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Caduta per dislivello ascensore

19 Gennaio 2023 | Autore:
Caduta per dislivello ascensore

Spetta al condominio risarcire i danni subiti da un’anziana caduta uscendo dall’ascensore a causa del dislivello con il piano.

È capitato sicuramente a tutti, magari a casa propria o ospite di qualche amico, prendendo l’ascensore di stringere forte il cellulare in mano per evitare che, facendolo scivolare via, potesse cadere proprio nel buco di qualche centimetro tra il piano e l’ascensore. E sicuramente è capitato a qualcuno anche che, infilandosi velocemente e distrattamente nell’ascensore, sia inciampato a causa del dislivello tra la cabina e il piano calpestabile. Ecco, in questo secondo caso, una recente sentenza del tribunale di Roma [1] ha chiarito che, nel caso di persone anziane cadute e feritesi proprio a causa di quel dislivello, al condominio spetta il risarcimento. E se chi cade è giovane non ha diritto al risarcimento? La domanda è lecita, e la risposta è semplice: no, perché – a differenza della persona anziana – è abbastanza agile da evitare l’eventuale caduta.

Nel caso concreto, a chiedere un risarcimento dei danni subiti è stata un’ottantenne, che chiedeva al giudice di riconoscere la responsabilità del condomino per l’incidente che l’aveva vista protagonista, ritenendolo responsabile della rovinosa caduta avvenuta proprio mentre la stessa usciva dall’ascensore. A causa della presenza di un accentuato dislivello tra l’ascensore e il pavimento del pianerottolo, la donna era inciampata e, vista l’avanzata età, non era riuscita a evitare di perdere l’equilibrio, cadendo a terra. Trasportata in ospedale le era stata diagnosticata una frattura scomposta, cui era stato posto rimedio con un intervento chirurgico. Facendo causa al condominio, la vittima ha chiesto la condanna al risarcimento per i danni subiti, negato dall’amministrazione condominiale.

La difesa del condominio si è basata sulla tesi secondo la quale, essendo l’anziana un’assidua frequentatrice del palazzo, ben conosceva il dislivello dell’ascensore, attribuendo la responsabilità dell’evento lesivo all’imprudenza e alla disattenzione dell’80enne, sostenendo che se fosse stata utilizzata l’ordinaria diligenza la donna non sarebbe caduta.

Il condominio, affermando che la piattaforma elevatrice veniva ciclicamente controllata, decide di chiamare in causa anche la ditta manutentrice. Quest’ultima, costituitasi in giudizio, ha sostenuto a sua volta che il sinistro fosse dipeso dalla sbadataggine dell’anziana, evidenziando che, a prescindere dal proprio intervento, il condominio fosse in ogni caso responsabile della custodia dell’impianto.

Esaminando la vicenda, il tribunale riconosce che il caso concreto rientri nella sfera dell’art. 2051 del codice civile, che disciplina il danno cagionato da custodia e che prevede che «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito».

Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità: «la responsabilità ex art. 2051 c.c., postula la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa e una relazione di fatto tra un soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa; detta norma non dispensa il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode, offrire la prova contraria alla presunzione della sua responsabilità».

Come evidenziato in sede processuale, la norma individua una responsabilità oggettiva che è circoscritta esclusivamente dal caso fortuito e non dall’ordinaria diligenza del custode (in questo caso, il condominio). Avendo la danneggiata provato il nesso causale tra la cosa custodita dal condominio e le lesioni fisiche subite in seguito alla caduta, ed essendo confermato anche da un testimone lo stacco tra l’ascensore e il livello del piano, secondo i giudici, l’evento lesivo non poteva essere evitato, essendo imprevedibile.

Secondo i giudici, non può ritenersi che l’evento lesivo potesse essere imputato all’attrice o che costei avrebbe potuto prevederlo ed evitarlo usando maggiore diligenza ed accortezza. Allo stesso tempo, il grado di diligenza non può essere valutato in astratto dovendo essere necessariamente rapportato alla situazione concreta. Nello specifico, «il livello di attenzione e di destrezza della anziana attrice non può certo essere paragonabile a quello di una persona giovane». L’adozione di cautele quando si entra ed esce da un ascensore, specialmente se si sa che vi è un dislivello, può essere richiesta al fruitore, ma non quando si tratta di persone fragili con mobilità ridotta e il cui livello di attenzione – per questioni anche solo anagrafiche – non può corrispondere a quello di una persona giovane e in salute. Nel caso specifico, essendo la donna anziana, le sue ridotte capacità motorie e cognitive hanno necessariamente compromesso la prontezza di riflessi che un giovane avrebbe avuto per evitare la caduta.

Nello specifico, il tribunale riconosce anche che la ditta manutentrice non ha provato di aver correttamente ed esattamente adempiuto alla prestazione manutentiva né che l’evento prodottosi avesse carattere di istantaneità ed imprevedibilità.

Per questi motivi i giudici hanno da un lato accolto la domanda dell’anziana condannando il condominio a risarcirla, dall’altro hanno accolto la richiesta del condominio nei confronti dell’azienda manutentrice, condannandola a sua volta.

In passato, già più volte la giurisprudenza aveva stabilito che, nel caso in cui l’ascensore malfunzionante sia causa di infortuni, spetta al condominio pagare ristori economici per i danni fisici subiti dalle parti lese. Il condominio  ha la possibilità di evitare la condanna solo se è in grado di dimostrare che l’infortunio era prevedibile ed evitabile, oppure provando che lo scorretto esercizio dell’ascensore era da ricondursi al caso fortuito


note

[1] Trib. Roma sent. n. 19173/2022


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