Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Cosa succede se non si paga una cartella esattoriale

16 Gennaio 2023 | Autore:
Cosa succede se non si paga una cartella esattoriale

Conseguenze per il contribuente moroso: pignoramento, fermo e ipoteca. 

Quando si riceve una cartella esattoriale non significa che si è sul punto di subire un pignoramento dello stipendio o l’esproprio della casa. La cartella esattoriale è sì un importante avviso da non prendere sottogamba ma, il più delle volte, tra la sua notifica e l’avvio delle azioni esecutive passano numerosi mesi se non addirittura anni. E, in quest’arco di tempo, possono verificarsi alcuni eventi che potrebbero sancire la decadenza del debito come sanatorie e prescrizioni. Vediamo allora cosa succede se non si paga una cartella esattoriale: a quali conseguenze va incontro il contribuente nel caso in cui decida di non fare ricorso e, nello stesso tempo, di non adempiere alla richiesta dell’esattore. Ma procediamo con ordine. 

Cos’è una cartella esattoriale

La cartella esattoriale non è un banale sollecito di pagamento come potrebbe essere una diffida o una messa in mora inviata da un avvocato. La cartella è ciò che tecnicamente si definisce titolo esecutivo, ossia un documento ufficiale che – al pari di una sentenza del giudice, di una cambiale o un assegno protestati – sancisce l’esistenza di un debito e il correlato diritto del creditore di agire in via esecutiva per recuperare le somme dovutegli.

In buona sostanza, una volta notificata la cartella, l’Esattore non deve far causa al contribuente per poter pignorargli i beni: può già farlo a prescindere dall’intervento del giudice, per il semplice fatto di aver emesso la cartella esattoriale. La cartella funge quindi da sentenza di condanna.

Come opporsi alla cartella esattoriale

Il fatto che la cartella sia un titolo esecutivo, peraltro emesso senza il contraddittorio del debitore, non toglie che quest’ultimo potrebbe comunque opporvisi. La cartella infatti potrebbe essere viziata o errata: e difatti, in presenza di cause di invalidità, il contribuente può sempre proporre impugnazione. L’opposizione va presentata:

  • entro 30 giorni se la cartella si riferisce al mancato pagamento di multe stradali; in tal caso il ricorso si propone al giudice di pace;
  • entro 60 giorni se la cartella si riferisce al mancato pagamento di imposte e tributi; in tal caso il ricorso si propone alla Corte di giustizia tributaria di primo grado (l’ex Commissione Tributaria);
  • entro 40 giorni se la cartella si riferisce al mancato pagamento di contributi previdenziali dovuti all’Inps o assistenziali dovuti all’Inail: in tal caso il ricorso si propone al tribunale ordinario, sezione lavoro e previdenza. 

Cosa succede dopo la notifica della cartella esattoriale?

La cartella non è solo un «titolo esecutivo”: è anche un atto di precetto. L’atto di precetto, nel procedimento ordinario di esecuzione forzata, è l’ultimo avviso a pagare prima del pignoramento. Se quindi, nel caso di un normale processo, il creditore che notifichi alla parte soccombente la sentenza, deve poi inviargli anche l’atto di precetto, quando il credito si fonda su una cartella esattoriale ciò non è necessario. Detto con parole ancora più semplici, dopo la cartella esattoriale non riceverai alcun ulteriore preavviso prima di subire le azioni di recupero del credito da parte dell’esattore.

Le azioni cautelari dell’Esattore 

A questo punto è arrivato il momento di comprendere cosa succede se non paghi la cartella esattoriale. Ad agire nei tuoi confronti non sarà l’ente titolare del credito (ad esempio l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, il Comune, la Regione, ecc.), ma l’Agente per la Riscossione esattoriale, colui cioè che ti ha notificato la cartella e che ha avuto, dall’amministrazione, la delega a riscuotere le somme in questione. Si tratta, per quanto riguarda i crediti erariali, di Agenzia Entrate Riscossione e, per i crediti degli enti locali, di società private con cui questi hanno stipulato apposita convenzione.

