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Come ottenere il rimborso delle tasse pagate in eccesso

25 Gennaio 2023 | Autore:
Come ottenere il rimborso delle tasse pagate in eccesso

Come farsi restituire l’Irpef, l’Iva o altre imposte versate in eccedenza rispetto al dovuto: a chi presentare l’istanza; come e quando avvengono i pagamenti.

Un bel giorno scopri di aver pagato troppe imposte sui redditi, o dell’Iva in più rispetto al dovuto. Abbiamo detto un bel giorno, perché le opzioni per farsi restituire l’eccedenza ci sono, se non sono passati troppi anni. Vediamo subito come ottenere il rimborso delle tasse pagate in eccesso: a chi chiederlo, come fare domanda e dove ricevere i pagamenti.

Rimborso tasse pagate in più: entro quando va chiesto?

Iniziamo col rispondere a questa fondamentale domanda perché il vero nemico del rimborso delle tasse pagate in eccesso è il tempo: oltre i termini di prescrizione e di decadenza che a seguire illustreremo non è più possibile chiederlo, e le somme sono definitivamente perse.

Il termine di prescrizione generale è quello, ordinario, decennale, ma la “trappola” sta nel fatto che l’istanza di rimborso, per essere accoglibile, va presentata entro un termine molto più breve, previsto a pena di decadenza, che, precisamente, è:

  • di 48 mesi dalla data di esecuzione dei versamenti Irpef (o di altre imposte sui redditi, come l’Ires) eccedenti, o di prelevamento eccessivo di ritenute alla fonte da parte del sostituto d’imposta;
  • di 36 mesi dalla data di versamento (o, se posteriore, da quella in cui è sorto il diritto alla restituzione) delle imposte indirette, come l’imposta di registro o l’imposta sulle successioni e donazioni;
  • di 24 mesi in tutti gli altri casi residuali, con decorrenza dalla data di avvenuto pagamento o «dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione» [1].

Quanto al momento di insorgenza del diritto al rimborso, dal quale iniziano a decorrere i termini decadenziali che abbiamo indicato, la Corte di Cassazione in una recente ordinanza [2] ha precisato che se il credito d’imposta risulta già desumibile dalla dichiarazione del contribuente, e non è stato contestato dall’Amministrazione finanziaria, l’istanza di rimborso non segna il «fatto costitutivo del diritto», ma «solo il presupposto di esigibilità del credito per dare inizio al procedimento di esecuzione del rimborso stesso»: di conseguenza, non trova applicazione il termine breve di decadenza, bensì quello, più ampio, di prescrizione decennale.

Rimborso tasse in eccesso con la dichiarazione integrativa

Per evitare di incappare in questi ristretti termini, è comunque possibile presentare una dichiarazione integrativa dei redditi, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui era stata presentata la dichiarazione originaria e che si vuole correggere [3]. Procedendo in questo modo bisogna indicare:

  • nel modello Redditi integrativo, l’importo chiesto in restituzione nel quadro RX e si può anche scegliere di riportare l’eccedenza come credito d’imposta da utilizzare nella successiva dichiarazione (se non verrà fruito in tale periodo, si potrà chiedere il rimborso nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo);
  • nel modello 730 integrativo, inserendo i dati corretti si otterrà il nuovo prospetto di liquidazione, sulla base del quale il sostituto d’imposta provvederà a rimborsare in busta paga o sul cedolino della pensione l’accredito spettante, come avviene per gli ordinari conguagli; ma bisogna farlo entro il 25 ottobre dell’anno di riferimento, altrimenti se è decorso tale termine è necessario utilizzare il modello Redditi nel modo che abbiamo visto sopra (per maggiori dettagli leggi: “Errori nel 730: come rimediare?“).

