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La proposta di Fdi contro la censura sui social

23 Gennaio 2023 | Autore:
La proposta di Fdi contro la censura sui social

Ecco la proposta per garantire «trasparenza e parità di trattamento nella diffusione e nella gestione di informazioni e notizie» su siti e social.

Basta profili bloccati, post cancellati, accesso ai social negato: tutti devono poter esprimere il proprio pensiero senza – troppe – limitazioni, in virtù del diritto costituzionalmente garantito. È questa in sostanza la proposta avanzata da alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia, che vogliono in ogni modo evitare che un «caso Trump» possa verificarsi in Italia.

Multa di 500mila euro per le piattaforme digitali e le reti sociali telematiche che si rendono responsabili di «comportamenti discriminatori o lesivi della parità di trattamento e della libera manifestazione del pensiero». Lo prevede una proposta di legge di Fratelli d’Italia depositata alla Camera l’11 gennaio, che ha come obiettivo quello di garantire la «trasparenza e la parità di trattamento nella gestione e diffusione di informazioni e notizie di rilevanza sociale e politica» su siti e social network, «i quali – si legge nel testo, che l’Adnkronos ha potuto visionare – sono anche obbligati a rimuovere dalle medesime piattaforme le notizie riguardanti persone e fatti che risalgono a oltre dieci anni prima della data di entrata in vigore della legge su richiesta dell’interessato, eccezion fatta per alcuni casi (omicidio, lesioni personali gravi e gravissime, reati sui minori e mafia)».

Per i firmatari della proposta di legge, i deputati di Fdi Sara Kelany e Francesco Filini, è necessario accendere un faro sulle dinamiche disfunzionali che interessano il sistema della comunicazione sul web, dove i soggetti gestori delle piattaforme «si atteggiano, in buona sostanza, a ‘padroni’ dei contenuti che vengono veicolati per il loro tramite, applicando le proprie regole di condotta anche a dispetto delle normative interne degli Stati in cui operano. Ciò – scrivono i parlamentari di Fratelli d’Italia – anche al fine evidente di orientare il messaggio politico, facendo emergere e rendendo accessibile prevalentemente un determinato tipo di contenuti a scapito di altri ritenuti meno meritevoli di diffusione».

Secondo gli esponenti del partito di Giorgia Meloni, il comportamento tenuto dai soggetti gestori delle piattaforme «ha assunto ormai forme intollerabili»: basti pensare al caso dell’ex Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, «censurato sine die da Twitter con un click» (tra l’altro gli avvocati del tycoon proprio negli ultimi giorni hanno chiesto la riattivazione della sua pagina Facebook). «È accettabile, in un sistema democratico, che con un semplice ‘colpo di spugna’ dato dalle big tech della comunicazione si possa silenziare improvvisamente e senza possibilità di appello un contraddittore politico?», si chiedono Kelany e Filini, i quali invocano «argini ben precisi e insuperabili paletti alle derive censorie a cui stiamo assistendo».

Il rischio che venga sacrificato il «pensiero minoritario e non conforme» è altissimo, rimarcano i due deputati di Fdi, «anche in ragione del fatto che l’oligarchia che detiene la proprietà delle piattaforme è portatrice di specifici e riconoscibili valori di riferimento». Kelany e Filini puntano il dito contro l’uso che le piattaforme social fanno dei ‘bot’: in sintesi, per Fdi non si può affidare a un algoritmo «la capacità di analizzare cosa si celi dietro un messaggio politico complesso».

La proposta di legge Fdi introduce per i gestori delle piattaforme social l’obbligo «di garantire a ciascun utente la libera espressione del proprio pensiero, nel rispetto dell’articolo 21 della Costituzione e con i soli limiti imposti dalla legislazione penale vigente», così come l’obbligo di «attenersi a specifici criteri di trasparenza e di proporzionalità» nella gestione di notizie e profili con rilevanza sociale e politica, contenuti che dovranno essere valutati da persone fisiche e non più dai ‘bot’.

Le piattaforme dovranno dunque tenere dei registri contenenti «tutti i dati rilevati nell’esecuzione delle verifiche sui contenuti», con l’obbligo di trasmetterli all’Agcom e al Garante per la privacy con cadenza trimestrale. In caso di mancata osservanza delle disposizioni, sono previste sanzioni che vanno «dal richiamo per il comportamento scorretto fino al temporaneo oscuramento del sito internet», nonché un’ammenda di 500mila euro «per ogni comportamento discriminatorio o lesivo della parità di trattamento e della libera manifestazione del pensiero».

La proposta di legge contiene anche un capitolo sul diritto all’oblio, con l’obbligo per i gestori della piattaforme di rimuovere le notizie riguardanti persone e fatti che risalgono a oltre dieci anni prima della data di entrata in vigore della presente legge, su richiesta dell’interessato e ad esclusione dei casi di omicidio, di lesioni personali gravi e gravissime, di delitti contro i minori e di quei casi nei quali sussista l’aggravante mafiosa. Restano fuori casi come corruzione e terrorismo: i condannati per questo tipo di reati, infatti, potrebbero chiedere la rimozione delle notizie che li riguardano.

«Ma la nostra proposta, così come tutte le altre, è aperta a eventuali modifiche del Parlamento. La dialettica parlamentare serve proprio a questo, a valutare aspetti migliorativi e correttivi», replica all’Adnkronos la deputata Kelany, prima firmataria della pdl, che riassume così il senso della sua iniziativa: «La libertà e i diritti sono i cardini di una democrazia moderna e matura. Questi temi sempre stati a cuore a Fdi».



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