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Prescrizione diffamazione via internet

20 Gennaio 2023 | Autore:
Prescrizione diffamazione via internet

Diffamazione su social network, blog, commenti e in generale sul web: è un reato istantaneo e non permanente o continuato. 

Da quando decorre la prescrizione del reato di diffamazione via internet? A chiederselo è stata una recente sentenza della Cassazione [1] che ha offerto una soluzione “a sorpresa”.

Secondo la Suprema Corte infatti la prescrizione della diffamazione operata sui social o sui blog decorre dall’inserimento in rete della frase offensiva e non da quando ne è venuta a conoscenza la vittima. È infatti proprio in quel preciso momento che le frasi o le immagini dannose diventano fruibili da parte dei terzi fruitori della rete.

Ma facciamo un passo indietro. 

La diffamazione è un reato?

Ricordiamo che, nel 2016, il legislatore ha deciso di depenalizzare il reato di ingiuria rendendolo un illecito civile, punito – oltre che con il risarcimento – con una sanzione economica da versare allo Stato. La diffamazione è invece rimasta nell’ambito degli illeciti penali, probabilmente per la maggiore gravità della condotta che, avvenendo in assenza della vittima, non consente a questa di difendersi.

La diffamazione su internet è peraltro aggravata dall’utilizzo del mezzo della pubblicità, ragion per cui subisce un trattamento sanzionatorio più severo. Tale è, ad esempio, quella che si realizza tramite i social network. 

Per aversi diffamazione è necessario comunicare con almeno due o più persone in assenza della parte lesa. La frase è offensiva, e quindi rilevante penalmente, solo se eccede il diritto di critica e quindi si risolve in un gratuito attacco alla altrui moralità personale o professionale. Non è necessario usare parolacce o sconcezze: è sufficiente insinuare un giudizio che possa mettere a repentaglio l’onore della vittima (come il fatto di dire “Caio è un mafioso; Tizio è un corrotto; Sempronio è un incompetente). 

Entro quanto tempo presentare la querela

La querela va presentata entro 3 mesi da quando la vittima ha avuto conoscenza del fatto diffamatorio, indipendentemente da quando questo è stato commesso. 

Sul punto però la sentenza della Cassazione qui in commento ha precisato che, ai fini della individuazione del momento della decorrenza del termine per proporre querela, occorre fare riferimento, in assenza di prova contraria da parte della persona offesa, ad una data contestuale ovvero temporalmente prossima a quella in cui la frase o l’immagine lesiva sono state immesse su internet. Ciò atteso che l’interessato, normalmente, ha notizia del fatto commesso mediante web accedendovi direttamente o per mezzo di terzi che in tal modo ne siano venuti a conoscenza.

Cosa si rischia per diffamazione?

Vediamo quali sono le pene per il reato di diffamazione. La pena per il reato “base” è la reclusione o la multa. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato la pena della reclusione e quella della multa sono raddoppiate. Se poi l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità ovvero in atto pubblico la reclusione può arrivare a tre anni. Con la recente sentenza n. 1370 del 16 gennaio la quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha chiarito che il delitto di diffamazione realizzato tramite un blog ha natura di reato istantaneo di evento che si consuma nel momento in cui la frase o l’immagine lesiva diventano fruibili in rete da parte di terzi. La conseguenza è che da quello stesso momento inizia a decorrere il termine di prescrizione del reato.

La decorrenza della prescrizione per il reato di diffamazione

In generale, la legge stabilisce che la prescrizione dei reati decorra: 

  • per il reato istantaneo (che si consuma cioè con una singola condotta) dal giorno della consumazione della condotta; 
  • per il reato tentato dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole; 
  • per il reato permanente o continuato (ossia quello che viene reiterato con più condotte o con un’unica condotta che esplica i suoi effetti nel tempo) dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione. 

Nell’ipotesi in cui la condotta offensiva dell’altrui reputazione si concretizzi nella diffusione di scritti o di filmati attraverso la rete internet, la consumazione del delitto di diffamazione viene a coincidere con l’inserimento nel web della frase diffamatoria.

Dunque, secondo la Cassazione, è da tale momento che inizia a decorrere il termine di prescrizione del reato. Ciò perché la diffamazione si consuma nel momento stesso e nel luogo in cui i terzi percepiscono l’espressione ingiuriosa. E dunque, nel caso in cui frasi o immagini lesive siano state immesse sul web, nel momento in cui il collegamento viene attivato.

La recente sentenza della Corte di Cassazione ha dunque chiarito che il delitto di diffamazione realizzato tramite web ha natura di reato istantaneo (e non di reato permanente). Esso pertanto si consuma nel momento in cui la frase o l’immagine lesiva diventano fruibili in rete da parte di terzi. In pratica, la Corte ha stabilito che il reato di diffamazione commesso tramite un blog, un commento, un post su un social si consuma nel momento in cui il contenuto offensivo viene pubblicato e diventa visibile agli utenti della rete, e non nel momento in cui viene letto o condiviso. La conseguenza di questa decisione è che, a partire dalla data di pubblicazione, inizia a decorrere il termine di prescrizione del reato.

L’evento del reato di diffamazione è costituito, del resto, dalla comunicazione e dalla correlata percezione o percepibilità, di un segno, una parola, un disegno lesivo, che sia diretto, non in astratto, ma concretamente, a incidere sulla reputazione di uno specifico soggetto. Si tratta di evento, non fisico, ma, psicologico, consistente nella percezione sensoriale e intellettiva, da parte di terzi, dell’espressione offensiva.

Inoltre la sentenza precisa che la diffamazione tramite un blog rientra nella fattispecie dell’offesa commessa con mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità ovvero in atto pubblico, e quindi la pena prevista per questo tipo di reato è quella prevista per l’offesa commessa con mezzo della stampa ossia la reclusione può arrivare a tre anni.


note

[1] Cass. sent. n.1370/23 del 16.01.2023.


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