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Effetti del divorzio sui figli

24 Gennaio 2023 | Autore:
Effetti del divorzio sui figli

Affidamento, collocamento e mantenimento del figlio dopo la separazione e il divorzio. L’assegnazione della casa coniugale. 

Spesso, quando una coppia si separa, il problema principale sono gli effetti del divorzio sui figli. Effetti che sono innanzitutto di tipo psicologico ma anche e soprattutto di natura legale. La legge infatti disciplina tutte le conseguenze che un evento del genere determina sulla prole al fine di garantire, da un lato, ai minorenni il cosiddetto «diritto alla bigenitorialità» (ossia, in ossequio alla nostra Costituzione, la possibilità di mantenere solidi legami con entrambi i genitori) e dall’altro il «diritto al mantenimento» anche ai maggiorenni che non siano, non per propria colpa, in grado di mantenersi da soli. 

Effetti del divorzio sui figli: i 4 punti essenziali

Volendo semplificare in quattro semplici parole gli effetti del divorzio sui figli si può già anticipare il discorso con queste istruzioni fondamentali. 

In caso di divorzio, i figli restano con un solo genitore, quello individuato dalle stesse parti di comune accordo o, in caso di disaccordo, dal giudice che si occupa della causa della separazione prima e del divorzio dopo.

Il luogo in cui vivrà il figlio e il genitore convivente (il cosiddetto «genitore collocatario») sarà la stessa casa ove questi vivevano prima della crisi coniugale anche se di proprietà dell’altro genitore o se in comproprietà.

Inoltre, ciascun genitore, anche quello che non vive più coi figli, mantiene su di essi il potere-dovere di decidere le questioni più importanti riguardanti la loro crescita, l’educazione, l’istruzione, la salute.

In ultimo, tanto il padre quanto la madre devono contribuire alle esigenze economiche dei figli finché questi non diventano autonomi o, al massimo, fino al compimento di 35 anni.

Si potrebbero riassumere in questi quattro concetti gli effetti del divorzio sul figlio. Chiaramente, in termini giuridici, tutto ciò viene sintetizzato con parole differenti e più tecniche. In particolare si parla di 

  • collocamento del figlio presso un genitore, 
  • affidamento condiviso o esclusivo del figlio, 
  • assegno di mantenimento in favore del figlio, 
  • assegnazione della casa coniugale al genitore collocatario. 

Di ciascuno di questi concetti parleremo meglio nella seguente guida. 

Con chi vanno a vivere i figli in caso di divorzio?

Se non c’è accordo tra padre e madre, i figli vanno a vivere con il genitore che il giudice ritiene più idoneo a prendersi cura delle loro esigenze: è il cosiddetto genitore collocatario. Con genitore «più idoneo» non si intende tanto da un punto di vista economico – atteso che le eventuali difficoltà economiche da parte di questi sarebbero comunque compensate dall’assegno di mantenimento versato dall’altro genitore – ma in termini di capacità gestionale, organizzativa, di dialogo col minore, di tempo a disposizione per quest’ultimo e di rapporto di affettività. 

La legge non dice quale debba essere il genitore collocatario. Contrariamente a quanto si pensa – visto che le statistiche ci offrono un quadro nettamente orientato per la figura femminile – il genitore collocatario non è sempre la madre, né la giurisprudenza ha una aprioristica preferenza per quest’ultima. Di fatto, però, la donna viene ritenuta spesso “più idonea” dell’uomo per via del minor tempo che quest’ultimo dispone a causa del lavoro e del legame che instaura con il figlio. Vero o no che sia questo assunto, il padre che voglia vivere coi figli deve di fatto riuscire a dimostrare che la madre è di pregiudizio per la loro crescita psicologica. 

In ogni caso il giudice, prima di prendere una decisione e individuare il genitore collocatario, deve sentire il parere del figlio: sempre se si tratta di bambini di almeno 12 anni, e anche più piccoli se li ritiene capaci di discernimento. La mancata audizione del minore determina la nullità della sentenza. 

Il figlio può fornire al giudice una propria preferenza che tuttavia non è vincolante ai fini della decisione finale, anche alla luce di eventuali valutazioni affidate a psicologi o ai servizi sociali.

