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Notifica con Pec: vale l’orario di invio o di ricevimento?

20 Gennaio 2023 | Autore:
Notifica con Pec: vale l’orario di invio o di ricevimento?

Notifica del ricorso inviata dopo mezzanotte: è tardiva? Conta la ricevuta di accettazione della Pec o quella di consegna? Il giorno successivo inizia da mezzanotte o da mezzanotte e 1 secondo?

Cosa succede se un ricorso viene notificato via Pec e la ricevuta di accettazione generata dal gestore dell’account è successiva alle 23:59:59 del giorno di scadenza? Una recente sentenza della Cassazione si preoccupa di rispondere a una domanda frequente: in caso di notifica con Pec, vale l’orario di invio o di ricevimento?

Secondo la Suprema Corte, in casi del genere non c’è dubbio che il ricorso sia da considerare tardivo.

Nel caso di specie un ricorso per Cassazione da parte dell’Agenzia delle Entrate era stato depositato tramite pec nell’ultimo giorno utile rispetto allo spirare del termine. In particolare la pec era stata inviata alle 00:00:00. Tutto in regola apparentemente. Senonché la ricevuta di accettazione della spedizione era stata generata con la data del giorno successivo alle ore 00:00:01 e la ricevuta di consegna alle ore 00:00:05.

Secondo la Suprema Corte, ciò che conta ai fini della tempestività della notifica via Pec non è né la data di spedizione della Pec stessa, né quella in cui il messaggio viene consegnato al destinatario, ma la data di ricevimento da parte del gestore del servizio di posta elettronica certificata (in sostanza si tratta della seconda Pec generata dal sistema, con la presa in carico della spedizione). In pratica non conta la ricevuta di consegna ma la ricevuta di accettazione.

Sulla scorta di tale principio i giudici hanno ritenuto che il ricorso dell’Agenzia delle Entrate fosse inammissibile perché tardivo, in quanto inviato il giorno successivo al termine. 

Ricordiamo a riguardo che la Corte Costituzionale [2] aveva dichiarato la parziale incostituzionalità dell’art. 147 del codice di procedura civile, nella parte in cui poneva dei limiti temporali alle notifiche senza alcun distinguo per quelle effettuate via pec. Inizialmente la norma prevedeva che le notificazioni non potessero farsi prima delle ore 7 e dopo le ore 21. Ma tale disposizione risultava del tutto irrazionale rispetto alle notifiche telematiche perché limitava in capo al mittente i termini temporali dell’ultimo giorno utile per l’impugnazione (fino alle ore 21 anziché le ore 24). Del resto non c’era ragione di equiparare il sistema delle notifiche via Pec a quelle tradizionali legate, queste ultime, agli orari di apertura e chiusura degli uffici. La Pec invece è operativa 24 ore su 24. Proprio per tale ragione la Corte Costituzionale aveva affermato che il deposito di un ricorso – e più in generale qualsiasi notifica – effettuato tramite Pec è eseguito tempestivamente: 

  • per il notificante quando la ricevuta di accettazione “è generata entro le ore 24 del giorno di scadenza”, 
  • mentre per il destinatario nel momento è generata la ricevuta di avvenuta consegna.

Una volta affermata questa regola, la Cassazione si è interrogata su quale fosse il termine ultimo per la notifica e, in particolare, se le 00:00:00 fossero l’ultimo minuto/secondo dell’ultimo giorno oppure il primo di quello successivo. 

Al termine di un lungo ragionamento, i giudici hanno concluso che il “giorno successivo” inizia con lo scoccare delle ore 00:00:00. Tale ragionamento è supportato anche dal fatto che nel giorno si contano 86.400 secondi e pertanto l’ultimo secondo inizia alle 23:59:59 e pertanto il suo termine (quindi alle 00:00:00) segna l’inizio del primo secondo del giorno successivo. 

Ne consegue così che poiché ai fini delle notificazioni via pec vale la ricevuta di accettazione, al più tardi deve essere generata entro le 23:59:59 dell’ultimo giorno utile.

Nella specie, l’Agenzia aveva inviato materialmente la pec alle 00:00:00 e le ricevute (di accettazione e consegna) erano state generate successivamente. Pertanto, il ricorso è stato ritenuto tardivo perché il termine a quell’orario era irrimediabilmente scaduto.


note

[1] Cass. sent. n. 1519/23 del 19.01.2023.

[2] C. Cost. sent. n. 75/2019.

Autore immagine: depositphotos


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