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Mance: come sono tassate?

23 Gennaio 2023 | Autore:
Mance: come sono tassate?

Flat tax al 5% sull’importo percepito da camerieri, barman, receptionist e altri addetti al settore alberghiero, turistico e di somministrazione alimentare. 

Come sono tassate le mance? Lo scorso anno ha fatto scalpore la vicenda del maitre di un albergo di lusso che aveva incassato una grossa quantità di mance (70 mila euro) e non è sfuggito all’occhio del Fisco quando è andato a versarle in banca: la Cassazione [1] ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate dicendo che le mance fanno reddito – perché rientrano nella «nozione omnicomprensiva dei redditi da lavoro dipendente anche le erogazioni liberali» – e quindi sull’importo percepito si deve pagare l’Irpef.

Certo, si trattava di un caso eccezionale, perché di solito baristi, camerieri di sala, portieri d’albergo e facchini non ricevono lauti compensi extra dai clienti, ma il più delle volte solo qualche spicciolo, che comunque a lungo andare è utile ad arrotondare lo stipendio o il reddito dell’attività esercitata. E soprattutto, quando sono corrisposte in contanti, il lavoratore se le mette in tasca ed è facile non dichiararle, a differenza dei redditi indicati in busta paga.

Adesso però, le cose sono cambiate e dal 2023 la tassazione delle mance è diventata la regola: è stata introdotta in via definitiva e permanente dalla legge di Bilancio [2], anche se con alcune importanti agevolazioni, grazie alle quali il prelievo fiscale sarà ridotto rispetto alla tassazione ordinaria.

Mance: quando fanno reddito

La nuova normativa [2], in vigore dal 1° gennaio 2023, stabilisce che le mance «costituiscono redditi di lavoro dipendente». Ciò vale, però, esclusivamente «nelle strutture ricettive e negli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande» [3].

La nozione di mance fornita dal legislatore è estesa: sono tali tutte «le somme destinate dai clienti ai lavoratori a titolo di liberalità». Inoltre le mance fanno reddito non solo quando vengono corrisposte in contanti, come normalmente avviene, ma anche quando vengono corrisposte «attraverso mezzi di pagamento elettronici», quindi con carta di credito o bancomat.

Tassazione mance: come funziona

Le mance sono tassate con un’imposta sostitutiva dell’Irpef (e delle relative addizionali, regionale e comunale) ad un’aliquota fissa del 5%: si tratta, quindi, di una tassazione separata mediante un’apposita flat tax, che evita l’imposizione, molto più elevata, secondo gli ordinari scaglioni Irpef, compresi tra il 23% ed il 43%. Il prelievo fiscale viene effettuato dal datore di lavoro che opera in qualità di sostituto d’imposta.

Tassazione mance: quali limiti

Ci sono due importanti limiti a questo regime di tassazione sostitutiva e più favorevole per il percettore delle mance rispetto alla normale imposizione Irpef sui redditi di lavoro dipendente:

  • l’imposta ad aliquota agevolata del 5% vale solo entro la soglia del 25% del reddito percepito nell’anno precedente «per le relative prestazioni di lavoro» (non, quindi, del reddito complessivo del contribuente): oltre tale franchigia, le mance vengono tassate ad aliquota Irpef ordinaria e progressiva (che parte dal 23% e arriva al 43% per i redditi elevati);
  • il regime che abbiamo descritto si applica «con esclusivo riferimento al settore privato e per i titolari di reddito di lavoro dipendente di importo non superiore a euro 50.000».

Mance e retribuzione: rapporti

Nonostante l’assimilazione delle mance ai redditi di lavoro dipendente, le somme percepite a tale titolo vengono trattate diversamente dalla normale retribuzione erogata dal datore di lavoro: in particolare, non rientrano nel calcolo del trattamento di fine rapporto (Tfr) e sono escluse anche dal computo dei contributi di previdenza e assistenza sociale Inps e dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali gestita dall’Inail.

In ogni caso gli importi delle mance, anche nella quota parte di reddito assoggettata all’imposta sostitutiva, vengono considerati ai fini del possesso dei requisiti reddituali previsti dalle «vigenti disposizioni per il riconoscimento della spettanza o per la determinazione, in favore del lavoratore, di deduzioni, detrazioni o benefìci a qualsiasi titolo, anche di natura non tributaria». Il lavoratore, se vuole, può sempre rinunciare al regime di tassazione separata delle mance, ma deve farlo espressamente e per iscritto.


note

[1] Cass. ord. n. 26510/2021.

[2] Art. 1, co. 58-62, L. n. 197/2022.

[3] Art. 5 L. n. 287/1991.


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