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Quando è possibile contestare una multa autovelox?

22 Gennaio 2023 | Autore:
Quando è possibile contestare una multa autovelox?

Come impugnare una contravvenzione per eccesso di velocità: motivi di ricorso contro il verbale autovelox.

Non è più facile come un tempo contestare una multa con l’autovelox. Polizia e Comuni sono ormai attenti alle istruzioni fornite dalla Cassazione ed oggi i verbali risultano per lo più correttamente redatti e notificati. Peraltro i costi elevati del giudizio, spesso di poco inferiori al valore della stessa sanzione amministrativa, rendono a volte più conveniente pagare l’importo nei primi cinque giorni, usufruendo dello sconto del 30%. Ciò nonostante, chi vuol salvare i punti della patente, ha un interesse che va ben oltre il valore economico della contravvenzione. Ecco perché comunque è sempre bene sapere quando è possibile contestare una multa autovelox. 

Ecco quindi i più ricorrenti motivi di ricorso che è possibile sollevare dinanzi al Prefetto entro 60 giorni oppure al Giudice di Pace entro 30 giorni. Procediamo con ordine.

Il termine per la notifica della multa

La multa deve essere consegnata al conducente nel momento stesso dell’infrazione. Quando ciò però non è possibile, come succede nel caso di eccesso di velocità, il verbale va notificato a casa del proprietario dell’auto entro 90 giorni dal giorno dell’infrazione (e non – come ha tentato erroneamente di sostenere in passato qualche Comune – dalla successiva data di redazione del verbale). Questo significa che chi riceve la multa più tardi del 90° giorno può contestarla e ottenerne l’annullamento.

Attenzione però: per calcolare il rispetto del termine di 90 giorni non bisogna avere a riferimento la data in cui la multa è stata ricevuta dal destinatario ma quando la stessa è stata spedita dall’organo accertatore. Rileva quindi la data di spedizione della raccomandata e non quella di ricevimento. 

La presenza del cartello di avviso

Qualsiasi rilevazione di eccesso della velocità effettuata con autovelox (fissi o mobili), per essere legittima, deve essere preceduta da un cartello di avviso ai conducenti. Il cartello deve essere visibile (non quindi oscurato da vegetazione, da altri cartelli o da “scritte” vandaliche) e di dimensioni tali da poter essere agevolmente letto in relazione alla velocità percorribile sulla strada (sicché, se nei Comuni sono legittimi i cartelli più piccoli, questi non sono sufficienti in autostrada o sulle strade a scorrimento veloce).

Il cartello deve sussistere anche per gli autovelox in movimento, quelli cioè montati sull’auto della polizia. 

La legge non dice quale debba essere la distanza minima tra la segnaletica stradale e l’autovelox. La Cassazione parla di ragionevole distanza per consentire una dolce frenata, in modo che una repentina decelerazione non costituisca un pericolo maggiore per il traffico. La ragionevole distanza va determinata sulla base della velocità percorribile sulla strada e sui tempi di frenata.

Il cartello però non deve trovarsi a più di 4 km dalla postazione di controllo. Diversamente la multa è illegittima e può essere contestata.

Il cartello deve essere riproposto dopo intersezioni a beneficio degli automobilisti che provengono da altre strade.

L’ordinanza del Prefetto

Affinché la polizia possa posizionare un autovelox che operi in modalità automatica, ossia senza la presenza degli agenti sul luogo, è necessario che vi sia un’ordinanza del Prefetto ad autorizzarne tale impiego, senza quindi la contestazione immediata della multa. 

L’ordinanza del Prefetto deve sussistere per qualsiasi strada, tranne le autostrade e le strade extraurbane principali.  

La Cassazione, di recente, ha detto che la presenza del decreto del Prefetto è necessaria solo per gli autovelox fissi (quelli cioè che operano in automatico senza la presenza degli agenti). Al contrario, per gli autovelox mobili – quelli cioè che si trovano montati di volta in volta dalla Polizia sui treppiedi e che si trovano ai bordi della strada – l’autorizzazione del Prefetto non è necessaria. 

Il verbale deve indicare gli estremi dell’ordinanza del Prefetto.

