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Matteo Messina Denaro: perché il suo autista resta in carcere

20 Gennaio 2023 | Autore:
Matteo Messina Denaro: perché il suo autista resta in carcere

Il gip di Palermo Fabio Pilato ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Giovanni Luppino, l’autista del boss Matteo Messina Denaro.

Vista l’importanza dell’arresto di Matteo Messina Denaro, la notizia delle manette ai polsi del suo autista è passata maggiormente in sordina, nonostante anche Giovanni Luppino possa essere un prezioso strumento di informazioni nelle mani degli inquirenti. Nonostante il tentativo dell’autista di sostenere l’incredibile tesi secondo cui lui non aveva idea di chi fosse il signore che portava alle visite, per gli investigatori Luppino potrebbe conoscere importanti collegamenti interni di Cosa Nostra.

Subito dopo il suo arresto, lunedì mattina, alla clinica Maddalena di Palermo, il boss Matteo Messina Denaro avrebbe detto al suo autista, Giovanni Luppino «È finita». A raccontarlo, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare visionata dall’Adnkronos, è lo stesso commerciante di olive finito in carcere con il capomafia. Luppino «ha dichiarato di ignorare la vera identità di Messina Denaro – scrive il gip – specificando che, circa sei mesi addietro, il suo idraulico di fiducia, Andrea Bonafede, glielo aveva presentato indicandolo come un suo cognato, di nome Francesco. Dopo quel brevissimo incontro, durato appena una manciata di minuti, non lo aveva più visto né incrociato, fino alla mattina del 16.1.2023 quando il tale Francesco, sedicente cognato di Andrea Bonafede, si era presentato all’alba (ore 5,45 del mattino) per chiedergli la cortesia di accompagnarlo a Palermo, dovendo sottoporsi a delle cure mediche in quanto malato di cancro». «Luppino ha concluso le sue dichiarazioni sostenendo di essersi reso conto della vera identità di Messina Denaro soltanto a seguito dell’intervento dei Carabinieri, quando aveva chiesto al tale Francesco se cercassero lui, ottenendo in risposta le testuali parole: si, è finita».

«La versione dei fatti fornita dall’indagato è macroscopicamente inveritiera, non essendo credibile che qualcuno, senza preavviso, si presenti alle cinque del mattino a casa di uno sconosciuto per chiedergli la cortesia di accompagnarlo in ospedale per delle visite programmate, in assenza di una situazione di necessità e urgenza». Ecco perché il gip di Palermo Fabio Pilato ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Giovanni Luppino.

«È noto che il ruolo di autista costituisce compito estremamente delicato e strategico nell’organizzazione interna di cosa nostra, soprattutto per le esigenze di cautela e protezione dei capi mafia. Ne consegue che l’incarico viene assegnato a persone di massima fiducia, in grado di garantire segretezza, sicurezza ed affidabilità degli spostamenti – scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare visionata dall’Adnkronos – Una simile funzione tocca il massimo livello di accortezza se poi il soggetto accompagnato sia addirittura il vertice assoluto dell’organizzazione criminale, costretto a destreggiarsi in un trentennale stato di latitanza».

«Nel caso di specie, non v’è dubbio che Luppino abbia consapevolmente e diligentemente adempiuto a tale mansione fiduciaria, poiché in tal senso depongono le acquisizioni investigative – scrive ancora il gip – Invero, basterebbero le semplici qualità soggettive di messina Denaro ad escludere la versione che questi possa essersi affidato ad un ignaro quisque de populo, incontrato di sfuggita sei mesi addietro, ed avvalorare la tesi accusatoria che Luppino sia stato prescelto per uno spostamento ad alto rischio, proprio in virtù della massima fiducia che il capo mafia riponeva in lui».

«Sotto tale profilo, la versione dei fatti fornita dall’indagato è macroscopicamente inveritiera, non essendo credibile che qualcuno, senza preavviso, si presenti alle cinque del mattino a casa di uno sconosciuto per chiedergli la cortesia di accompagnarlo in ospedale per delle visite programmate, in assenza di una situazione di necessità e urgenza», dice ancora il gip Fabio Pilato. «Ma al di là di ogni considerazione logica, sono le risultanze investigative a fornire il dato decisivo, nella misura in cui il possesso del coltello e dei due cellulari – entrambi tenuti spenti ed in modalità aereo- suggeriscono che Luppino fosse talmente consapevole dell’identità di Messina Denaro da camminare armato e ricorrere ad un contegno di massima sicurezza per evitare possibili tracciamenti telefonici».

Il gip Fabio Pilato segnala «la particolare accortezza dimostrata da Luppino che ha posto i cellulari in modalità aerea prima di spegnerli, nell’evidente tentativo di innalzare al massimo il livello di cautela e riserbo onde evitare che gli apparecchi si agganciassero alle celle telefoniche di zona, così consentendo la mappatura dello spostamento». E ricorda «la condotta elusiva e di favoreggiamento perpetrata dall’indagato», dice il giudice per le indagini preliminari.

«L’indagato ha agito in modo da non esporre Messina Denaro al pericolo di una cattura che avrebbe comportato l’esecuzione delle pene definitive gravanti sulla sua testa», scrive ancora il gip.

Per il gip Pilato «l’aver assicurato uno spostamento in via riservata così evitando il ricorso ad altri mezzi di locomozione – pubblici o privati, possibilmente condotti dallo stesso latitante- costituisce una condotta teleologicamente orientata ad eludere le investigazioni in corso, secondo il tipico di schema del favoreggiamento». E ricorda la necessità di un «approfondimento investigativo sul rinvenimento dei numerosi pizzini dal contenuto opaco che potrebbero schiudere lo sguardo a nuovi scenari».



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