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Quant’è l’inflazione oggi?

18 Gennaio 2023 | Autore:
Quant’è l’inflazione oggi?

Il 2022 si è chiuso registrando una crescita dei prezzi media dell8,1%, segnando l’aumento più ampio dal 1985 ad oggi.

Purtroppo anche nel 2023 la situazione inflazione si prospetta grave dopo l’allarmante chiusura del 2022, che ha sperimentato il tasso più alto degli ultimi 35 anni. Ma se in Italia la situazione appare essere piuttosto critica, con picchi di spesa di oltre 3mila euro in più a famiglia, non tutta Italia risente dell’aumento dei prezzi nello stesso modo.

Nel 2022 i prezzi al consumo registrano una crescita in media d’anno dell’8,1%, segnando l’aumento più ampio dal 1985 (quando fu +9,2%), principalmente a causa dall’andamento dei prezzi degli Energetici. È quanto sottolinea l’Istat che rileva come al netto di questi beni, lo scorso anno, la crescita dei prezzi al consumo è pari a +4,1%.

L’inflazione acquisita, o trascinamento, per il 2023 (ossia la crescita media che si avrebbe nell’anno se i prezzi rimanessero stabili per tutto il 2023) è pari a +5,1%, più ampia di quella osservata per il 2022, quando fu +1,8%.

Nel mese di dicembre 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su base mensile e dell’11,6% su base annua (da +11,8% del mese precedente). Lo comunica l’Istat confermando la stima preliminare.

In media, nel 2022 i prezzi al consumo sono quindi cresciuti dell’8,1%. Al netto degli energetici e degli alimentari freschi (l’“inflazione di fondo”), i prezzi al consumo sono aumentati del 3,8% e al netto dei soli energetici del 4,1%.

Il rallentamento su base tendenziale dell’inflazione è dovuto prevalentemente ai prezzi degli Energetici non regolamentati, degli Alimentari non lavorati e dei Servizi relativi ai trasporti; per contro, un sostegno alla dinamica dell’inflazione deriva dall’accelerazione dei prezzi degli Energetici regolamentati, degli Alimentari lavorati, dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei Servizi relativi alle comunicazioni. Nel mese di dicembre 2022, l’inflazione di fondo (cioè al netto degli energetici e degli alimentari freschi) accelera e quella al netto dei soli beni energetici sale.

Il 2022 si chiude in questo modo con una stangata sul fronte dei prezzi, con l’inflazione che a dicembre, seppur in leggera riduzione, è rimasta ancora a livelli elevatissimi e segna un +11,6% su base annua, il dato più alto degli ultimi 37 anni. Lo afferma Assoutenti, commentando i dati diffusi dall’Istat.

«La lieve discesa dell’inflazione registrata nell’ultimo mese non appare sufficiente, perché i prezzi al dettaglio rimangono ancora a livelli altissimi, e sono destinati a crescere ulteriormente nelle prossime settimane per effetto dello stop al taglio delle accise sui carburanti – spiega il presidente Furio Truzzi – Particolarmente allarmanti i numeri dell’Istat relativi ai prodotti alimentari, che a dicembre segnano un +13,1%, portando la media annua del comparto a quota +9,1%: tradotto in cifre, significa che solo per il cibo una famiglia nel 2022 ha speso 513 euro in più rispetto all’anno precedente, spesa che sale a +700 euro annui se si considera un nucleo con due figli”.

«Di fronte a tali dati chiediamo al Governo Meloni di inserire l’emergenza prezzi tra le priorità dell’esecutivo, varando il taglio dell’Iva sui beni primari come alimentari e generi di prima necessità, e intervenendo sulla tassazione relativa ai carburanti, seguendo l’esempio del suo predecessore Draghi e tagliando le accise che pesano sui costi di una moltitudine di prodotti, considerato che in Italia l’85% della merce viaggia su gomma», conclude Truzzi.

Ma l’inflazione, come sempre accade, non è uguale per tutti. A Milano il costo della vita è aumentato di 3.258 euro per le famiglie italiane mentre a Potenza di 1.817 euro. L’Unione nazionale consumatori ha elaborato i dati diffusi dall’Istat sull’inflazione, stilando la lista dei rincari delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti. In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano dove l’inflazione pari a +12,5% (da dicembre 2021 a dicembre 2022), pur essendo “solo” la sesta più alta d’Italia, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva, equivalente, in media, a 3322 euro su base annua.

Al secondo posto Milano, dove il rialzo dei prezzi del 12%, l’undicesima inflazione più elevata, determina un incremento di spesa annuo pari a 3.258 euro per una famiglia media. La città più virtuosa è Potenza, con un’inflazione del 9,2% e una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a “solo” 1817 euro.

Tornando alle città dove gli effetti dell’inflazione si sono fatti sentire di più, sul gradino più basso del podio Trento che con +12,3% ha una spesa supplementare pari a 3.219 euro annui per una famiglia tipo. Al quarto posto Ravenna (+12,8%, +3093 euro), poi Bologna (+12%, 2.993 euro), Modena (+12,3%, 2.972 euro), e Genova (+13,5%, +2.943 euro). In ottava posizione Catania, la città con inflazione più alta d’Italia (+14,7%, +2.918 euro), poi Palermo, seconda in Italia per inflazione, +14,6%, pari a 2.899 euro. Chiude la top ten Brescia (+10,9%, +2.874 euro).

Tra città in cui l’inflazione ha pesato di meno sulle tasche degli italiani, dopo Potenza c’è Catanzaro (+10,2%, +1.905 euro). Medaglia di bronzo per Reggio Calabria (+10,5%, +1.961 euro). La città con inflazione più bassa d’Italia è Aosta, con +8,5% (2.104 euro).

In testa alla classifica delle regioni più “costose”, con un’inflazione tendenziale a dicembre pari a +12,3%, il Trentino che registra a famiglia un aggravio medio pari a 3.196 euro su base annua. Segue la Lombardia, dove la crescita dei prezzi dell’11% implica un’impennata del costo della vita pari a 2.858 euro, terza la Liguria, +13,6%, con un rincaro annuo di 2.806 euro. La regione più risparmiosa è il Basilicata, +9,3%, pari a 1.801 euro, seguita dalla Calabria (+11,2%, +2.049 euro). Medaglia di Bronzo per la Puglia (+12,7%, +2.056 euro).



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