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Che si rischia a fare un compito con ChatGPT?

18 Gennaio 2023 | Autore:
Che si rischia a fare un compito con ChatGPT?

Ecco come i prof si accorgono che gli alunni hanno copiato dall’intelligenza artificiale o si sono fatti aiutare troppo: basta un semplice test.

È la moda del momento, ma potrebbe trattarsi di una svolta epocale: fatto sta che gli studenti italiani di tutte le età, dai bambini delle elementari e delle medie agli alunni delle superiori, hanno scoperto ChatGPT, il nuovo sistema di intelligenza artificiale che permette di dialogare in linguaggio perfettamente naturale con un «essere» non umano. Il nuovo chatbot è molto più di un “risponditore”: raccoglie enormi quantità di informazioni su tutti gli argomenti e, soprattutto, sembra in grado di interpretarle bene e coglierne il significato, dando risposte complete ed esaurienti, e soprattutto presentandole in un linguaggio quasi umano, che risulta difficilmente distinguibile da quello di una persona vera.

È una rivoluzione paragonabile a quella che avvenne negli anni ’90 con Internet, soprattutto grazie ai motori di ricerca – Google in testa – che hanno reso disponibili tutte le informazioni presenti nel web con una semplice domanda. Ma stavolta il meccanismo è più potente ed anche più facile da utilizzare: non c’è bisogno di selezionare l’elenco delle risposte, aprire i link uno per uno e leggere gli articoli per poi sceglierne qualcuno o fare una sintesi dei migliori, perché Chat GPT fornisce già la risposta pronta all’uso: vale a dire, è in grado di svolgere automaticamente il compito (tema, tesina, problema, riassunto) da presentare ai professori. E questo vale per qualsiasi materia di insegnamento. Ma è chiaro che, così facendo, il prodotto non è autentico, pur sembrando in apparenza tale (ed è proprio questo l’aspetto più “pericoloso”). E allora che si rischia a fare un compito con ChatGPT? 

Come ChatGPT aiuta gli studenti a fare i compiti

Provare per credere: su ChatGPT è possibile fare ricerche sui più importanti personaggi storici, come Dante, Cristoforo Colombo, Garibaldi, ma anche sui più importanti eventi, ad esempio la seconda guerra mondiale, o su qualsiasi tema o filone, dalla letteratura all’attualità. ChatGPT dialoga con l’utente e permette di rivolgergli sia domande generiche sia quesiti specifici, mirati, esplorativi o di approfondimento. Questa grande versatilità, insieme all’ottima capacità di interazione lo rende candidato al ruolo di “prof virtuale”, ma in realtà non è così; intanto molti studenti lo sfruttano per ottenere risposte immediate e senza sforzo.

Inoltre ChatGPT è in grado di fare calcoli, risolvere equazioni e qualsiasi tipo di problemi matematici, scientifici e di programmazione informatica. Ad esempio, alcuni sviluppatori di software professionisti (quindi non più studenti) si fanno aiutare da ChatGPT per scrivere righe di codice, o per controllare e testare la validità delle istruzioni algoritmiche che hanno elaborato. E lo stesso metodo viene utilizzato dagli scrittori e dai giornalisti, soprattutto nel copywriting: alcune pubblicità vengono sviluppate con ChatGPT, che si sta rivelando un ottimo strumento di marketing.

Compiti fatti da ChatGPT: quali rischi?

È chiaro che non c’è merito in uno studente che copia, o si fa aiutare “troppo” nello svolgimento di elaborati che dovrebbero essere farina del suo sacco anziché prelevati da fonte esterne: il fenomeno non è certo nuovo, ed esisteva ben prima di ChatGPT ed anche prima degli smartphone e dell’informatica, ma oggi le potenzialità si sono amplificate e sono arrivate alla portata di tutti i bambini e ragazzi che possiedono un dispositivo connesso ad Internet. Ricordiamo che ChatGPT è stato rilasciato in versione beta ed è attualmente gratuito (basta registrarsi al sito), quindi chiunque può usarlo, ma in futuro, con la release definitiva, potrebbe diventare a pagamento.