Istanza di rimborso tasse pagate in eccesso

L’istanza di rimborso delle tasse pagate in eccesso, se si tratta di imposte dirette (sono quelle che colpiscono direttamente i redditi, quindi Irpef, Ires e Irap) o indirette (come l’imposta di registro, di bollo, sulle successioni e sulle donazioni), va presentata all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente o presso il quale è stato registrato l’atto che ha generato il debito d’imposta versato ma non dovuto.

L’istanza di rimborso, in carta semplice, può essere presentata allo sportello, o inviata tramite e-mail, Pec o posta ordinaria, oppure utilizzando i servizi telematici disponibili nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, entrando nel proprio “cassetto fiscale“, al quale si accede con Spid (Sistema pubblico di identità digitale), Cie (Carta d’identità elettronica) o Cns (Carta nazionale dei servizi). Per la presentazione ci si può anche avvalere di intermediari abilitati, come i commercialisti e i Caf (Centri di assistenza fiscale).

Il rimborso dell’Iva versata in eccesso va chiesto in maniera diversa: la domanda deve essere formulata nella dichiarazione Iva annuale, o in quella di liquidazione periodica (mensile o trimestrale, a seconda del regime adottato dal contribuente), mediante richiesta da inviare esclusivamente in via telematica. Inoltre, i rimborsi Iva superiori a 30mila euro possono essere condizionati alla prestazione di un’idonea garanzia patrimoniale, come una fideiussione bancaria o assicurativa.

Richiesta rimborsi Agenzia Entrate: cosa indicare?

Il modulo di richiesta rimborsi (disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate alla pagina “Modelli”) deve contenere i seguenti dati:

  • nome, cognome, data di nascita, codice fiscale, località di residenza e recapiti telefonici e di posta elettronica del richiedente;
  • importo da rimborsare, con l’indicazione dell’annualità di imposta cui si riferisce (ad esempio: 273,58 euro per Irpef anno 2022);
  • ricevute dei versamenti eseguiti in eccesso, o indicazione delle ritenute operate erroneamente dal sostituto d’imposta, o eccedenze di credito indicate in dichiarazione dei redditi ma non utilizzate in compensazione e non riportate nelle successive dichiarazioni;
  • motivi della richiesta di rimborso (ad esempio, versamento duplicato: in tal caso, occorrerà allegare entrambe le ricevute di pagamento);
  • coordinate bancarie su cui eseguire il rimborso, che verrà accreditato sull’Iban del conto corrente indicato dal contribuente.

Come vengono pagati i rimborsi?

Se la domanda di rimborso viene accolta dall’Agenzia delle Entrate, il contribuente riceverà l’accredito della somma sul proprio conto corrente, bancario o postale (se ne è privo, riceverà all’indirizzo di domicilio fiscale un assegno vidimato emesso da Poste Italiane, che potrà essere incassato in contanti allo sportello, previo accertamento dell’identità del presentatore mediante esibizione del suo documento di riconoscimento). Per l’Iva, invece, l’erogazione del rimborso avviene sul conto fiscale del titolare della partita Iva o della società, a meno che nel frattempo il contribuente non abbia cessato la propria attività; in tal caso, l’accredito avviene sul conto corrente personale.

Se la domanda viene respinta – ciò può accadere sia con un provvedimento di rigetto esplicito, sia con il «silenzio rifiuto», un rigetto implicito che si configura quando sono trascorsi 90 giorni dalla presentazione dell’istanza senza ricevere risposta – il contribuente potrà impugnare questo diniego presentando un ricorso alla Corte di Giustizia tributaria competente per territorio (l’ex Commissione tributaria di primo grado) entro 60 giorni dalla data di ricevimento della comunicazione o, in caso di silenzio, entro il termine ordinario di prescrizione decennale.


note

[1] Art. 21 D. Lgs. n, 546/92.

[2] Cass. ord. n. 30503 del 18.10.2022.

[3] Art. 2, co. 8, D.P.R. n. 322/1998, modif, dal D.L. n. 193/2016.


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