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ChatGPT: quando c’è plagio e violazione del copyright

23 Gennaio 2023 | Autore:
ChatGPT: quando c’è plagio e violazione del copyright

Copiare da un sito con l’intelligenza artificiale di ChatGPT è considerato violazione del diritto d’autore?

Da un punto di vista legale, chi copia utilizzando l’intelligenza artificiale e quindi facendo la parafrasi di un altro testo commette violazione del diritto d’autore? Il problema si pone da quando è uscito ChatGPT, un sistema di intelligenza artificiale di proprietà di OpenAI in grado non solo di creare testi originali su richiesta dell’utente ma anche di fare riassunti ed elaborati partendo da un testo di proprietà altrui. In questo modo non pochi copywriter si sono trasformati in semplici “copy”: l’originalità e la capacità di rielaborare le fonti, un tempo dote imprescindibile di ogni giornalista anche non professionista, è ora andata in soffitta. Insomma con ChatGPT si pone un serio problema di plagio e violazione del copyright. Perché è chiaro che se è l’intelligenza artificiale ad occuparsi di parafrasare perfettamente un contenuto protetto dal diritto d’autore, quest’ultimo potrebbe da un lato non accorgersi dell’inganno e dall’altro trovare più complicata la difesa dei propri diritti.

Per comprendere però se l’utilizzo di ChatGPT per modificare i testi altrui costituisce un illecito, ossia una violazione del copyright, bisogna rifarsi alla legge e, soprattutto, all’interpretazione dei giudici. È ciò che faremo qui di seguito.

Quando c’è violazione del diritto d’autore (copyright)?

Se anche non è encomiabile copiare pedissequamente i testi altrui, apponendovi solo qualche modifica qua e là per sfuggire ad eventuali contestazioni, è bene ricordare che il diritto d’autore protegge solo la rappresentazione formale di uno scritto, non anche l’idea. L’idea non può essere “tutelata” perché è patrimonio dell’umanità. 

Sicché, ben si potrebbe copiare il contenuto di un articolo se questo fosse riscritto integralmente con parole e costruzioni differenti. 

Come spiega infatti la giurisprudenza [1], affinché si possa ravvisare violazione del diritto di autore occorre che gli elementi essenziali di un’opera originale coincidano con quelli dell’opera frutto della trasposizione: «devono essere presi in considerazione non l’idea ispiratrice o i singoli elementi dell’opera ma l’originale composizione e organizzazione di tutti gli elementi, che contribuiscono alla creazione dell’opera stessa e che costituiscono la forma di rappresentazione del suo autore; sono esclusi quindi il plagio o la contraffazione ove l’idea altrui sia utilizzata in una diversa rappresentazione o vengano organizzati in modo nuovo elementi già appartenenti al patrimonio culturale comune».

Il tribunale di Roma [1], in linea con quanto spesso riportato dalla Cassazione, ricorda che si ha violazione del diritto d’autore non solo quando l’opera è copiata integralmente, cioè quando vi sia una riproduzione abusiva, ma anche nel caso di contraffazione parziale, che ricorre quando, sulla base di una valutazione sintetica, i tratti essenziali dell’opera anteriore si ripetono in quella successiva o quando vi è la sostanziale riproduzione dell’opera originale, con differenze di mero dettaglio che sono frutto non di un apporto creativo, ma del mascheramento della contraffazione: a tal fine nelle opere letterarie occorre distinguere la parafrasi, ovvero la riproposizione di un testo con parole diverse da quelle utilizzate dall’autore originario, che si deve reputare illecita quando riproduca la forma interna per tratti tali da violare una parte dell’opera altrui avente carattere creativo; e rispettivamente la rielaborazione, che consiste nella riproposizione con una forma espressiva autonoma e originale delle idee espresse da altri soggetti».

Questo significa che non basta cambiare qualche parola utilizzando un sinonimo o modificare l’ordine delle frasi; non basta mutare la punteggiatura o qualche minima parte per non commettere plagio. È necessario rielaborare completamente il testo. 

Come chiarito dalla Cassazione [2], il plagio di un’opera altrui non scatta soltanto in caso di contraffazione dell’opera tutelata, ma anche nel caso del cosiddetto plagio evolutivo. Il «plagio evolutivo» costituisce un’ipotesi più complessa di tale fenomeno, in quanto integra una distinzione solo formale delle opere comparate, sicché la nuova, per quanto non sia pedissequamente imitativa o riproduttiva dell’originaria, ne è solo una sostanziale rielaborazione con un intervento minimo, sicché si traduce non già in un’opera originale ed individuale, per quanto ispirata da quella preesistente, ma nell’abusiva, e non autorizzata, rielaborazione di quest’ultima.

Copiare con l’intelligenza artificiale è violazione del copyright?

Quanto appena detto ci porta a ritenere che la parafrasi effettuata con ChatGPT o con qualsiasi altra forma di intelligenza artificiale non basta ad escludere il plagio: difatti tale sistema comporta una riproposizione dell’opera originale con una minima rielaborazione. ChatGPT non è in grado – almeno per il momento – di creare un’opera originale, seppur ispirata a un’altra. ChatGPT, quando parte da un altro testo – che è l’utente stesso a fornire chiedendo di fare un riassunto o una parafrasi – realizza una vera e propria violazione del copyright.

Il titolare dell’opera originale potrebbe quindi chiedere il pagamento dei diritti di riproduzione e il risarcimento del danno. La prassi oggi abbastanza frequente di copiare pagine di siti originali ricorrendo all’intelligenza artificiale presenta quindi numerosi rischi sotto un profilo legale.


note

[1] Trib. Roma, sent. del 05.02.2018.

[2] Cass. sent. n. 14635/2018.

Autore immagine: depositphotos


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