Partiamo subito col dire che non si va in carcere se non si possono pagare i debiti e, come per essi, anche le cartelle esattoriali. La responsabilità è quindi solo di carattere civile. Quali sono dunque le azioni che può svolgere l’Esattore nei confronti dei morosi? Ci sono due possibili conseguenze.

Ci sono innanzitutto le azioni cautelari: sono strumenti rivolti ad evitare che il debitore distragga o distrugga il proprio patrimonio rendendo poi impossibile il pignoramento dei suoi beni. A tal fine l’esattore può disporre: 

  • il fermo amministrativo dell’auto: tale misura impedisce al debitore di utilizzare il veicolo, pena una sanzione economica di carattere amministrativo compresa tra i 1.988 e i 7.593 euro cui si potrebbe aggiungere (anche se non avviene spesso) la confisca del mezzo. Il fermo amministrativo è rivolto ad evitare il deprezzamento dell’auto conseguente al suo uso, in vista di un possibile pignoramento e vendita all’asta. In realtà al fermo non segue quasi mai il pignoramento (che è una procedura aleatoria, costosa e non consente sempre di recuperare il credito fatto valere). Sicché, il più delle volte, il fermo resta finché il debito non viene pagato;
  • l’ipoteca su uno o più immobili del contribuente. L’ipoteca è ammessa solo se il debito supera 20.000 euro. Se si eccede tale soglia, per evitare l’ipoteca si può pagare la differenza sino a riportare il debito al di sotto di tale tetto (ad esempio, chi ha un debito di 25mila euro può corrisponderne 5.100 per evitare l’ipoteca). È ammessa l’ipoteca anche sulla prima e unica casa del contribuente. L’ipoteca permane per 20 anni, salvo rinnovo. L’ipoteca non costituisce un pignoramento: essa serve solo a consentire il pignoramento del bene anche se questo dovesse essere venduto o donato a terzi. Pertanto, chi acquista un immobile ipotecato, “eredita” anche l’ipoteca.

Le azioni esecutive dell’Esattore   

La seconda conseguenza cui si va incontro in caso di mancato pagamento di una cartella esattoriale è il pignoramento dei beni. È l’esattore a scegliere quali beni del debitore pignorare. 

Si può procedere con il pignoramento del conto corrente in banca. Se però su questo viene accreditato lo stipendio da lavoro dipendente o la pensione, il pignoramento può avvenire solo entro determinati limiti:

  • per quanto già depositato alla data del pignoramento: si può pignorare solo l’importo che eccede il triplo dell’importo dell’assegno sociale. Leggi sul punto Limiti pignoramento 2023;
  • per le successive mensilità è possibile un pignoramento di un decimo se l’importo della pensione o dello stipendio non supera 2.500 euro; di un settimo se l’importo non supera 5.000 euro; di un quinto se l’importo supera 5.000 euro. 

L’esattore poi può pignorare lo stipendio. Anche qui vale il limite di un decimo se l’importo dello stipendio non supera 2.500 euro; di un settimo se l’importo non supera 5.000 euro; di un quinto se l’importo supera 5.000 euro.

L’esattore può pignorare la pensione detratto prima il minimo vitale pari al doppio l’assegno sociale. Per la residua parte valgono gli stessi limiti visti per lo stipendio: un decimo se l’importo dello stipendio non supera 2.500 euro; di un settimo se l’importo non supera 5.000 euro; di un quinto se l’importo supera 5.000 euro.

L’esattore può poi pignorare uno o più immobili del debitore, mettendoli all’asta, ma solo a patto che:

  • il debito complessivo sia superiore a 120mila euro. Anche in questo caso, come per l’ipoteca, se si eccede tale soglia, per evitare il pignoramento, si può pagare la differenza sino a riportare il debito al di sotto di tale tetto (ad esempio, chi ha un debito di 125mila euro può corrisponderne 5.100 per evitare l’esecuzione forzata);
  • il valore di tutti i beni immobili del debitore, sommati tra loro, non superi 120mila euro.

L’esattore non può pignorare la casa se è l’unico immobile di proprietà del contribuente, adibito a civile abitazione, non di lusso (ossia non accatastato A/1, A/8 o A/9) e sempre che questi vi abbia fissato la residenza. Vi può però iscrivere ipoteca, a patto che il debito sia superiore a 20.000 euro.



Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube