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Perché la Bce intende alzare ancora i tassi

17 Gennaio 2023 | Autore:
Perché la Bce intende alzare ancora i tassi

L’Italia assieme ad altri Paesi ha chiesto all’Ue di rallentare la corsa dei tassi, ma la risposta della Bce è chiara: non si può.

L’intento della Bce è chiaro: far scendere il rapporto debito/PIL. Per farlo l’unica strada che per il momento la Bce sembra intenzionata a perseguire è quella di alzare ancora per un po’ i tassi, con l’obiettivo di fermare la corsa dell’inflazione. Una scelta che, per quanto ampiamente criticata dai Paesi membri, metterà ancora più in difficoltà i cittadini.

Alla Bce «dobbiamo alzare ancora i tassi per portarli in territorio restrittivo» così da fermare la spirale dell’inflazione: ma in questa battaglia una parte importante devono farla «i governi che devono ridurre gli elevati deficit visto che nei prossimi anni serviranno importanti aggiustamenti di bilancio». È un messaggio chiaro quello lanciato dal capo economista della Bce Philip Lane in un’intervista al Financial Times, una indicazione che sembra rispondere alle sollecitazioni di quei paesi come l’Italia che chiedono a Francoforte di rallentare la corsa dei tassi che rischia di portare l’Eurozona in recessione.

«Dobbiamo aumentare di più i tassi – conferma – e una volta compiuti ulteriori progressi» sul fronte dell’inflazione «dovremo bilanciare i rischi fra il fare troppo e il fare troppo poco»: ma «questa non è una questione per il prossimo incontro o il prossimo paio» di riunioni del Consiglio Direttivo «sarà un problema che dovrà essere affrontato nel prossimo anno o nei prossimi due».

Nonostante il leggero rallentamento dell’inflazione Lane, membro del Comitato Esecutivo della Bce, ricorda la distanza che ci separa dall’obiettivo di un’inflazione al 2 per cento fissato dalla strategia dell’Eurotower.

Al tempo stesso l’economista irlandese ‘assolve’ la Bce da eventuali responsabilità su questa corsa dei prezzi: «Abbiamo avuto un quantitative easing molto ampio e tassi di interesse molto bassi» ma questo – spiega «ha mantenuto l’inflazione nell’eurozona intorno all’1-1,5% piuttosto che consentire una vera e propria deflazione. Non stavamo creando pressioni inflazionistiche. Quindi, non credo che l’inflazione di oggi sia il risultato di una politica monetaria eccessivamente accomodante».

Quanto alle indicazioni ai governi, per Lane «dobbiamo arrivare a una situazione normale di una politica fiscale non eccessivamente accomodante» anche se – precisa – «non vogliamo neanche arrivare a scelte di bilancio eccessivamente austere che sarebbero un freno troppo forte per l’economia».

Il nodo – conclude – resta «che il rapporto debito/PIL deve scendere. E abbiamo bisogno di un quadro fiscale che sostenga i governi nel portare a un calo costante e sostenuto» di questo parametro. Certo – riconosce Lane – «non sarà facile. Ma ancora una volta, per avere lo spazio per essere aggressivi quando servirà, dobbiamo tornare a posizioni fiscali solide».



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