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Rimborso spese straordinarie figli: quali regole

20 Gennaio 2023 | Autore:
Rimborso spese straordinarie figli: quali regole

A chi fanno carico e come si ripartiscono fra i genitori separati o divorziati le spese non preventivabili sostenute da un genitore senza concordarle con l’altro.

Le coppie di genitori separati o divorziati hanno spesso problemi di comunicazione reciproca e contrasti perduranti, che riguardano soprattutto le decisioni più importanti da assumere nell’interesse dei figli. Così, per evitare litigi o contatti sgradevoli, molte decisioni sulle spese straordinarie da affrontare, che non sono preventivabili e arrivano in maniera imprevista, vengono prese unilateralmente da uno solo dei genitori, il cosiddetto “collocatario”, che solitamente è la madre con cui i bambini e i ragazzi sono rimasti a vivere. E tutto ciò avviene a completa insaputa dell’altro genitore, almeno fino a quando colui che ha sostenuto in proprio quelle spese – che talvolta sono di considerevole entità – gli presenta il conto e gli chiede il rimborso della quota di sua spettanza.

Allora è necessario sapere quali sono le regole per il rimborso delle spese straordinarie dei figli. Prima di tutto, però, bisogna capire chi tra i due genitori è tenuto a contribuire a queste spese, e in che percentuale, e cosa succede se l’altro non partecipa alla sua quota parte dell’esborso da sostenere, oppure non era stato interpellato in anticipo e perciò non vuole contribuire affatto.

Spese straordinarie figli: quali sono?

Le spese straordinarie per il mantenimento dei figli sono quelle non preventivabili a priori, per vari motivi: può trattarsi di esborsi improvvisi, come quelli richiesti per fronteggiare cure mediche e interventi chirurgici, o difficilmente quantificabili prima della loro effettiva insorgenza. La Cassazione ha definito le spese straordinarie come quelle che «per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli» [1].

Applicando questo criterio, possiamo definire lo spartiacque tra le spese ordinarie, che sono relative alle normali esigenze di vita dei figli, e le spese straordinarie, che hanno un carattere di eccezionalità e imprevedibilità: ad esempio, il dentista, l’acquisto degli occhiali, di computer, smartphone, ciclomotori ed anche autovetture per i figli maggiorenni ma ancora non economicamente indipendenti.

Spese straordinarie figli: come si ripartiscono?

Entrambi i genitori hanno il dovere di mantenere, istruire ed educare i propri figli, anche se nati fuori dal matrimonio, quindi la problematica che stiamo esaminando riguarda anche le coppie di genitori non sposati fra loro. Per le coppie unite in matrimonio e che decidono di separarsi, e poi eventualmente anche di divorziare, l’art. 337 ter del Codice civile stabilisce che, in mancanza di accordo consensuale, sarà il giudice a determinare «la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli».

La norma stabilisce un criterio di proporzionalità nella ripartizione tra i due genitori delle spese straordinarie (ed anche di tutte le spese ordinarie) necessarie per le esigenze dei figli, e precisamente dispone che: «Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito». Da qui si stabilisce l’entità dell’assegno di mantenimento dei figli, e la cifra si basa sui seguenti parametri:

  • le attuali esigenze di vita e di crescita dei figli (tendenzialmente, quelli più grandicelli hanno maggiori esigenze e dunque “costano” di più);
  • il tenore di vita di cui godevano i figli quando i loro genitori erano uniti;
  • i tempi di permanenza stabiliti presso il genitore collocatario (quello con cui i minori vanno ad abitare e che dunque provvede alle esigenze ordinarie) e l’altro;
  • le risorse economiche di entrambi i genitori, in base ai loro rispettivi redditi e disponibilità patrimoniali;
  • i compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore, ai quali viene assegnata una «valenza economica».

Nonostante questi criteri, le spese straordinarie per i figli sfuggono dall’importo periodico dell’assegno di mantenimento, che viene quantificato solo in base alle spese ordinarie e ragionevolmente prevedibili; però gli accordi di separazione e di divorzio o i provvedimenti del tribunale di solito stabiliscono per questi ulteriori esborsi, non prevedibili a priori, una tendenziale partecipazione paritaria di entrambi i genitori, che così saranno chiamati a contribuire nella misura del 50% ciascuno, oppure in misura diversa in base alle loro rispettive capacità economiche (ad esempio, uno al 70% e l’altro al 30%), fino ai casi particolari in cui vengono addossate interamente a carico del genitore più abbiente. Per ulteriori dettagli leggi “Mantenimento figli: come si dividono le spese straordinarie?“.

Rimborso spese straordinarie figli: come funziona?

Anche dopo la separazione dei coniugi o il loro divorzio, la legge [2] impone che «le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo, tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli». Solo in caso di disaccordo tra i genitori la decisione è rimessa al giudice.

Quindi la regola basilare vuole che i genitori, ancorché separati o divorziati, concordino fra loro tutte le decisioni relative alle spese straordinarie da sostenere nell’interesse dei figli. In altre parole, le spese straordinarie vanno concordate prima, in qualsiasi maniera utile, anche con una telefonata. Ma se ciò non avviene – anche non per cattiva volontà: ad esempio, una visita medica urgente del bambino, che visti i tempi ristretti non consente di contattare l’ex coniuge – e un genitore ha sostenuto le spese straordinarie, ha diritto al rimborso dall’altro genitore, per la quota di sua spettanza, in tutti i casi in cui dimostra che esse erano necessarie.

La giurisprudenza interpreta questo principio in senso rigoroso: ad esempio una recente pronuncia della Corte di Cassazione [2] ha ritenuto non rimborsabili le spese straordinarie che una madre aveva sostenuto per i figli senza aver interpellato il suo ex marito e padre dei bambini, così violando «l’obbligo di concertazione preventiva» che il tribunale aveva stabilito, con provvedimento «mai impugnato e pacificamente vincolante tra le parti». In definitiva, per recuperare le spese straordinarie per i figli bisogna dimostrare – specialmente in caso di dissenso al loro sostenimento da parte dell’altro genitore – la loro effettiva necessità, essere in grado di documentarle nel loro ammontare (con fatture, ricevute o pagamenti con carte e bonifici) e provare di aver interpellato preventivamente l’ex coniuge, salvi i casi di assoluta urgenza.

Approfondimenti


note

[1] Cass. ord. n. 40281/2021.

[2] Art. 337 ter Cod. civ.

[3] Cass. ord. n. 793 del 12.01.2023.


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1 Commento

  1. Articolo chiaro ed esaustivo che riguarda la tutela dei minori nei casi di separazione dei genitori. Avvengono dei casi, nella realtà, che fanno riflettere sull’effettiva tutela della salute del minore e su chi ricadono tali responsabilità. Ad esempio per cure dentarie del minore, pagate da un genitore al quale lo stesso affidato, e la richiesta del 50% all’altro genitore. Quest’ultimo ha dimostrato l’impossibilità al pagamento, causa modesto reddito, per cui è partita la rivalsa sui suoi genitori (nonni del minore), benestanti come prevede la legge. E’ iniziata una azione giudiziaria con la richiesta di pignoramento di parte dei loro beni. Per ben 2 volte l’ufficiale giudiziario non ha trovato nennuno nell’abitazione dei nonni e quindi l’azione legale è così terminata con nulla di fatto. Ovviamente tutte le spese per le cure dentyarie del minore sono state sostenuite dalla mamma.

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