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Cartella esattoriale: quando si prescrivono interessi e sanzioni?

25 Gennaio 2023 | Autore:
Cartella esattoriale: quando si prescrivono interessi e sanzioni?

Debiti per interessi e sanzioni tributarie: la prescrizione è autonoma rispetto alla sorte capitale dovuta per le imposte e le tasse. Possibile chiedere lo sgravio parziale della cartella.

Nel momento in cui non si paga una tassa o un’imposta arriva, prima o poi, la cartella esattoriale. E, con essa, all’importo dovuto vengono sommati interessi e sanzioni per l’omesso versamento. Quando però decorre molto tempo dalla notifica della cartella senza che il fisco abbia avviato le procedure esecutive o cautelari (quindi: pignoramenti, ipoteche o fermo auto), è possibile aggrapparsi alla prescrizione per estinguere l’intero debito.

Qui però è bene sapere che non sempre la prescrizione di imposte e tasse corrisponde a quella degli interessi e delle sanzioni. Come ha più volte chiarito la giurisprudenza, e da ultimo la Cassazione [1], i termini sono a volte diversi, con la conseguenza che, in alcune situazioni, sarà possibile ottenere uno sgravio parziale della cartella. Qui di seguito scopriremo, alla luce di tale recente pronuncia, quando si prescrivono interessi e sanzioni di una cartella esattoriale. Ma procediamo con ordine.

Quando si prescrivono le cartelle esattoriali?

Come abbiamo spesso argomentato su queste stesse pagine (leggi, una per tutte, la guida dal titolo Termini di prescrizione per cartelle esattoriali), la legge non prevede un unico termine di prescrizione per tutte le cartelle esattoriali. I termini variano a seconda della natura dell’importo di cui si richiede il pagamento. Così, tutte le volte in cui la cartella viene emessa per il mancato pagamento dei tributi dovuti allo Stato – come l’Iva, l’Irpef, l’Ires, l’imposta di bollo, l’imposta ipotecaria e catastale, il canone Rai – la prescrizione è di 10 anni. Invece quando la cartella attiene al pagamento dei tributi dovuti agli enti locali, ossia a Regioni, Province e Comuni, la prescrizione è di 5 anni; e ciò vale quindi per Imu, Tari, Tosap e così via. Fa eccezione il bollo auto per il quale è prevista una prescrizione di 3 anni. 

Sempre di 5 anni è la prescrizione di cartelle emesse per contributi Inps e Inail.

Quando la cartella esattoriale viene emessa infine per sanzioni amministrative – come lo sono le multe stradali – sanzioni penali o tributarie la prescrizione è di 5 anni. E ciò in virtù della regola, imposta dall’articolo 2948 del Codice civile, in base alla quale si prescrivono in 5 anni tutti i pagamenti che vanno effettuati con una periodicità annuale o più breve (ad esempio, una volta al mese, ogni bimestre, trimestre, semestre oppure ogni anno). 

Quando si prescrivono gli interessi e le sanzioni della cartella esattoriale?

Come dicevamo in apertura, con la cartella viene spesso richiesto il pagamento delle sanzioni e interessi. 

Così, ad esempio, chi non paga l’Irpef o chi riceve un accertamento fiscale perché non ha dichiarato alcuni redditi, è tenuto a versare allo Stato tanto l’importo evaso quanto le relative sanzioni tributarie con gli interessi. Se queste somme non vengono corrisposte immediatamente viene notificata la cartella esattoriale che, in un unico atto, è rivolta a riscuotere dette somme sotto minaccia del pignoramento.

Nel caso delle multe stradali, che già sono sanzioni di carattere amministrativo, non vengono previste ulteriori sanzioni in caso di omesso versamento (essendo illegittimo calcolare “sanzioni su sanzioni”); tuttavia, gli interessi sono particolarmente elevati, corrispondendo al 10% dell’importo calcolato ogni 6 mesi.

Ebbene, per legge, interessi e sanzioni – calcolati negli accertamenti fiscali e poi riscossi con le cartelle esattoriali – si prescrivono entrambi in 5 anni. E ciò perché:

  • le sanzioni tributarie, come tutte le sanzioni, si prescrivono in 5 anni;
  • gli interessi sono somme che maturano annualmente, per cui vale la regola del Codice civile che prevede la prescrizione quinquennale di tutti i pagamenti da effettuare almeno una volta all’anno.

