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Pignoramento pensioni presso Inps: nuovi limiti per il 2023

17 Gennaio 2023 | Autore:
Pignoramento pensioni presso Inps: nuovi limiti per il 2023

Sono cambiati i limiti del pignoramento delle pensioni presso l’Inps, essendo questi ancorati al valore dell’assegno sociale: vediamo insieme cosa cambia.

Visto l’importante tasso di inflazione che ormai da mesi ha portato i prezzi di beni e servizi in Italia (ma non solo) alle stelle, dal 1° gennaio 2023 i percettori dell’assegno sociale hanno diritto a percepire una somma maggiore, che li aiuti a sostenere le spese quotidiane. Si tratta di una prestazione economica dedicata ai cittadini italiani e stranieri che vivono in condizioni economiche disagiate e con redditi inferiori alle soglie previste annualmente dalla legge, che viene erogata dallo Stato previa richiesta del diretto interessato, e che non spetta se il titolare della prestazione risiede all’estero.

Per quanto riguarda il 2023, l’assegno sociale è pari a 503,27 euro al mese, erogato come sempre per 13 mensilità. Oltre ad essere utile ai percettori, la modifica dell’importo serve anche da parametro per definire i nuovi limiti di pignoramento 2023. Avendo lo scopo di supportare economicamente chi ha diritto a percepire l’assegno sociale a causa delle critiche condizioni economiche vissute, la legge prevede infatti dei limiti al pignoramento, per aiutare il percettore debitore a sopravvivere. Questi limiti fanno riferimento al tipo di bene pignorato e vengono aggiornati annualmente, essendo ancorati all’importo dell’assegno sociale che, a sua volta, viene modificato a inizio anno a seconda del tasso d’inflazione.

Il creditore, dunque, deve attenersi alle indicazioni che ogni 12 mesi l’Inps rilascia con l’aggiornamento dell’assegno sociale, disponendo limiti differenti a chi vanta un credito nei confronti del percettore debitore.

Per quanto riguarda il pignoramento della pensione, è bene ricordare che questa può essere pignorata presso l’Inps o presso il conto corrente ove questa viene accreditata.

Se la pensione viene pignorata presso l’Inps, il creditore non può pignorare più di un quinto, calcolato però sul netto della pensione mensile, detratto prima il cosiddetto «minimo vitale».

Il minimo vitale è pari al doppio dell’assegno sociale e non può mai essere inferiore a mille euro. Pertanto, se è vero che oggi l’assegno sociale è di 503,27 euro, il minimo vitale 2023 è di 1.006,54 euro. Questo significa che ogni pensione può essere pignorata per massimo un quinto (il 20%) della parte che eccede 1.006,54 e comunque non può mai essere pignorata se non supera mille euro.

Nell’ipotesi in cui la pensione venga pignorata direttamente presso l’Inps, o altro ente previdenziale di riferimento, la riscossione del debito avverrà tramite trattenute. In un messaggio [1] relativo a «Recupero crediti in favore di soggetti terzi mediante trattenute su pensioni. Recupero crediti per danno erariale a seguito di sentenza di condanna della Corte dei Conti» l’Inps ha spiegato che, in presenza di situazioni debitorie da parte di chi percepisce l’assegno sociale, può spettare all’Istituto stesso recuperare i relativi crediti. Nel messaggio è specificato che « il recupero dei crediti vantati da soggetti terzi, l’Istituto svolge tale attività, in via di principio, assumendo una posizione di terzietà rispetto al rapporto principale sussistente tra il pensionato debitore e il soggetto titolare del credito». In ogni caso, sia che il credito sia vantato dall’Inps o da soggetti terzi, l’Istituto potrà agire solo se trova la propria fonte in disposizioni di legge o se effettuato in attuazione di provvedimenti dell’Autorità giudiziari.

È necessario ricordarsi anche che, in ogni caso, se il creditore è Agenzia Entrate Riscossione, il pignoramento non è più di un quinto ma di un decimo se la pensione mensile non supera 2.500 euro (detratto sempre il minimo vitale); è invece di un settimo se la pensione supera 2.500 euro ma non va oltre 5.000 euro (anche in questo caso detratto il minimo vitale). Per pensioni superiori a 5.000 euro invece il pignoramento è di un quinto, sempre al netto del minimo vitale.


note

[1] Mess. Inps n. 3187 del 22 settembre 2021


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