Il diritto alle visite periodiche

Il fatto di vivere con un genitore non toglie che l’altro (il cosiddetto «genitore non collocatario») abbia il diritto-dovere di vedere i figli secondo un calendario concordato dalle parti o, in difetto, definito dal giudice. Di solito, al netto del tempo trascorso a scuola, la settimana viene ripartita a giorni alterni, così come i giorni festivi e i weekend. Sicché il genitore non collocatario può – anzi deve – vedere i figli minori un giorno sì e uno no. Di solito però, quanto più il bambino è piccolo, tanto più il giudice è propenso a contingentare il tempo che questi trascorre con il padre, visto che spesso, specie quando si tratta di bambini ancora in età da latte, la presenza materna è essenziale. Anche il fatto di dormire presso il genitore non collocatario è considerato un’eccezione rispetto alla necessaria esigenza di stabilità del figlio.

A chi vengono affidati i figli?

Diverso dal concetto di «collocamento» (di cui abbiamo appena parlato) è quello dell’affidamento, ossia la potestà decisionale dei genitori. Potestà che spetta, di regola, a entrambi i genitori, quindi anche a quello non collocatario. Si parla pertanto di affidamento condiviso o congiunto.

Le decisioni concordate riguardano le scelte più importanti per la crescita e lo sviluppo della personalità dei figli, come la pubblicazione di foto sui social, l’individuazione della scuola, le cure mediche, le gite scolastiche, i viaggi studio e quelli di piacere, lo sport, ecc.

La legge impone come regola l’affidamento condiviso o congiunto, ossia a entrambi i genitori. Eccezionalmente si procede all’affidamento esclusivo, in favore cioè di un solo genitore solo quando l’altro possa essere di pregiudizio per la crescita dei figli (come nel caso di soggetto pericoloso, con problemi psichici, ecc.).

Chi deve mantenere i figli?

I figli devono essere mantenuti da entrambi i genitori in proporzione alle rispettive capacità economiche. Con la differenza che il genitore collocatario vi provvede quotidianamente attraverso le spese di gestione ordinaria mentre quello non collocatario con il versamento in favore dell’ex di un assegno di mantenimento mensile che, se non individuato di comune accordo dalle parti, viene fissato dal giudice.

A quanto ammonta il mantenimento dei figli? I figli hanno diritto a mantenere lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora i genitori convivevano. Sicché più sono elevate le loro possibilità economiche, più cospicuo dovrà essere l’assegno di mantenimento.

Il mantenimento non deve mirare a coprire solo le esigenze basali del figlio (vitto e alloggio) ma anche quelle di una normale vita in società come lo sport, il divertimento, ecc.

Il figlio ha diritto ad essere mantenuto finché non acquista una propria capacità economica. Il che avviene quando:

  • trova un lavoro in linea con la propria formazione;
  • terminati gli studi, ha acquisito una piena potenzialità lavorativa (in tal caso, se la disoccupazione permane per molto tempo, egli perde il diritto ad essere mantenuto);
  • non prosegue gli studi né si mette alla ricerca di un lavoro oppure prosegue gli studi senza profitto.

Una volta trovato il lavoro, il figlio perde definitivamente il diritto al mantenimento che non resuscita più neanche in caso di successiva perdita del posto (anche se ciò avviene dopo poco tempo).

In ogni caso, anche il figlio disoccupato, che non trova lavoro non per sua colpa, perde definitivamente il mantenimento al compimento dei 35 anni, dopo i quali la giurisprudenza presume che il suo stato di inoccupazione è colpevole, dovuto cioè ad inerzia.

A chi va la casa coniugale?

La casa in cui la famiglia viveva prima di separarsi viene assegnata al genitore collocatario anche se di proprietà dell’altro o se in comproprietà. L’assegnazione concerne non certo il diritto di proprietà ma il cosiddetto diritto di abitazione che permane fino a quando il figlio non va a vivere da solo o quando perde il diritto al mantenimento. 

Il genitore assegnatario della casa può ospitarvi anche il proprio nuovo partner. 

Figli e rapporti con il nuovo partner

Il giudice può limitare la frequentazione dei minori con la nuova compagna del padre, disponendo, ad esempio, gli incontri della donna solo una volta a settimana e non durante tutti gli orari di visita. Ma ciò solo a patto che i figli siano piccoli e gli incontri con il nuovo partner del genitore non collocatario possa essere di pregiudizio per loro.



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