Cosa fare se sono prescritti sanzioni e interessi?

La Cassazione ha affermato che, per ogni cartella esattoriale, vale il «principio dell’autonomia della prescrizione» in base al quale ogni singolo importo segue un proprio termine di prescrizione in base alla sua natura. Così, tanto per fare un esempio, se una cartella di pagamento richiede il versamento di Irpef, delle relative sanzioni e degli interessi: 

  • il debito relativo all’imposta si prescrive in 10 anni;
  • mentre gli importi dovuti a titolo di sanzioni e interessi si prescrivono in 5 anni, cioè prima.

Pertanto, dopo i primi 5 anni dalla notifica della cartella, il contribuente, pur tenuto a versare la sorte capitale ossia l’Irpef – non essendosi ancora prescritto – potrà comunque chiedere all’Agenzia Entrate Riscossione lo sgravio degli interessi e delle sanzioni tributarie, andando così a versare al fisco un importo inferiore.

Si tenga invece conto che, nel caso di cartelle per imposte dovute agli enti locali, per multe stradali, sanzioni penali o amministrative, i termini di prescrizione degli interessi e delle sanzioni si prescrivono tutti in 5 anni. 

Per ottenere lo sgravio parziale della cartella è possibile presentare un’istanza in autotutela all’Ente titolare del credito (ad es. Agenzia delle Entrate) e, per presa conoscenza, anche all’Esattore. Nel caso in cui l’istanza non venga riscontrata, è possibile fare opposizione all’eventuale pignoramento, ipoteca o fermo amministrativo per illegittimità del calcolo dell’importo dovuto. In tal caso, bisognerà rivolgersi al giudice che, per imposte e tasse, è la Corte di Giustizia Tributaria di primo grado.

Prescrizione interessi e sanzioni di cartelle esattoriali

Alla luce di quanto abbiamo appena detto, la Cassazione ha così statuito che gli interessi erariali si prescrivono in cinque anni. Essi, infatti, costituiscono un’obbligazione autonoma e rimangono indipendenti dall’obbligazione principale. 

«La norma di cui all’articolo 2948, numero 4, del Codice civile relativa alla prescrizione degli interessi è una norma speciale rispetto alla prescrizione della sorte capitale e si applica a tutte le categorie di interessi, senza fare alcuna distinzione in ragione della natura o della fonte degli interessi. Inoltre, il carattere dell’accessorietà dell’obbligazione degli interessi attiene unicamente all’aspetto genetico di tale obbligazione, la quale sorge unitamente all’obbligazione principale e, conseguentemente, cessa con l’estinzione dell’obbligazione principale stessa. Tuttavia, una volta sorta l’obbligazione di interessi (per effetto del sorgere dell’obbligazione principale), il flusso produttivo di interessi vive di vita propria in virtù della sua progressiva maturazione; man mano che maturano, gli interessi vanno a costituire un’obbligazione autonoma e rimangono indipendenti dall’obbligazione principale dalla quale sono sorti, per cui possono essere suscettibili «di autonome vicende rispetto all’obbligazione tributaria configurata a carico del contribuente».

Pertanto, la disciplina della prescrizione, che attiene alla fase in cui gli interessi, in quanto sorti già separati dal capitale, vengono a maturazione, deve necessariamente essere risolta in base al principio dell’autonomia, con la conseguenza che il termine prescrizionale è quello quinquennale stabilito dall’articolo 2948 numero 4 del Codice civile il quale prescinde sia dalla tipologia degli interessi, sia dalla natura dell’obbligazione principale.


note

[1] Cass. sent. n. 2044/23 del 24.01.2023

Autore immagine: depositphotos


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1 Commento

  1. Sanzioni per lavori effettuati nel 1983 senza aumentare la cubatura. Altri lavori di trasformazione nel 2012, di un ripostiglio in un secondo bagno, sempre senza aumenti di cubatura. Ambedue non denunziati. Cosa fare? Grazie.

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