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Incidente stradale per colpa del pedone

23 Gennaio 2023 | Autore:
Incidente stradale per colpa del pedone

Presunzione di colpa a carico dell’automobilista: cosa succede se si investe un passante. La responsabilità penale e civile.

Ogni automobilista deve porsi nella condizione di prevedere le altrui violazioni del codice della strada frenando per tempo ed evitando gli incidenti stradali. Dunque, se anche è vero che il pedone che attraversa fuori dalle strisce ha diritto alla precedenza e, dunque, in caso di investimento, deve essere risarcito, è altresì vero che il conducente non può essere considerato responsabile quando l’investimento è frutto di un comportamento estremamente imprudente del pedone stesso, come nel caso di chi attraversa all’improvviso la strada in mezzo al traffico, senza guardare, o in una carreggiata ad alta percorrenza, di notte e in un luogo privo di illuminazione.

L’incidente stradale per colpa del pedone non è impossibile da dimostrare, seppure la prova è di particolare complessità. Vediamo quali sono gli orientamenti della giurisprudenza, fermo restando che la valutazione non può prescindere da un’analisi del caso concreto, dalle dimensioni della strada, dalle condizioni del traffico, dall’orario in cui si verifica l’investimento. Ma procediamo con ordine. 

Presunzione di colpa a carico del conducente

In caso di investimento del pedone, la responsabilità si presume a carico dell’automobilista a meno che questi non dimostri di aver fatto di tutto per prevedere ed evitare l’impatto. Lo dispone l’articolo 2054 del codice civile a norma del quale il conducente deve risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. La locuzione «se non prova» sta proprio a significare che la dimostrazione dell’assenza di responsabilità è di chi produce il danno. In pratica la legge pone una presunzione di colpa in capo al conducente di autoveicolo o di motociclo, presunzione superabile esclusivamente tramite la prova di aver fatto tutto il possibile per aver evitato il danno.

La presenza del pedone sulla carreggiata deve porsi quindi come un evento imprevedibile, tale cioè da non poter essere anticipata neanche usando l’ordinaria diligenza. Si pensi a chi guida ad andatura moderata e si trovi, sul più bello, davanti a sé, un pedone che sta facendo footing, comparso da un cespuglio posto ai margini della carreggiata, senza poterne prevedere in anticipo l’imminente presenza. Lo stesso dicasi per chi guida di notte, su una strada ove non ci sono strisce pedonali e su cui si può procedere a velocità superiore a 50 km/h e, d’un tratto, veda apparire un pedone avvolto dal buio.

In tutti questi casi il conducente non risponderà delle lesioni personali provocate al pedone.

L’automobilista deve quindi fornire la prova di essersi trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistare il passante e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti.

Inoltre, se il pedone si comporta in modo imprudente, ma il conducente non ha violato alcuna regola cautelare, come ad esempio i limiti di velocità, il conducente non sarà considerato responsabile dell’incidente. 

Previsione del comportamento imprudente

Risponde del reato di lesioni ed è altresì tenuto a risarcire il pedone (tramite la propria assicurazione), il conducente che non riesce a evitare il comportamento imprudente ma prevedibile del pedone distratto. Si pensi al pedone che attraversa nei pressi di una fermata dell’autobus seppur coperto dal mezzo ingombrante. O al pedone che passa col semaforo rosso ma non a velocità elevata. Chi guida l’auto ma si trova nei pressi di luoghi abitualmente frequentati da pedoni deve moderare la velocità anche al di sotto dei limiti previsti dal codice della strada se non può porsi nella condizione di frenare per tempo in caso di attraversamento improvviso di un pedone.

Invece il pedone che attraversa senza guardare perché ha lo sguardo rivolto sullo smartphone non può poi rivendicare alcun risarcimento e l’automobilista si salva dall’imputazione penale.

Pedone comparso all’improvviso

Quando il pedone investito spunta d’un tratto davanti alla vettura, non si può condannare il conducente. Il giudice deve considerare la velocità che il veicolo avrebbe dovuto tenere per evitare il sinistro e confrontarla con quella a cui realmente marciava la vettura. La condanna penale può scattare soltanto «oltre ogni ragionevole dubbio» [1]. 

Inoltre, affinché il conducente sia assolto, è necessario che la condotta del pedone sia ponga come esclusiva causa dell’evento «eccezionale e atipica, imprevista e imprevedibile». 

Arresto in flagranza

Secondo la Cassazione [2] non va convalidato l’arresto per omicidio stradale perché il conducente del veicolo che ha investito e ucciso un pedone non è stato identificato immediatamente, ma solo successivamente alle indagini della polizia giudiziaria. La sentenza sottolinea che in questo caso mancano gli estremi della “quasi flagranza” e che l’arresto non può essere convalidato in quanto non è stato effettuato durante un inseguimento della polizia né il conducente è stato sorpreso con “cose o tracce” del reato che consentono un collegamento inequivocabile con il delitto.  

Responsabilità penale e civile dell’automobilista

Vediamo cosa rischia chi investe un passante. Innanzitutto sussiste una responsabilità penale per il reato di lesioni, che è tanto più grave quanto più lunga è la degenza. Tutto quindi dipende dal certificato del pronto soccorso e dalla prognosi di guarigione. Sul punto leggi Cosa rischia chi ferisce una persona.

Oltre a ciò scatta una responsabilità civile che comporta il risarcimento del danno. Per questa però c’è la copertura assicurativa. Il conducente subirà solo l’aumento della classe di merito della polizza, a meno che non vi sia un concorso di responsabilità paritario o comunque inferiore al 51%.


note

[1] Cass. sent. n. 42018/22.

[2] Cass. sent. n. 36169/21.


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