Senza arrivare ai casi patologici, come le copiature che avvengono agli esami di maturità o ai pubblici concorsi, o al plagio delle tesi di laurea (sono ipotesi che costituiscono reato e comportano l’annullamento della prova o del titolo conseguito) e rimanendo concentrati nell’ambito del normale ciclo scolastico, dalle elementari all’Università, bisogna dire che farsi fare interamente i compiti da ChatGPT o da un qualsiasi altro sistema di intelligenza artificiale non è immune da rischi, così come non lo è copiare da libri, riassuntini o fonti prese da Internet: esiste una miriade di testi e di siti destinati agli studenti, senza contare le fonti classiche e generali, come Wikipedia.

In ogni caso, per i testi prelevati da ChatGPT e copiati in blocco in un compito o prova scolastica è difficile dimostrare il plagio, perché la fonte di partenza non è cristallizzata come quella di un libro o di una pagina Internet: qui invece il contenuto viene rielaborato dall’intelligenza artificiale in modi sempre diversi (così, se due studenti propongono contemporaneamente la stessa domanda, otterranno risposte leggermente diverse, non identiche), e le reti neurali che “nutrono” il sistema si evolvono continuamente in modo da generare risposte sempre nuove, almeno a livello espressivo. Ma il modo per scoprire il trucco c’è, e lo vedremo adesso.

Compiti con ChatGPT: come reagisce la scuola?

Di fronte alla diffusione del fenomeno, gli insegnanti stanno cercando di correre ai ripari: alcune scuole vietano l’uso di ChatGPT anche come semplice ausilio per gli studenti, ma ovviamente è impossibile controllarli quando sono a casa; altri docenti operano in modo più sottile e, quando gli viene presentato un compito “sospetto”, cercano le tracce dell’intelligenza artificiale che lo ha elaborato. E questo non è difficile: ChatGPT è in grado di rispondere, con una percentuale di sicurezza di oltre il 99%, al quesito se un compito è stato scritto, composto o elaborato da un sistema di intelligenza artificiale anziché da una mente umana.

Inoltre, i professori più esperti sono perfettamente in grado di capire se un determinato contenuto è stato prodotto da una macchina o da uno studente in carne ossa, perché sanno andare ben al di là dell’apparente coerenza logica di frasi che sembrano pronunciate e scritte da una mente umana, ma che in realtà contengono errori o non rivelano nulla di nuovo, specialmente quando lo stile dell’elaborato è disinvolto e fluido, mentre l’alunno in questione è noto per esprimersi a stenti e ha problemi di linguaggio.

ChatGPT: quali limiti ha?

Una curiosità: a dispetto degli apparenti punti di forza, gli esperti di matematica riferiscono che ChatGPT è in difficoltà, anche quando deve risolvere semplici problemi di algebra elementare, quella che si studia alle scuole medie. Un po’ strano per un’intelligenza artificiale programmata per dialogare con gli utenti in modo (quasi) umano. Noi, non essendo esperti di quel ramo, non siamo in grado di esprimerci sul punto, ma nel nostro ambito di competenze possiamo affermare con sicurezza che ad oggi ChatGPT non fornisce risposte esatte su quesiti giuridici anche di scarsa complessità, quindi facili da risolvere consultando le fonti presenti su Internet, come ti abbiamo spiegato nel nostro articolo “Ecco perché Google è più affidabile di ChatGPT“. Insomma, gli studenti per primi farebbero bene a diffidare della qualità di questa “pappa pronta”.

