Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Il datore di lavoro può trasferire il dipendente senza ragioni?

18 Gennaio 2023 | Autore:
Il datore di lavoro può trasferire il dipendente senza ragioni?

Obbligo di fornire spiegazioni: le motivazioni devono trovare causa in comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. 

Ai sensi dell’articolo 2103 del codice civile «Il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive». La norma, per come è posta, subordina il trasferimento a valide ragioni. Peraltro ogni patto contrario stipulato alla conclusione del contratto di lavoro è nullo. 

Ciò nonostante la norma non chiarisce quali siano, concretamente, le ragioni tecniche, organizzative e produttive. Sicché la determinazione delle stesse viene, di fatto, lasciata al datore di lavoro e, in caso di contrasto, al giudice. 

Dinanzi alla domanda se il datore di lavoro può trasferire il dipendente senza ragioni la Cassazione ha ritenuto più volte la nullità di detto trasferimento se l’impresa non motiva le cause che hanno determinato lo spostamento. A riguardo bisogna prestare attenzione ad alcuni aspetti fondamentali che tratteremo qui di seguito. 

Per ulteriori approfondimenti è possibile leggere la guida sul Trasferimento del lavoratore.

La lettera di trasferimento deve essere motivata?

La lettera di trasferimento non deve essere motivata. Le spiegazioni circa le ragioni del trasferimento vanno fornite solo a richiesta dell’interessato. Il che significa che la lettera priva delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive è comunque valida; spetta al lavoratore chiedere i chiarimenti e, in quel caso, al datore di lavoro rispondere.

A ben vedere la comunicazione di trasferimento non richiede una forma specifica. Essa può avvenire anche verbalmente se il contratto collettivo non impone l’atto scritto. Peraltro non è dovuto neanche un preavviso salvo diversa previsione del Ccnl.

Rifiuto di prendere lavoro presso la nuova sede

Il secondo aspetto su cui spesso la giurisprudenza si è soffermata è se sia legittimo il comportamento del lavoratore che, dinanzi a un trasferimento immotivato, si rifiuti di prendere servizio presso la nuova sede. Secondo la Cassazione, un comportamento del genere sarebbe illegittimo se prima non interviene una sentenza del giudice ad annullare l’ordine di servizio del datore. Ragion per cui il dipendente dovrebbe iniziare la prestazione lavorativa presso la nuova sede e, nello stesso tempo, avviare una causa contro l’azienda. Il giudice, in tal caso, se ritiene il trasferimento illegittimo ordina al datore di lavoro la riammissione in servizio del lavoratore con il ripristino della posizione cui prima era assegnato. Il reinserimento nell’attività lavorativa deve quindi avvenire nel luogo precedente e nelle mansioni originarie.

In un solo caso è possibile ritenere legittimo il rifiuto del dipendente di presentarsi al lavoro: quando il trasferimento sia contrario a buona fede, ossia tale da pregiudicare gravemente gli interessi del dipendente medesimo. Si pensi a un lavoratore con la legge 104 che assista un familiare gravemente disabile e che pertanto non possa allontanarsi dalla residenza di quest’ultimo. 

Quando sono dovute le spiegazioni in caso di trasferimento?

Le comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che devono essere alla base del trasferimento sono dovute solo in caso di trasferimento in un’altra unità produttiva. 

Ma cosa si intende per «trasferimento in un’altra unità produttiva»? Si intende una sede dotata di indipendenza tecnica e amministrativa tali che in essa si esaurisce per intero il ciclo relativo ad una frazione o ad un momento essenziale dell’attività tipica aziendale. Non è, ad esempio, un’unità produttiva uno stabilimento, un ufficio o un reparto con funzioni ausiliarie rispetto ai fini generali dell’impresa [2].

Quando invece il trasferimento avviene nella stessa unità produttiva il datore di lavoro non deve fornire alcuna spiegazione o motivazione: in pratica il cambiamento di sede del dipendente può avvenire senza che vi sia alcuna ragione a sottenderlo. La scelta del datore di lavoro è quindi completamente discrezionale.


note

[1] Cass. ord. n. 1293/23 del 17.01.2023. È nullo il trasferimento del lavoratore se l’impresa non spiega le valide ragioni organizzative che hanno determinato lo spostamento.

[2] Il ramo d’azienda, ai sensi dell’art. 2112 c.c., deve intendersi ogni entità economica organizzata la quale, in occasione del trasferimento, conservi la sua identità, presupponendo ciò comunque una preesistente entità produttiva funzionalmente autonoma (potendo conservarsi solo qualcosa che già esiste), e non anche una struttura produttiva creata ad hoc in occasione del trasferimento o come tale unicamente identificata dalle parti del negozio traslativo, essendo preclusa l’esternalizzazione come forma incontrollata di espulsione di frazioni non coordinate fra loro, di semplici reparti o uffici, di articolazioni non autonome, unificate soltanto dalla volontà dell’imprenditore e non dall’inerenza del rapporto a una entità economica dotata di autonoma ed obiettiva funzionalità.


Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube