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Violenza sessuale: pena ridotta dopo le scuse?

19 Gennaio 2023 | Autore:
Violenza sessuale: pena ridotta dopo le scuse?

In quali casi scatta il reato di molestie? In cosa consistono gli atti sessuali? Quando sono previsti la minor gravità e lo sconto di pena?

Il reato di violenza sessuale punisce ogni condotta in grado di compromettere la libertà sessuale della vittima. Ciò significa che commette reato non solo colui che consuma un rapporto completo con un soggetto non consenziente ma anche chi pone in essere atti (strusciamenti, toccamenti, ecc.) che invadono la sfera più intima di una persona: è il caso del bacio non corrisposto, del palpeggiamento, ecc.

La violenza sessuale, pur essendo reato, non è punita sempre allo stesso modo: la legge infatti prevede pene minori “nei casi di minore gravità”. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha dovuto rispondere al seguente quesito: in caso di violenza sessuale la pena va ridotta dopo le scuse? In altri termini, l’imputato per molestie merita un trattamento sanzionatorio più lieve se mostra un sincero pentimento per ciò che ha fatto? Vediamo qual è stata la risposta.

Quando c’è violenza sessuale?

Come anticipato, per la legge c’è violenza sessuale ogni volta che si compie un atto che viola la libertà sessuale della persona, libertà consistente nel diritto di scegliere se e quando consentire a qualcuno di entrare nella propria intimità.

Più nello specifico, c’è violenza sessuale ogni volta che, tramite una condotta violenta o minacciosa, si costringe una persona a subire o a compiere “atti sessuali”, per tali dovendosi intendere quelli che coinvolgono le zone erogene del corpo, come ad esempio le labbra, il sedere, il seno, i genitali, le cosce, ecc. La pena prevista è la reclusione da sei a dodici anni [1].

Come detto, quindi, non occorre consumare un rapporto completo perché scatti il delitto: qualsiasi atto sessuale è idoneo a integrare l’illecito, come ad esempio un bacio rubato o la classica “mano morta”.

Perché ci sia violenza sessuale non occorre nemmeno che si usi la forza bruta per costringere la vittima: per integrare il delitto è infatti sufficiente anche la semplice minaccia, cioè la prospettazione di compiere un male ingiusto, oppure l’abuso della propria autorità.

Si pensi al datore di lavoro che minaccia la dipendente di un ingiusto licenziamento se non andrà a letto con lui.

Sussiste ugualmente reato quando ci si approfitta di una persona che si trova in una condizione di inferiorità psichica o fisica. Si pensi al rapporto sessuale consumato con una persona affetta da una grave patologia mentale, oppure che si trovi in uno stato di ubriachezza tale da renderla incapace di intendere e di volere.

Nemmeno è necessaria la vicinanza tra il colpevole e la vittima, essendo stata riconosciuta la violenza sessuale anche “a distanza”: è il caso dell’uomo che costringa la donna a spogliarsi tramite webcam.

Violenza sessuale: quando la pena è diminuita?

Come anticipato, la legge stabilisce che, nei casi di minore gravità, la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi. In quali casi la violenza sessuale, pur essendo reato, non è grave o lo è in misura inferiore?

Secondo la Corte di Cassazione [2], la minor gravità del fatto va valutata in maniera globale, con riferimento sia al tipo di condotta posta in essere che al grado di compromissione del bene tutelato. L’attenuante va quindi concessa in caso di minima invasione della sfera sessuale del soggetto passivo [3].

Ad esempio, la minor gravità può essere riconosciuta nel caso di bacio sulle labbra non corrisposto, oppure di un veloce sfregamento su un autobus.

Violenza sessuale: le scuse riducono la pena?

A proposito di violenza sessuale di minor gravità, la recente sentenza della Corte di Cassazione citata in apertura ha stabilito che può applicarsi lo sconto di pena al responsabile che ha prontamente chiesto scusa per la propria condotta [4].

Il caso riguardava un infermiere che aveva dato un bacio sulla guancia e toccato le parti intime di una paziente ricoverata nel reparto psichiatrico.

I giudici della Cassazione riconoscono, in premessa, che per parlare di “fatto non grave” a fronte di una violenza sessuale è necessario valutare «la qualità dell’atto compiuto (più che la quantità di violenza fisica), il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni (fisiche e mentali) della vittima e le sue caratteristiche psicologiche (valutate in relazione all’età), l’entità della compressione della libertà sessuale ed il danno arrecato alla vittima anche in termini psichici».

Nel caso di specie l’imputato, dopo aver dato un bacio e toccato il seno alla vittima, si era recato da quest’ultima per scusarsi.

Da tali elementi la Corte di Cassazione ha desunto che la libertà sessuale della vittima non fosse stata compressa in modo grave, nonostante la vulnerabilità della donna (degente presso il reparto psichiatrico della struttura ospedaliera) e la sua fragilità psicologica.


note

[1] Art. 609-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 6713/2021.

[3] Cass., sent. n. 3638/2014.

[4] Cass., sent. n. 912 udienza 25 ottobre 2022, deposito 13 gennaio 2023.

Autore immagine: depositphotos


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