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Come proteggersi dall’inflazione

18 Gennaio 2023 | Autore:
Come proteggersi dall’inflazione

Strumenti e accorgimenti per investire al meglio i propri risparmi in periodi di alta inflazione e ottenere un rendimento positivo reale salvaguardando il valore del capitale. 

Quando l’inflazione raggiunge livelli particolarmente elevati come quelli attuali, la domanda che si fa tanto il piccolo risparmiatore quanto l’investitore è sempre la stessa: come proteggersi dall’inflazione? 

L’inflazione ci rende tutti più poveri: erode il valore dei nostri stipendi, pensioni e risparmi, facendo in modo che, a parità di importo nominale, possiamo acquistare meno beni e servizi. Lo sa bene chi va a fare la spesa e paga le bollette: l’aumento del costo della vita ha raggiunto livelli simili a quelli degli anni Ottanta del secolo scorso.

Questo è un grosso problema non solo per i consumatori, ma anche e soprattutto per i risparmiatori e gli investitori: i mercati finanziari sono estremamente sensibili alle variazioni dei tassi di interesse disposte dalle Banche centrali per misurare il costo del denaro, e ogni piccola modifica si ripercuote, amplificata, sulle quotazioni azionarie, obbligazionarie, dei titoli di Stato e degli altri prodotti finanziari.

Ma non siamo indifesi di fronte a questa tempesta: è possibile coltivare il proprio giardinetto di prodotti, in modo da preservare il capitale investito e farlo crescere ragionevolmente senza correre troppi rischi. Vediamo come proteggersi dall’inflazione ed anche come batterla, in modo da ottenere un rendimento positivo reale, quindi un incremento del capitale.

Quanto si perde con l’inflazione?

Tenere la liquidità ferma, in contanti o sul conto corrente in banca, aspettando tempi migliori per investire è un grosso errore, perché nel frattempo l’inflazione che galoppa riduce il valore del capitale reale: 1.000 euro di un anno fa, con un tasso di inflazione del 8%, sono diventati 920, e, ipotizzando lo stesso tasso, varranno 846 euro fra un anno: altro che rendimenti positivi.

È facile intuire che l‘inflazione fa diminuire il valore della moneta nel tempo, ma il meccanismo di calcolo concreto ci fa capire quanto sia grande l’effetto negativo che essa ha, specialmente nel lungo periodo. Secondo i dati dell’Istat, che misura l’andamento dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie italiane, l’inflazione nel 2022 si è attestata all’8% (nel 2021 era stata molto più bassa, meno del 2%), e le proiezioni per il 2023 fanno ritenere che arriverà al 12% su base annua (per le previsioni aggiornate leggi “Inflazione: come crescerà nel 2023“.

Come battere l’inflazione

A lungo andare, le scelte di investimento sbagliate possono abbattere il valore dei risparmi: le elaborazioni dimostrano che, chi ha lasciato i soldi “sotto il materasso” o giacenti sul conto in banca, negli ultimi 10 anni ha perso quasi il 20% in termini reali, oltretutto in un periodo di inflazione molto bassa.

Viceversa, chi nello stesso periodo ha investito nei titoli azionari quotati sulle Borse mondiali ha più che raddoppiato il capitale, mentre chi ha optato per le obbligazioni ha avuto un ritorno positivo, al netto dell’inflazione, di quasi il 20%. La direzione su cui puntare è chiara; adesso vediamo come arrivare all’obiettivo.

Come proteggere i risparmi dall’inflazione

La prima regola per proteggere i propri risparmi dall’inflazione è diversificare gli investimenti: non bisogna concentrare tutte le uova in un unico paniere, bensì occorre ampliare il più possibile la scelta e variarla con prodotti di tipo diverso: dalle azioni ed obbligazioni delle imprese, ai titoli di Stato, agli immobili e alle materie prime, come l’oro ed altri metalli preziosi.

Questo accorgimento riduce notevolmente il rischio; e anche all’interno della medesima tipologia, ad esempio le azioni, è possibile diversificare in base all’area geografica (Usa, Europa, mercati emergenti, America Latina, Cina, ecc.) e per area (titoli tecnologici, industriali, energetici, green, ecc.).

In concreto, la composizione del portafoglio dipenderà dall’età dell’investitore, dalla sua propensione al rischio e dai tempi in cui prevede di rientrare in possesso del capitale e dei frutti: i giovani hanno davanti un orizzonte temporale più lungo e possono puntare maggiormente sull’azionario, mentre gli anziani dovrebbero avere la quota prevalente investita in obbligazioni. Per approfondire questi aspetti, leggi il nostro tutorial “Come arricchirsi sui mercati finanziari“. Se sei un investitore prudente ti consigliamo di leggere la guida “Come investire i soldi senza rischi“.

Prodotti anti-inflazione: quali sono?

Ricordiamo che l’aumento dell’inflazione provoca, come reazione a cascata, un aumento dei tassi di interesse e dei rendimenti nominali delle attività finanziarie: quindi anche la durata dell’investimento è una componente fondamentale, specialmente per le obbligazioni ed i titoli di Stato, le cui quotazioni risentono molto delle variazioni dei tassi di interesse.

Mentre il mercato azionario è aperto a tutti gli scenari (e le quotazioni dei mercati incorporano gli scenari attesi anche in riferimento all’inflazione), i titoli obbligazionari possono essere non solo a tasso fisso, quindi con interessi predeterminati per tutta la durata, ma anche index linked, ossia indicizzati all’inflazione: la cedola periodica viene calcolata, in tutto o in parte, in base all’incremento registrato dall’indice nel periodo. Anche i prodotti finanziari più recenti emessi dallo Stato, come i Btp Italia e alcune tipologie di Buoni postali fruttiferi, sono indicizzati all’inflazione, il che significa che una parte del loro rendimento incorpora i futuri aumenti ed immunizza dai rischi di perdita del capitale che abbiamo esaminato.

Rendimenti reali al netto dell’inflazione

Un utile accorgimento pratico è quello di badare ai rendimenti reali, e non a quelli nominali: ad esempio, se un titolo dà una cedola del 5% annuo, ma l’inflazione nello stesso periodo arriva all’8%, c’è una perdita e non certo un guadagno. Viceversa, se l’inflazione fosse al 2% quella cedola garantirebbe un non disprezzabile rendimento reale del 3%. Quindi per conoscere qual è la vera crescita del nostro capitale investito nel tempo dobbiamo sempre sottrarre ai rendimenti nominali dei titoli che abbiamo in portafoglio il tasso di inflazione, cercando di confrontarci anche con quello verosimilmente atteso nel prossimo futuro, e non soltanto con quello già misurato nel passato recente.

Certo, fare proiezioni sull’andamento futuro dell’inflazione non è facile, ma intanto questo semplice metodo che pone l’attenzione sui rendimenti reali aiuta a non farsi incantare da offerte civetta, come quelle che stimolano all’apertura di conti deposito vincolati che promettono un rendimento allettante, o da alcune obbligazioni emesse da società private con cedola nominale apparentemente elevata (e talvolta un rischio eccessivo per l’investitore, perché il rating dell’emittente è basso). Come regola generale, nei periodi di aumento dell’inflazione è meglio investire in obbligazioni o titoli di Stato di durata non troppo lunga (evitando, ad esempio, i titoli ultradecennali e a tasso fisso, non indicizzati all’inflazione), e di privilegiare sempre gli emittenti di qualità, per cautelarsi contro il rischio di default.



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