I limiti attuali di ChatGPT sono evidenti, e non si sa se potranno essere colmati in futuro: certo non può ancora sostituire gli insegnanti, ma se correttamente utilizzata può fornire un utile supporto agli studenti che sanno formulare le giuste domande. E questo serve non tanto per risolvere in fretta il fastidio del compito, quanto per porsi ulteriori interrogativi e così sviluppare meglio l’argomento trattato. In questo ChatGPT è un buon suggeritore e può dare il suo contributo a chi sa interpretarlo, magari sottolineando aspetti, collegamenti e approfondimenti ai quali non si era pensato. Un po’ come avveniva in passato con le tradizionali enciclopedie e i sunti dei Bignami, e poi di recente attraverso Internet, che ha moltiplicato le possibilità rendendo più facile l’accesso alla mole di informazioni presenti in rete. Adesso ChatGPT cerca di elaborarle (la sua fonte sono proprio gli enormi archivi digitali) ma ancora non ci riesce bene, e molti contenuti sono inesatti, incompleti o fuorvianti.

Come capire se un compito è stato scritto con ChatGPT

ChatGPT non è un’arma unidirezionale, come una pistola, perché può essere utilizzata da tutti: vale a dire dagli alunni “contro” i prof, ma anche dagli insegnanti verso i loro allievi. Abbiamo fatto questo esperimento per cercare di mettere l’intelligenza artificiale al servizio di un docente che vuole capire se un suo alunno ha fatto i compiti con l’intelligenza artificiale e non da sé. Così abbiamo posto a ChatGPT questa domanda: «Sono un insegnante, come faccio a sapere che il mio alunno ha scritto il suo compito con l’intelligenza artificiale?». Ecco qual è stata la risposta, arrivata nel giro di pochi secondi, e che rivela molto su come “ragiona” ChatGPT:

«Ci sono diversi modi per determinare se un compito è stato scritto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Uno dei modi più comuni è confrontare il compito con altri lavori scritti dallo stesso studente o con lavori scritti da studenti dello stesso livello. Se il compito presenta un livello di scrittura significativamente superiore rispetto agli altri lavori, potrebbe essere stato scritto con l’aiuto dell’IA. Inoltre, si può utilizzare strumenti di rilevamento del plagio per verificare se il compito contiene passaggi copiati da fonti esterne. In generale, è importante considerare non solo la qualità della scrittura, ma anche la coerenza del contenuto e la comprensione dell’argomento. Un alunno che utilizza l’IA potrebbe avere difficoltà a comprendere e rispondere alle domande sui contenuti del compito. Per essere sicuro, si può sempre chiedere allo studente di spiegare il proprio lavoro o di sostenere un colloquio orale».

ChatGPT: quando nuoce agli studenti

A ben vedere, non c’è nulla di nuovo sotto il sole: sono tutte cose che ogni docente esperto già sa, e questo comprova che finora l’intelligenza artificiale è un sistema riproduttivo (e riassuntivo) di una conoscenza che, per quanto ampia, è già esistente, non un creatore originale di nuovi contenuti, come invece è la mente umana. Ma tornando all’aspetto da cui siamo partiti, è importante notare, che, in definitiva, lo studente che usa ChatGPT in modo improprio, per farsi fare i compiti al posto suo, rischia seriamente di essere “sgamato” dal professore, e potrebbe essere sottoposto a interrogazioni e verifiche. In ogni caso, non avrebbe appreso nulla di concreto, ed è questo l’inconveniente più grave: le lacune nella sua preparazione prima o poi emergeranno, e si riveleranno non solo a scuola, ma anche nei momenti più inaspettati della vita.

Volendo fare un paragone: è meglio camminare da sé, con le proprie gambe, anziché con le stampelle di aiuti esterni, fermo restando che un buon paio di scarpe da trekking può servire a migliorare la marcia e a fare più strada. Così ChatGPT può costituire un valido complemento della preparazione di ogni studente, ma non sostituirla con facili espedienti, che paralizzerebbero il pensiero e nuocerebbero all’apprendimento. L’intelligenza artificiale deve porsi a servizio dell’uomo e non certo assorbire e atrofizzare le straordinarie capacità della mente umana.



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