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Come tutelarsi per le spese di casa in caso di divorzio

25 Gennaio 2023 | Autore:
Come tutelarsi per le spese di casa in caso di divorzio

Scrittura privata per giustificare le spese sostenute per la ristrutturazione della prima casa da parte del coniuge che non risulta proprietario dell’immobile. 

Una nostra lettrice ci pone la seguente domanda: «Mio marito ed io risultiamo in separazione dei beni. Abbiamo comprato un appartamento. Tuttavia, per usufruire delle agevolazioni fiscali sulla prima casa, abbiamo fatto risultare solo lui quale esclusivo proprietario del bene. Io sto comunque contribuendo alle spese di ristrutturazione dell’immobile anche se ciò non comparirà da nessuna parte. È possibile firmare una scrittura privata con cui tutelarmi in caso di divorzio, in cui vengono elencate le spese che sostengo per i lavori edili?». La questione coinvolge un argomento spesso controverso: quello della validità dei cosiddetti «patti matrimoniali» o «prematrimoniali».

Vediamo, più nel dettaglio, come tutelarsi per le spese di ristrutturazione di casa con una scrittura privata in caso di divorzio.  

Il nostro ordinamento vieta, in linea generale, qualsiasi patto con cui i coniugi convengono in anticipo gli effetti di una eventuale separazione o divorzio. L’accordo – meglio noto come patto prematrimoniale – sarebbe nullo, privo quindi di alcun valore. Sicché, non potrebbe giammai essere depositato dinanzi a un giudice come prova di un proprio diritto, per poter chiedere tutela. 

Nel divieto degli accordi prematrimoniali ricadono anche quelli stipulati dalla coppia già sposata, sempre al fine di regolamentare la crisi coniugale concordando gli effetti patrimoniali di un probabile e successivo divorzio. 

Questa regola però trova un’eccezione proprio nel caso di spese di particolare entità sostenute da un coniuge nell’interesse dell’altro o della famiglia. Se infatti è vero che gli importi di modesto valore non possono essere chiesti indietro in caso di separazione, trattandosi di obbligazioni conseguenti ai normali vincoli di solidarietà che il matrimonio impone, quando però le somme diventano consistenti è possibile ottenere il rimborso se opportunamente documentate. 

La Cassazione si è più volte trovata a valutare la validità della scrittura privata ove un coniuge, documentate le spese sostenute per la ristrutturazione della casa, si accordava con l’altro per il rimborso delle spese nel caso di un eventuale divorzio [1]. La Corte ha ritenuto valido, per esempio, l’accordo, sottoscritto prima delle nozze, con cui uno dei due coniugi (la moglie) si impegna a trasferire all’altro (il marito), in caso di rottura del matrimonio, un appartamento di sua proprietà, quale indennizzo per le spese da quest’ultimo sostenute per la ristrutturazione di un’altra abitazione, di proprietà invece della prima, e poi diventata la casa coniugale.

Questo, in sintesi, il ragionamento dei giudici: tra i coniugi, prima del matrimonio, si è concluso un contratto rivolto a corrispondere un indennizzo. Quest’ultimo, però, non è inquadrabile come un accordo prematrimoniale vero e proprio, vietato dalla legge italiana: è un patto attraverso il quale un debitore (nel caso di specie, la moglie) estingue il proprio debito (i soldi versati dal marito per ristrutturare l’appartamento) al creditore (il marito stesso).

Alcuni giudici ritengono sufficiente la prova delle spese per la casa, anche in assenza di un’apposita scrittura privata, per ottenere il rimborso delle stesse. Un precedente del tribunale di Bolzano [2] ha stabilito che il coniuge non proprietario della casa, che pure ha usufruito del vantaggio conseguente alla ristrutturazione, ha diritto a un equo indennizzo nel caso di separazione. In tali casi, è riconosciuto non il diritto alla restituzione integrale degli importi spesi, ma solo il diritto all’indennizzo [3].

Per ottenere l’integrale restituzione è quindi necessario firmare una scrittura privata in cui si possa indicare l’ammontare esatto delle somme che saranno restituite all’atto della separazione o del divorzio. Non è neanche necessario, in tal caso, documentare il sostenimento di tali spese (ad esempio, con le fatture o i bonifici o le quietanze) se l’importo oggetto di rimborso viene determinato in modo preciso e riconosciuto congiuntamente nel documento scritto in questione. 


note

[1] Cass. sent. n. 23713/2012 che ha ritenuto valido un accordo con cui il trasferimento di un immobile dalla moglie al marito (quale “indennizzo” per le spese da quest’ultimo sostenute ai fini della ristrutturazione di altro immobile di proprietà della moglie) veniva subordinato all’eventuale fallimento del matrimonio. Cass. sent. n. 19304/2013 ha ritenuto valido un contratto di mutuo concluso dai coniugi dopo le nozze, con il quale l’obbligo di restituire una somma di denaro gravante sul marito era stato subordinato alla separazione personale.

[2] Trib. Bolzano, sent. n. 172/2018.

[3] Fondato su una norma in tema di possesso, l’articolo 1150 del cod. civ., ai sensi del quale il possessore ha diritto all’indennità per i miglioramenti recati alla cosa, purché sussistano al tempo della restituzione, il cui ammontare è determinato nella misura dell’aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti medesimi.


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