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ChatGPT: è reato copiare da altri siti con l’intelligenza artificiale?

22 Gennaio 2023 | Autore:
ChatGPT: è reato copiare da altri siti con l’intelligenza artificiale?

Violazione del copyright: il diritto d’autore non si può aggirare con una semplice modifica di qualche parola. 

Si parla molto di ChatGPT, il nuovo sistema di intelligenza artificiale ideato da OpenAI in grado di rispondere alle domande degli utenti così come farebbe un motore di ricerca, con l’unica – grande – differenza di non costringere il lettore a cliccare sui link di altri siti per poi cercare lì la risposta, ma di fornirla esso stesso in automatico. 

Tuttavia ChatGPT non è solo questo. ChatGPT è stato addestrato anche a completare frasi o scritti e creare testo in modo naturale ed originale partendo da un argomento individuato dall’utente o da un altro testo. In pratica ChatGPT è in grado di fare la parafrasi o il riassunto di altri corpi di testo. Di qui i problemi che si pongono con il copyright ossia con la possibile violazione del diritto d’autore altrui. La questione sorge perché in molti stanno usando ChatGPT per comporre – in modo automatico, ma soprattutto gratuito – articoli per siti e blog o per riviste cartacee. Basta chiedere a ChatGPT: «fammi la parafrasi di questo testo», copiando e incollando la fonte. A questo punto cosa potrebbe fare l’autore del testo copiato? Potrebbe agire contro chi ha usato l’intelligenza artificiale per ottenere un altro testo simile ma non identico?

Prima di spiegare se è reato copiare da altri siti con l’intelligenza artificiale e con ChatGPT è bene sottolineare come Google stia lavorando per cercare di scoprire i testi generati da intelligenza artificiale, che non sono cioè “aurorali”, deindicizzandoli dai propri risultati. 

In buona sostanza, se usi ChatGPT per il tuo sito potresti tirarti la zappa sui piedi. 

Secondo alcuni scritti presenti in rete, invece, Google non avrebbe alcun interesse a penalizzare le pagine web realizzate dall’intelligenza artificiale se poi c’è la supervisione di un autore in carne ed ossa, cosa facilmente verificabile visto che, per ora, i documenti realizzati con ChatGPT sono ridondanti e non pienamente originali: non sono cioè che il sunto di ciò che già si trova in rete. 

Al di là di ciò che ne pensa il motore di ricerca, verifichiamo però i rischi sotto un profilo legale. Per comprendere meglio la questione, ipotizziamo il caso di un blogger che prenda, pedissequamente, da questo sito il testo di un articolo e ne ottenga una parafrasi tramite ChatGPT. Egli avrebbe un testo diverso dalla fonte, seppur non nel contenuto. Il titolare del diritto d’autore avrebbe modo di chiedere i danni al responsabile?

Per comprenderlo bisogna capire prima come funziona il diritto d’autore. Ebbene, ciò che gli anglosassoni chiamano copyright – appunto il nostro diritto d’autore – protegge non già le idee ma l’esposizione formale di un testo. Le idee non possono essere protette dal copyright: diversamente l’intera cultura dell’umanità non potrebbe essere più riprodotta o utilizzata in nessun modo. Avremmo un solo libro per ogni pensiero e non altri. Il che è inimmaginabile.

Dunque il diritto d’autore protegge solo il modo in cui il pensiero viene espresso, non l’idea: l’insieme delle parole nel loro ordine formale e nella loro composizione stilistica. Dunque, per ipotesi, una persona potrebbe ben copiare il contenuto di un altro libro se ne riesce a fare una parafrasi completamente diversa dall’originale.

La Cassazione però ha detto che non basta cambiare qualche parola e l’ordine delle frasi per aggirare il diritto d’autore: è necessario che la nuova opera, seppur non “originale”, sia esposta in modo creativo. 

Questo però ChatGPT non è ancora in grado di farlo in modo perfetto. ChatGPT fa una parafrasi ancora molto semplice, intervenendo in minima parte sull’originale. Sicché, è molto probabile che un giudice, dinanzi all’evidenza della copiatura effettuata tramite l’intelligenza artificiale, possa ritenere che sussista una violazione del diritto d’autore. Con conseguente obbligo di rimuovere l’opera copiata e di risarcire i danni al detentore del copyright.

Insomma, copiare con ChatGPT da una pagina internet già esistente pone non solo problemi di SEO ma soprattutto di carattere legale.

Abbiamo provato a porre la stessa domanda allo stesso ChatGPT. Gli abbiamo chiesto: «ChatGPT viola il diritto d’autore?». Ecco qual è stata la sua risposta.

«No, ChatGPT non viola il diritto d’autore. ChatGPT è un modello di linguaggio di intelligenza artificiale che è stato addestrato su un gran numero di documenti pubblici disponibili su Internet. Non utilizza alcun contenuto protetto da copyright senza autorizzazione. Inoltre, l’uso di ChatGPT per generare contenuti è regolato dalle leggi sui diritti d’autore e dalle condizioni d’uso dell’applicazione in cui viene utilizzato».

In verità, la risposta non tiene conto del fatto che spesso è l’utente stesso a dare a ChatGPT il compito di parafrasare un testo e se questa parafrasi non viene fatta con tutti i crismi, la violazione della legge è più che palese. 


Ecco il riassunto di questo articolo fatto da ChatGPT

«Il testo descrive ChatGPT, un sistema di intelligenza artificiale creato da OpenAI in grado di fornire risposte alle domande degli utenti come un motore di ricerca, ma anche di completare frasi o creare testi originali a partire da un argomento o da un altro testo. Tuttavia, l’uso di ChatGPT solleva questioni in relazione al diritto d’autore, poiché molti lo utilizzano per generare automaticamente articoli per siti web o riviste. Viene menzionato il lavoro di Google per identificare i testi generati dall’intelligenza artificiale e deindicizzarli dai propri risultati. Viene anche sollevata la questione se l’utilizzo di ChatGPT per generare testi simili ma non identici viola il diritto d’autore. Il testo fornisce anche un esempio di un blogger che utilizza ChatGPT per generare una parafrasi di un articolo presente su un altro sito web e si chiede se il titolare del diritto d’autore potrebbe chiedere danni. Viene infine menzionato come il diritto d’autore protegge l’espressione formale di un testo, non le idee».


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