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Regime forfettario: cosa succede se si superano i limiti

19 Gennaio 2023 | Autore:
Regime forfettario: cosa succede se si superano i limiti

La nuova soglia antiabuso in vigore dal 2023 agisce in corso d’anno, e costringe a versare l’Iva dovuta sulle operazioni eccedenti.

Dal 2023 chi entra o già si trova nel regime forfettario deve fare bene i suoi conti, perché i limiti massimi di ricavi o di compensi annui per beneficiare della tassazione agevolata sono cambiati. E non ci riferiamo all’innalzamento ad 85mila euro della soglia, rispetto ai precedenti 65mila valevoli fino al 2022, bensì ad un nuovo tetto che, se superato, comporta il cambio di regime immediato, direttamente in corso d’anno, e l’obbligo di versare l’Iva.

Vediamo precisamente cosa succede se si superano i limiti del regime forfettario. Finora, se si superavano i limiti di ricavi o compensi annui si poteva cambiare regime “con comodo”, vale a dire a partire dall’anno d’imposta successivo, mentre ora questo non è più possibile. La nuova normativa, introdotta dalla legge di Bilancio 2023, opera in chiave antiabuso, per impedire le agevolazioni fiscali a soggetti con grosso volume d’affari che approfittavano dello scudo del forfettario per pagare l’imposta in misura minima anche quando non avevano più i requisiti necessari.

Regime forfettario: requisiti

I requisiti di base per accedere al regime forfettario sono rimasti immutati. In particolare, bisogna:

  • essere residenti in Italia;
  • non avere partecipazioni in società di persone (società semplici, società in nome collettivo e società in accomandita semplice);
  • non avere partecipazioni di controllo in società di capitali (Spa, Srl o società in accomandita per azioni) nello stesso settore di attività da svolgere;
  • avere un reddito da lavoro dipendente o da attività assimilate non superiore a 30.000 euro annui lordi (salvo il caso in cui il rapporto di lavoro non sia cessato, per dimissioni o licenziamento);
  • sostenere spese per il personale dipendente, o per lavoro accessorio, non superiori a 20.000 euro lordi annui.

Regime forfettario: soglia ricavi e compensi

L’unico requisito che nel 2023 è variato rispetto alle annualità precedenti è la soglia massima di ricavi e compensi percepiti nell’anno d’imposta considerato, che fino al 2022 era di 65.000 euro e dal 2023 è stata innalzata ad 85.000 euro.

Devono attenersi a questa soglia non solo le nuove partite Iva che entrano nel regime forfettario a partire dal 2023, ma anche coloro che erano già in attività negli anni precedenti, e che, in particolare, nel 2022 avevano superato la soglia di 65.000 euro: per loro vale la nuova franchigia di 85.000 euro, in quanto il limite si calcola con riferimento all’ammontare dei ricavi e dei compensi percepiti nell’anno precedente. Quindi, un imprenditore o un professionista che nel 2022 aveva raggiunto, ad esempio, 78.000 euro può comunque rimanere nel regime forfettario.

Regime forfettario: vantaggi

Sono rimasti inalterati anche i vantaggi del regime forfettario, consistenti:

  • nella determinazione sintetica e non analitica dei costi, in base ai coefficienti di redditività previsti per l’attività esercitata (sono compresi tra il 40% ed il 78%);
  • nel pagamento di un’imposta sostitutiva ad aliquota fissa del 15% (che scende al 5% nei primi cinque anni di attività) sui ricavi, calcolati al netto dei costi suindicati e dei contributi previdenziali versati;
  • nella possibilità di tenere la contabilità in forma semplificata anziché ordinaria;
  • nella non applicabilità dell’Iva in fattura sulle cessioni di beni e prestazioni di servizi.

Tutto ciò permette di abbattere l’imponibile in misura notevole (almeno del 22%, e in taluni casi fino al 60%) e di applicare l’imposta sui redditi ad un’aliquota inferiore, molto più conveniente rispetto a quella prevista dagli scaglioni Irpef, che, attualmente, parte del 23% e arriva al 43% per i redditi più elevati.

Superamento limiti regime forfettario: conseguenze

Come abbiamo anticipato, la legge di Bilancio 2023 ha introdotto una norma antielusiva, che stabilisce la fuoriuscita dal regime forfettario non appena i ricavi o compensi percepiti superano il limite di 100.000 euro. A quel punto, il reddito prodotto viene tassato non più con il beneficio della flat tax, bensì secondo le regole ordinarie, dunque come reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Fino allo scorso anno, l’uscita dal regime forfettario in caso di superamento dei limiti operava soltanto a partire dal periodo d’imposta successivo, mentre adesso avviene direttamente durante il corso dell’anno.

Non finisce qui, perché il superamento del limite di 100.000 euro per gli ormai ex forfettari comporta anche l’applicazione dell’Iva sulle operazioni eccedenti. In pratica, il forfettario che, ad esempio, nel mese di settembre oltrepassa il limite dovrà emettere le successive fatture addebitando l’Iva ai clienti, fatte salve le operazioni precedenti e già fatturate nel momento in cui il limite di 100.000 euro non era stato ancora superato.

Ecco la formulazione della nuova norma restrittiva che abbiamo illustrato, ed è in vigore dal 1° gennaio 2023: «Il regime forfettario cessa di avere applicazione dall’anno stesso in cui i ricavi o i compensi percepiti sono superiori a 100.000 euro. In tale ultimo caso è dovuta l’imposta sul valore aggiunto a partire dalle operazioni effettuate che comportano il superamento del predetto limite» [1].

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi “Come funziona la flat tax 2023“.


note

[1] Art. 1, co. 54, L. n. 197/2022.


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