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Come calcolare la prescrizione dei debiti

22 Gennaio 2023 | Autore:
Come calcolare la prescrizione dei debiti

Come opporsi alla richiesta di un pagamento per prescrizione: quando i termini di pagamento scadono e come contestare la richiesta del creditore. 

Un debito cade in prescrizione – ossia si estingue definitivamente – quando il creditore non lo rivendica per un determinato periodo di tempo. Questo tempo è fissato dalla legge a seconda della causa da cui scaturisce il debito stesso. In generale la prescrizione è di 10 anni, salvo quella per le obbligazioni derivanti da atti illeciti e per i pagamenti periodici che, invece, è di 5. 

Per stabilire come calcolare la prescrizione dei debiti è quindi necessario innanzitutto individuare la fonte del credito (ad esempio un contratto, il mancato pagamento delle imposte, un risarcimento del danno, una sentenza, una fattura, una bolletta, una multa stradale, le spese condominiali, il canone di affitto, una cartella esattoriale ecc.). 

In secondo luogo, per calcolare la data di prescrizione di un debito è necessario effettuare il conteggio degli anni intercorsi tra la nascita del debito stesso e il momento attuale; in quest’arco di tempo il creditore non deve aver inviato solleciti di pagamento (con raccomandata a/r, Pec, telegramma, fax o lettera consegnata a mani), né deve aver avviato azioni giudiziarie per il recupero delle somme in questione.

Prima di addentrarci nel discorso, vediamo quali sono i termini di prescrizione dei debiti. 

Cos’è la prescrizione?

La prescrizione dei debiti è il termine entro il quale un creditore non può più agire per il recupero del proprio credito. Allo scadere della prescrizione, dunque, anche se il debitore non ha pagato, il creditore non può avviare azioni legali né pignoramenti.

Una volta intervenuta la prescrizione, di conseguenza, il debitore può anche cestinare le ricevute di pagamento, potendo contrastare eventuali richieste del creditore semplicemente appellandosi alla prescrizione. Ecco perché, il più delle volte, è necessario conservare la documentazione per massimo 10 anni, oltre i quali appunto, intervenendo la prescrizione, non c’è più ragione di temere alcuna azione del creditore.

Qual è la prescrizione dei debiti?  

Il periodo di prescrizione varia a seconda del tipo di debito e delle leggi specifiche. 

In linea generale la prescrizione è sempre di 10 anni.

Tuttavia si prescrivono in 5 anni:

  • i debiti derivanti da atti illeciti civili o penali;
  • i pagamenti periodici da pagare una volta all’anno o in frazioni di tempo inferiori.

La categoria generale dei debiti che si prescrivono in 10 anni ricomprende soprattutto i debiti che sorgono da un contratto: ad esempio i debiti con banche e finanziarie, il pagamento per l’acquisto di qualsiasi bene, il riconoscimento della qualifica superiore per il lavoratore dipendente, il demansionamento da parte del datore di lavoro.

La categoria degli atti illeciti con prescrizione in 5 anni ricomprende, ad esempio: il risarcimento di un danno da infiltrazioni dell’acqua nell’appartamento sottostante, una ingiuria o una diffamazione, una violenza fisica, la rottura (anche involontaria) di un oggetto, ecc.

La categoria dei pagamenti periodici con prescrizione in 5 anni riguarda, ad esempio: il pagamento delle bollette relative alle utenze domestiche (mensili, bimetrali, semestrali, annuali, ecc.), il canone di affitto, gli oneri ordinari di condominio (quelli invece straordinari, essendo una tantum, hanno una prescrizione di dieci anni), lo stipendio al lavoratore dipendente, ecc.

Quando si prescrivono le sentenze di condanne e i decreti ingiuntivi 

Le sentenze, i decreti ingiuntivi e tutti gli atti giudiziari si prescrivono in 10 anni dalla loro pubblicazione.

Le regole speciali

Esistono dei termini di prescrizione diversi per alcune specifiche categorie di debito. Si trova l’elenco completo nell’articolo: la prescrizione dei debiti con una apposita tabella che può essere agevolmente consultata. 

Ad esempio: 

  • si prescrivono in 3 anni: il pagamento delle lezioni private, i compensi ai professionisti (avvocato, notaio, medico, ecc.);
  • si prescrivono in 2 anni: il diritto al risarcimento del danno da incidente stradale; altri diritti derivanti dal contratto di assicurazione; il risarcimento per danni e vizi su contratti di appalto;
  • si prescrivono in 1 anno: il pagamento della provvigione all’agente immobiliare, i premi da pagare all’assicurazione, pagamento delle retribuzioni per prestazioni di lavoro non superiori a un mese, l’iscrizione a scuole private, il pagamento dei farmacisti per le medicine acquistate presso la farmacia, il risarcimento del danno per prodotti difettosi;
  • si prescrivono in 6 mesi: il pagamento per il pernottamento in un hotel, albergo, ostello, affittacamere, bed & breakfast.

Quando si prescrivono le tasse e le imposte?

Per le tasse esistono regole speciali.

Si prescrivono in 10 anni tutte le tasse e imposte dovute allo Stato come:

  • Irpef, 
  • Ires,
  • Iva, 
  • Irap, 
  • Imposta di bollo, 
  • Imposta catastale, 
  • Imposta ipotecaria, 
  • Canone Rai.

Si prescrivono in 5 anni tutte le tasse e imposte dovute a Regioni, Province e Comuni come:

  • Imu, 
  • Tari, 
  • Tosap.

Si prescrivono altresì in 5 anni le sanzioni amministrative, tributarie e penali come:

  • multe stradali,
  • sanzioni per protesto di assegni e cambiali,
  • sanzioni per attività pericolose o per violazioni delle regole sul commercio,
  • sanzioni penali conseguenti a reati,
  • sanzioni irrogate dal fisco in caso di violazioni tributarie, anche se la relativa imposta si prescrive in un termine superiore (ad esempio l’omesso versamento dell’Irpef si prescrive in 10 anni ma la relativa sanzione in 5 anni. 

Si prescrive in 3 anni

  • il bollo auto.

Quando si prescrivono le cartelle esattoriali?

Il termine di prescrizione delle cartelle esattoriali è esattamente lo stesso di quello previsto per le imposte, tasse o sanzioni per le quali le stesse sono state emesse. Sicché, ad esempio, una cartella esattoriale per il bollo auto si prescrive in 3 anni, una per l’Iva in 10 e una per l’Imu in 5. Se la stessa cartella richiede pagamenti tra loro eterogenei (ad es. Irpef, Imu e multe stradali), la stessa avrà termini di prescrizione diversi a seconda della natura dell’importo.

Come si calcola la prescrizione?

La prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui «il diritto può essere fatto valere» ossia da quando scade il termine di pagamento. 

Per gli atti illeciti, la prescrizione inizia a decorrere dal giorno dell’illecito o da quando il danneggiato ne ha avuto conoscenza.

Per i contratti che non indicano una data di scadenza, la prescrizione inizia a decorrere dalla stipula stessa del contratto.

Esiste una regola speciale per imposte e tasse: la prescrizione qui decorre dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento era dovuto. Così il bollo auto dovuto per il 2022 si prescrive il 31 dicembre del 2025 (ossia tre anni dopo il 1° gennaio del 2023).

Per le cartelle esattoriali, la prescrizione decorre dal giorno successivo alla loro notifica. 

Come si interrompe la prescrizione?

Per interrompere il decorso del termine di prescrizione è sufficiente che il creditore invii una richiesta di pagamento al debitore in cui specifichi con esattezza:

  • la fonte del credito (ossia il contratto, la fattura, ecc.);
  • l’importo esatto del credito. 

Se il creditore interrompe il termine di prescrizione, questo inizia a decorrere nuovamente da capo a partire dal giorno successivo. Questo significa che se il creditore, prima della scadenza di ogni termine di prescrizione, diffida il debitore la prescrizione non si compie mai.

Tuttavia, l’avvio di un’azione giudiziaria per il recupero del credito sospende il termine di prescrizione per tutta la durata del processo, per poi riprendere da capo con l’emissione della sentenza (in tal caso però la prescrizione sarà di 10 anni come per tutti gli atti giudiziari). 

Come opporsi a un debito prescritto?

Se il creditore dovesse agire per ottenere il pagamento, al debitore basterà costituirsi in giudizio o – in caso di pignoramento – effettuare un’opposizione eccependo l’intervenuta prescrizione. Tanto basta al giudice per accogliere l’eccezione se, dal calcolo del tempo, dovesse effettivamente risultare compiuto il termine di prescrizione. Spetterebbe poi al creditore dimostrare il contrario producendo ad esempio una lettera interruttiva dei termini di prescrizione. 



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