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Indennità di accompagnamento rigettata

18 Gennaio 2023 | Autore:
Indennità di accompagnamento rigettata

Come fare ricorso contro il verbale negativo della commissione medica Inps che rigetta la richiesta di accompagnamento. 

Non perché una persona presenti una grave patologia con riconoscimento di un’invalidità pari al 100% ha automaticamente diritto all’indennità di accompagnamento. L’assegno dell’Inps per pagare il badante scatta solo in favore di coloro che non sono in grado di autogestirsi negli atti della vita quotidiana.

Dunque, prima di valutare un ricorso contro l’Inps nel caso di indennità di accompagnamento rigettata, è bene conoscere bene l’orientamento dei giudici – quando cioè spetta tale sovvenzione – e, solo all’esito, individuare la procedura da seguire per opporsi al provvedimento di diniego. 

Di tanto parleremo qui di seguito. Spiegheremo cioè cosa fare in caso di rigetto della richiesta di indennità di accompagnamento. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’indennità di accompagnamento? 

Come spiega lo stesso Inps sul proprio sito, l’indennità di accompagnamento è un contributo – che si aggiunge all’assegno dovuto per il caso di disabilità – erogato nei confronti di coloro che: 

  • non possono deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore; 
  • oppure che sono incapaci di compiere gli atti quotidiani della vita.

L’indennità viene corrisposta per 12 mesi a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda o, eccezionalmente, dalla data indicata dalle commissioni sanitarie nel verbale di riconoscimento dell’invalidità civile. Il pagamento dell’indennità viene sospeso in caso di ricovero a totale carico dello Stato per un periodo superiore a 29 giorni.

Quando spetta l’indennità di accompagnamento

Il semplice fatto di aver ricevuto, dalla commissione medica dell’Inps, il riconoscimento di una invalidità al 100% non è sufficiente per ottenere l’accompagnamento 

Come chiarito dalla Cassazione [1], «l’indennità di accompagnamento richiede la contestuale presenza di:

  • una situazione di invalidità totale (ossia al 100%), tale cioè da consentire di ottenere la pensione di inabilità civile;
  • e: a) l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore; b) oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita, con necessità di assistenza continua. Dunque non basta la semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà ma senza impossibilità.

A riguardo, difettando il secondo elemento, la Cassazione [1] ha di recente escluso il diritto all’indennità di accompagnamento nei confronti di una donna affetta da diabete, obesità, insufficienza statico-dinamica e instabilità posturale con annesse molteplici cadute e conseguenti fratture.

Stranieri Ue ed extracomunitari: spetta l’indennità di accompagnamento?

Anche agli stranieri viene concessa l’indennità di accompagnamento. Tuttavia è necessario sussistano i seguenti requisiti:

  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno (art. 41 TU immigrazione);
  • residenza stabile e abituale sul territorio nazionale.

Come opporsi al rigetto dell’indennità di accompagnamento?

Una volta compreso che un’invalidità al 100% non ti dà automaticamente diritto all’accompagnamento anche se ti è stata riconosciuta la pensione di inabilità, vediamo come fare ricorso contro l’eventuale provvedimento di diniego successivo alla visita medica dell’Inps.

Entro quanto tempo si deve presentare il ricorso?

Per fare ricorso in caso di mancato riconoscimento dell’indennità di accompagnamento devi rispettare il termine massimo di sei mesi che decorrono dal ricevimento del verbale della commissione medica che ti nega il diritto all’assegno.

Se hai dimenticato in quale data il postino ti ha consegnato la raccomandata o comunque quando ti è stato consegnato tale verbale, sarà bene, in via prudenziale, calcolare il termine di sei mesi dalla data della visita medica in modo da non sbagliare e non incorrere in decadenze. 

Come fare ricorso contro il verbale di diniego dell’accompagnamento?

Prima di fare il ricorso al giudice è necessario presentare una istanza di opposizione all’Inps stesso. Si parla, a riguardo, di ricorso in via amministrativa. Solo in caso di mancata risposta o di ulteriore diniego è possibile rivolgersi poi al tribunale, sezione lavoro e previdenza, del tuo luogo di residenza.

A tal fine dovrai necessariamente rivolgerti a un avvocato, almeno per la fase giudiziale, potendo far ricorso in via amministrativa anche da solo. 

La procedura che l’avvocato dovrà seguire è quella del cosiddetto accertamento tecnico preventivo: il giudice nomina un consulente tecnico d’ufficio (il cosiddetto CTU) che effettua una visita medica sull’interessato, prima ancora dell’istruzione della causa. Di norma ci vogliono dai 6 ai 12 mesi per stabilire quale sarà l’orientamento del perito e quindi la possibile decisione del giudice. 