La taratura

Ogni autovelox deve essere sottoposto, almeno una volta all’anno, alla cosiddetta taratura ossia a un controllo di funzionalità effettuato da ditte specializzate e verbalizzato su un documento che il privato può sempre chiedere di visionare. 

La data dell’ultima taratura deve essere indicata sul verbale.

La mancata taratura dell’autovelox determina la nullità della multa e la possibilità di ricorso. 

Strada priva di “banchina” 

È annullabile la multa a mezzo di autovelox su strada regionale priva di banchina (lo spazio cioè tra la linea bianca ai lati della strada e la fine dell’asfalto). Il codice della strada prevede infatti la possibilità della multa a distanza soltanto nel caso in cui la strada abbia determinate caratteristiche. Lo ha stabilito più volte la Corte di Cassazione [1].

L’art. 201, comma 1 bis, del codice della strada ammette la possibilità di procedere alla contestazione non immediata dell’infrazione mediante rilevatori elettronici di velocità esclusivamente su determinate tipologie di strade, tra cui quelle urbane di scorrimento. Ma un elemento strutturale di queste ultime è la banchina che – quale spazio della sede stradale esterno rispetto alla carreggiata e destinato al passaggio dei pedoni o alla sosta di emergenza – deve restare libero da ingombri e avere una larghezza tale da consentire l’assolvimento effettivo delle predette funzioni. 

La banchina – precisa la Cassazione – è la parte della strada, per la quale non è prevista una misura minima, che si trova oltre la linea continua destra delimitante la carreggiata ed è compresa tra il margine della carreggiata ed il più vicino dei seguenti elementi longitudinali: marciapiede, spartitraffico, arginello, ciglio interno della cunetta, ciglio superiore della scarpata nei rilevati.

Ne deriva, conclude la Corte, che non può essere considerato parte della banchina lo spazio più esterno del “ciglio interno della cunetta”, ove presente, o del “ciglio superiore della scarpata nei rilevati”.  

Secondo alcune sentenze la banchina deve essere larga almeno 1 metro.

La prescrizione

Una volta notificata la multa stradale, se decorrono più di 5 anni da quando il conducente riceve la cartella esattoriale è possibile fare ricorso e annullare quest’ultima. Difatti il termine di prescrizione delle sanzioni amministrative è di 5 anni.

Come annullare la multa stradale

Per far ricorso contro la multa il conducente può scegliere tra il ricorso al giudice di pace o quello al Prefetto.

Il ricorso al giudice di Pace

Il ricorso al Giudice di Pace va depositato in cancelleria entro 30 giorni dalla notifica della sanzione. Richiede il pagamento del contributo unificato (pari a circa 40 euro) e la partecipazione alle udienze. Non è necessario l’avvocato se l’importo della multa non supera 1.100 euro ma la difesa deve rispettare le regole di procedura civile anche nel caso sia effettuata dallo stesso automobilista. Se il giudice conferma la multa non può aumentarne l’importo. Contro l’eventuale sentenza di rigetto è possibile fare appello entro 30 giorni al tribunale.

Il ricorso al giudice di pace è consigliabile tutte le volte in cui è necessario eseguire un minimo processo di interpretazione della norma: il giudice è infatti un organo imparziale e tecnico, che garantisce terzietà.

Il ricorso al Prefetto

Il ricorso al Prefetto va spedito entro 60 giorni dal ricevimento della multa. È gratuito e non necessita dell’assistenza di un avvocato. Non è necessario presentarsi a udienze anche se si può chiedere di essere sentiti personalmente. 

Si può spedire il ricorso direttamente al Prefetto o all’organo accertatore. Se il Prefetto non risponde entro 210 giorni (nel caso di presentazione del ricorso direttamente alla Prefettura) o entro 180 giorni (nel caso di presentazione del ricorso per il tramite dell’organo accertatore), il ricorso si considera accolto (secondo la regola del silenzio assenso).

Se il Prefetto rigetta il ricorso condanna il conducente a pagare il doppio della sanzione iniziale. Ma contro la sua ordinanza è possibile presentare ricorso al giudice di pace entro 30 giorni.

Il ricorso al Prefetto – in quanto organo della Pubblica amministrazione, non “terzo” – è consigliabile laddove il vizio della multa sia palese e non richieda interpretazioni. 


note

[1] Cass. ord. n. 1805/2023, n. 12864/2022.


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