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Cassiera supermercato: è responsabile se il cliente non paga?

24 Gennaio 2023 | Autore:
Cassiera supermercato: è responsabile se il cliente non paga?

Cos’è e come funziona il licenziamento disciplinare? In quali casi non si può mandare via il dipendente che non esegue gli ordini del datore?

Il datore di lavoro può licenziare il proprio dipendente soltanto al ricorrere di giustificati motivi, come ad esempio in caso di grave inadempimento del lavoratore oppure per la crisi economica che ha colpito l’azienda. Non è possibile quindi mandare a casa un dipendente solo per un proprio capriccio. Con questo articolo risponderemo alla seguente domanda: la cassiera di un supermercato è responsabile se i clienti non pagano la merce?

Mettiamo il caso che il dipendente alla cassa non faccia nulla per impedire che uno degli avventori, dopo aver passato la merce sul nastro e riempito la busta, vada via senza pagare. In un’ipotesi del genere, scatterebbe il licenziamento disciplinare per inadempimento? A tale domanda ha fornito risposta la Corte di Cassazione con un’interessante sentenza. Vediamo cosa ne pensano i giudici.

Cos’è il licenziamento disciplinare?

Si parla di licenziamento disciplinare quando la cessazione del rapporto di lavoro è dipesa da un comportamento colpevole del dipendente.

A seconda della gravità dell’inadempimento si distingue il licenziamento per giustificato motivo soggettivo da quello per giusta causa: nel primo caso, il datore può interrompere il rapporto di lavoro, ma è obbligato a rispettare un termine di preavviso; nel secondo, invece, si verifica ciò che, in gergo, è chiamato “licenziamento in tronco”.

Legittimano un licenziamento disciplinare per giusta causa condotte gravissime come il furto in azienda, la falsificazione di certificati medici per giustificare le assenze, l’abbandono del posto di lavoro con riferimento a mansioni particolarmente delicate.

Come si licenzia un dipendente?

Per la legge, il licenziamento del lavoratore deve avvenire sempre per iscritto, a prescindere dalle ragioni per le quali è intimato.

Quindi, sia che si tratti di licenziamento disciplinare, sia che si tratti di licenziamento per crisi o riduzione di organico (cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo), il dipendente deve sempre ricevere una comunicazione formale scritta.

Per essere più precisi, la legge dice che il datore di lavoro deve sempre comunicare per iscritto il licenziamento al dipendente; la comunicazione deve contenere altresì la specificazione dei motivi che lo hanno determinato. Il licenziamento intimato senza l’osservanza di queste disposizioni è inefficace [1].

Il licenziamento che non rispetta la forma scritta non ha validità giuridica: in poche parole, il licenziamento verbale (orale) è nullo, come se non fosse mai stato effettuato. Il rapporto di lavoro si considera come mai interrotto e il destinatario di tale misura ha diritto ad essere reintegrato sul posto.

Va licenziata la cassiera del supermercato se non fa pagare i clienti?

Il dipendente alla cassa del supermercato che non fa pagare i clienti commette un grave inadempimento che può giustificare il licenziamento per giusta causa, anche in assenza di accordo con gli avventori.

In altre parole, va licenziato il dipendente che arreca un pregiudizio economico alla propria azienda non pretendendo il pagamento dei servizi o dei beni ceduti.

Secondo la Corte di Cassazione, tuttavia, non può esserci licenziamento se il dipendente alla cassa ha consentito ai clienti di andare via senza pagare per via del loro atteggiamento minaccioso: in questo caso, infatti, il datore non può chiedere al lavoratore di opporsi mettendo a rischio la propria incolumità. Tanto hanno stabilito i Supremi giudici con la sentenza richiamata in apertura [2].

Il caso riguardava una cassiera del supermercato, colpevole secondo il datore di aver consentito che tre clienti oltrepassassero la barriera lasciando i prodotti nei carrelli, di avere omesso di invitare i predetti a depositare la merce sul nastro trasportatore e di eseguire un controllo diretto, limitandosi, invece, a registrare sul misuratore fiscale le quantità di ciascuna tipologia di prodotto indicate dagli stessi clienti, in misura notevolmente inferiore a quelle effettive, come percepibile da chiunque e, a maggior ragione, da una cassiera con esperienza.

A fronte del licenziamento in tronco intimato dal datore di lavoro, la Cassazione ha invece stabilito il diritto del dipendente a ottenere la reintegra, il risarcimento del danno commisurato alla retribuzione dal licenziamento fino alla reintegra, in misura non superiore alle dodici mensilità, nonché al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali.

La Suprema Corte ha infatti rilevato come la cassiera, davanti alla condotta spregiudicata dei tre clienti che pretendevano di andare via pagando un importo nettamente inferiore alla merce prelevata, avesse tempestivamente allertato la guardia giurata, la quale a propria volta aveva chiamato i carabinieri, prontamente intervenuti per accertare il furto.

Secondo la Corte di Cassazione, alla dipendente non è addebitabile alcuna condotta colpevole, atteso che la stessa era stata lasciata sola a fronteggiare tre persone sospette che avevano assunto un atteggiamento intimidatorio, come vi evince dalla pretesa di indicare essi stessi la merce da pagare senza passarla sul nastro trasportatore e di oltrepassare la cassa con carrelli ricolmi di merce, all’evidenza in quantità ben superiore a quella indicata.

La Suprema Corte ricorda come sia legittimo il rifiuto del dipendente di eseguire un ordine del datore che possa mettere a repentaglio la propria integrità fisica.

Da tanto deriva la correttezza del comportamento della cassiera, la quale non avrebbe di certo potuto opporsi ai malviventi mettendo a rischio la propria incolumità.

In conclusione, quindi, la Corte di Cassazione ritiene che se il comportamento addebitato al lavoratore, consistente nel rifiuto di rendere la prestazione secondo determinate modalità, sia giustificato dall’accertata illegittimità dell’ordine datoriale e dia luogo pertanto a una legittima eccezione d’inadempimento, il fatto contestato deve ritenersi insussistente perché privo del carattere dell’illiceità, con conseguente applicazione della tutela reintegratoria.


note

[1] Art. 2, legge n. 604/66.

[2] Cass., sent. n. 770 del 12 gennaio 2023.

Autore immagine: depositphotos


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