In genere 

Nella stessa udienza, il Giudice stabilirà il termine ultimo entro il quale il CTU dovrà inviare una bozza della relazione medico legale. Le parti hanno la possibilità di presentare controdeduzioni alla perizia del CTU.  


note

[1] Cass. civ, sez. lav., ord., 14 dicembre 2022, n. 36565.

Cass. civ, sez. lav., ord., 14 dicembre 2022, n. 36565

Presidente Leone – Relatore Calafiore

Rilevato che:

il Tribunale di Foggia – all’esito del giudizio ex art. 445 bis c.p.c., comma 6, introdotto da F.E. per contestare le risultanze della c.t.u. che aveva riconosciuto il diritto alla pensione di inabilità e non alla indennità di accompagnamento – ha rigettato il ricorso sulla base delle risultanze della c.t.u. espletata in quella sede, posto che (pur in presenza della totale inabilità derivante dal diabete mellito complicato da esiti di frattura omero sx, esiti fratturativi anca dx, esiti di stabilizzazione vertebrale L4- L5, obesità stato depressivo reattivo, BPCO, esiti di rivascolarizzazione efficace mediante PCI), non risultavano presenti né l’impossibilità di deambulare, né l’impossibilità di compiere autonomamente gli atti fondamentali della vita; inoltre, la sentenza ha disposto la compensazione delle spese del giudizio per reciproca soccombenza;

avverso tale sentenza ricorre F.E. sulla base di un motivo;

resiste l’INPS con controricorso;

la proposta del relatore è stata comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza non comunicata.

Considerato che:

Con l’unico motivo, si denuncia la violazione della L. n. 18 del 1980, e L. n. 508 del 1988, e dell’art. 115 c.p.c., in relazione alla circostanza che le condizioni sanitarie accertate dalla c.t.u. riportate in termini di “(…) insufficienza statico-dinamica, instabilità posturale…Con conseguenze delle molteplici cadute…Perdita di sicurezza con un declino della funzionalità,…isolamento sociale. L’instabilità è una condizione oggettivamente osservabile, caratterizzata dalla precarietà di mantenimento dell’equilibrio durante la stazione erette e/o la marcia”, conducevano necessariamente ad un giudizio di sussistenza dei presupposti sanitari per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento che il tribunale aveva invece negato;

il ricorso è manifestamente infondato in relazione al prospettato vizio di violazione di legge sostanziale e processuale (vd. in proposito Cassazione civile sez. VI, 15/06/2022, n. 19260);

in tema di indennità di accompagnamento e con riferimento alla sua spettanza, la L. n. 18 del 1980, art. 1, richiede la contestuale presenza di una situazione di invalidità totale, rilevante per la pensione di inabilità civile ai sensi della L. n. 118 del 1971, art. 12, e, alternativamente, dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure dell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con necessità di assistenza continua, requisiti, quindi, diversi dalla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (ma senza impossibilità)” (Così, ad esempio, Cass. n. 15882 del 2015);

sotto il contestato profilo, va rilevato che il Tribunale di Foggia ha attuato pienamente il principio affermato da questa Corte, motivando che il consulente incaricato, nel rispondere alle contestazioni formulate dalla difesa dell’istante, aveva chiarito in maniera esaustiva che “…le patologie riscontrate sulla persona dell’istante non risultano di entità tale da comportare l’impossibilità di deambulare o di compiere gli atti fondamentali della vita (…). Anche a seguito di chiarimenti a seguito di nuova visita peritale nel presente giudizio, il CTU ha ribadito che “Ai fini della rivalutazione, dopo essere state clinicamente esaminate le risultanze degli accertamenti clinici e strumentali soprattutto nelle affezioni dell’apparato cardiocircolatorio si conclude che trattasi di IMA con aumento delle troponine I e T ma senza sopraslivellamento del tratto ST;

né, a sostegno delle ragioni della ricorrente, può dedursi ammissibilmente che il giudice abbia fondato il suo convincimento su una inidonea valutazione delle prove proposte dalle parti, atteso che in tema di valutazione delle prove, il principio del libero convincimento, posto a fondamento degli artt. 115 e 116 c.p.c., opera interamente sul piano dell’apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità, sicché la denuncia della violazione delle predette regole da parte del giudice del merito non configura un vizio di violazione o falsa applicazione di norme processuali, sussumibile nella fattispecie di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, bensì un errore di fatto, che deve essere censurato attraverso il corretto paradigma normativo del difetto di motivazione, e dunque nei limiti consentiti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv. con modif. dalla L. n. 134 del 2012” (Cass. n. 23940 del 2017);

in definitiva, il ricorso va rigettato; le spese non possono essere poste a carico della ricorrente che ha reso la dichiarazione di cui all’art. 152 disp. att. c.p.c.;

in considerazione del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.


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