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Diritto e Fisco | Articoli

La tassa sul possesso: la grande ingiustizia

16 Gennaio 2023 | Autore:
La tassa sul possesso: la grande ingiustizia

Il nostro sistema tributario è improntato su malati meccanismi di ripetizione della tassazione sugli stessi redditi. 

La tassa sul possesso è una delle tasse più inique che esistano. Apparentemente è giustificata dal fatto che il possesso di un bene è indice di capacità contributiva ossia di ricchezza. Dunque, chi può permettersi un’auto o una casa è giusto che sia soggetto a una tassazione superiore rispetto a chi, invece, non può permettersi tali beni. In realtà non avviene così: chi paga la tassa sul possesso è, in realtà, già stato tassato a monte, quando ha conseguito quel maggior reddito che gli ha consentito l’acquisto del bene. 

Cerchiamo di spiegarci meglio e di comprendere quanto malato sia il nostro sistema tributario e quante volte tartassi il contribuente pur laddove questi sia già stato tartassato. Insomma, dietro le imposte sul possesso si nasconde una subdola ripetizione della tassazione. 

Come noto a tutti, nel momento in cui un contribuente percepisce un reddito, questo gli viene immediatamente tassato. Così, ad esempio, un lavoratore dipendente subisce la trattenuta alla fonte sullo stipendio che gli eroga il datore di lavoro; il lavoratore autonomo e l’imprenditore sono tenuti a dichiarare annualmente i redditi conseguiti e, in seguito a ciò, versare all’erario le imposte. 

Insomma, il reddito viene tassato per il solo fatto di essere stato prodotto (peraltro, il fisco esige le imposte, con l’Iva, anche quando il reddito non viene percepito: si pensi al caso di clienti inadempienti).

A questo punto, il reddito serve per essere utilizzato. A meno che non si ami fare come Paperon de Paperoni che nuotava nei propri dollari, è possibile optare per una serie di impieghi alternativi. 

Si può, ad esempio, decidere di risparmiare il proprio denaro e lasciarlo in banca. In tal caso, per il semplice fatto di avere un conto corrente, si viene tassati con l’imposta di bollo sui conti. Se invece si preferisce acquistare titoli di Stato, obbligazioni o altre forme di investimento si viene ulteriormente tassati per tali acquisti, con aliquote variabili dal 12,50% al 26%. Ed anche in questo caso, il denaro che era stato tassato subisce un’ulteriore tassazione per il semplice fatto di essere stato movimentato. 

Chi invece decide di spendere i soldi non viene trattato meglio. Qualsiasi acquisto faccia deve versare l’Iva, che è un’ulteriore imposta che grava alla fine sul consumatore finale (visto che la restante parte della filiera produttiva e distributiva può “recuperarla”). Se si decide di acquistare un immobile da un privato, al posto dell’Iva c’è l’imposta di registro, ma la sostanza non cambia: c’è sempre un’ulteriore tassazione su un reddito che aveva già subito il prelievo da parte dello Stato. 

Infine, subdola, scatta l’imposta sul possesso: per il solo fatto di essere proprietari di quel bene siete tassati ogni anno. Si pensi all’Imu sulla casa, al bollo per l’auto, al canone Rai per la televisione.

Facciamo l’esempio del sig. Mario Rossi il quale percepisca mensilmente lo stipendio dal proprio datore di lavoro. L’unico modo con cui Mario Rossi può sfuggire a ulteriori tassazioni è lasciare il denaro a casa, sotto il materasso. Ma, al di là del rischio dei furti, c’è anche quello che, se un giorno volesse depositare i soldi sul conto corrente, desterebbe l’attenzione del fisco che pretenderebbe di sapere da dove proviene tale denaro. In tal caso, in difetto di prova scritta contraria (cosa che sarebbe impossibile da fornire), il sig. Rossi verrebbe non solo tassato ulteriormente ma anche sanzionato per aver sottratto all’erario un reddito di cui non riesce a fornire la prova della provenienza. 

Il sig. Rossi decide di acquistare allora una macchina. E qui subisce una seconda tassazione pari all’Iva sul prodotto. Rossi è sicuro di aver definitivamente chiuso la propria partita con il fisco, ma non è così. Ogni anno, per il solo fatto di avere quell’auto, deve versare il bollo. E lo stesso succede, come si diceva sopra, con l’Imu sulla casa.

Insomma come è facile comprendere, il nostro sistema tributario – e in particolare la tassa sul possesso – non sono per niente equi ma nascondono una ripetizione della tassazione per il solo fatto che fate girare l’economia: una colpa per uno Stato che vede la ricchezza come un peccato mortale e non come un merito per il lavoro svolto. 



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