però dire che tutto il codice civile sia una legge, o meglio un atto avente la forza di legge.

Il codice civile contiene più articoli. Prendiamone uno a caso: l’articolo 844. Lo riportiamo qui di seguito.

«Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.

Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso».

Questo articolo è composto da due commi.  

Il primo comma chiarisce che non si possono vietare i rumori che il giudice ritiene essere tollerabili. Si tratta di una norma, ossia un vincolo, quello cioè di sopportare i rumori tollerabili. In realtà, questo comma contiene due norme, una chiara ed evidente – quella che abbiamo appena indicato – e un’altra implicita: ossia che ciascun condomino non può fare rumori che si possano ritenere intollerabili. 

Il primo comma contiene una terza e ultima norma: quella secondo cui, nel valutare se un rumore è tollerabile o meno, il giudice deve valutare il luogo ove il rumore viene prodotto: difatti, in aperta campagna un rumore è meno intollerabile rispetto a quello prodotto in un centro abitato con alta densità di popolazione. 

In buona sostanza, la legge è composta da più articoli; gli articoli possono contenere uno o più commi e, infine, ciascun comma può contenere uno o più “precetti”, ossia disposizioni di legge o – che dir si voglia – nome giuridiche. 

Possiamo dire che il concetto più piccolo è la “disposizione” o la “norma”: ossia un singolo ordine del legislatore. Più norme o disposizioni possono essere contenute nello stesso comma del medesimo articolo.

Si prenda un altro esempio: lo Statuto dei lavoratori è una legge adottata il 20 maggio 1970. Al suo interno sono presenti numerosi articoli. Ciascun articolo ha più commi. Ciascun comma ha spesso più norme o disposizioni, ossia contiene più ordini/vincoli/divieti. 

Analizziamo l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori che così dispone:

«1. Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione della sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. I provvedimenti di cui al terzo periodo sono definitivi.

2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.

3. Le informazioni raccolte ai sensi dei commi 1 e 2 sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196».

L’articolo è composto tra 3 commi. 

Il primo comma contiene diverse disposizioni. La prima ci dice che gli impianti di controllo a distanza dei lavoratori, come ad esempio le telecamere, «possono essere usate solo per esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro». Da questa norma ne deriva un’altra implicita: quella secondo cui gli impianti audiovisivi non possono essere utilizzati per controllare la regolare esecuzione della prestazione da parte dei dipendenti.

Sempre il primo comma dell’articolo 4 della legge sullo Statuto dei lavoratori contiene un’altra disposizione: quella che impone, per l’installazione delle telecamere, l’accordo preventivo con le rappresentanze sindacali. Senza di esse quindi – ulteriore disposizione, questa, che si ricava implicitamente – gli impianti di controllo sono da considerare illegittimi.

C’è un’altra disposizione sempre al primo comma: se in azienda non ci sono le rappresentanze sindacali con cui stringere l’accordo, gli impianti vanno previamente autorizzati dall’Ispettorato del Lavoro.

Cosa sono le disposizioni di legge?

A questo punto è facile rispondere alla domanda di partenza: le disposizioni di legge sono le singole norme, ossia i vari ordini o comandi contenuti nei vari articoli di legge. 



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