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Più inquino più pago: la raccolta differenziata per pagare meno tasse

12 Febbraio 2012 | Autore:
Più inquino più pago: la raccolta differenziata per pagare meno tasse

Se il Comune attua la raccolta differenziata, il cittadino paga meno tasse: scopriamo perchè.

I comuni che non realizzano i livelli minimi di raccolta differenziata pagano il 20% in più sulla tassa per il deposito in discarica dei rifiuti e ciò si ripercuote sugli importi di T.A.R.S.U. [1] o T.I.A. [2] che il cittadino paga.

Con la T.A.R.S.U. o la T.I.A. (per quanto riguarda alcune città), i Comuni recuperano fondi da utilizzare per coprire i costi dei servizi di smaltimento rifiuti. Tra questi costi c’è il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti (T.S.D.D.) [3] e attribuito, per quanto riguarda il gettito e la regolamentazione, alle Regioni. Si tratta di una tassa che i gestori di discarica versano alla Regione, conteggiandola poi nel costo di smaltimento rifiuti applicato ai Comuni. L’importo del tributo speciale varia in base alla quantità dei rifiuti e alla tipologia [4]: maggiore è la quantità dei rifiuti e la pericolosità, maggiore sarà la tassa per i Comuni e, di conseguenza, per i cittadini.

Il principio posto alla base del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti (T.S.D.D.) è “chi inquina paga”, di derivazione Comunitaria [5]. Il fine è quello di scoraggiare il deposito in discarica dei rifiuti e incentivare il recupero degli stessi, di materia prima e di energia.

L’Unione Europea, che da sempre è attenta alla tematica ambientale, con la direttiva 1999/31/CE (recepita dal D.Lgs. 36/2003) ha imposto una drastica riduzione dell’utilizzo delle discariche per il deposito di rifiuti organici, al fine di evitare la produzione e il rilascio di percolato e metano nell’ambiente. La direttiva prevede che il deposito di rifiuti organici in discarica debba ridursi del 65% entro 15 anni dal recepimento della stessa e, per tale ragione, indica il compostaggio e il riciclo come modalità primarie di smaltimento dei rifiuti.

Per promuovere la riduzione dei rifiuti depositati in discarica, il Codice dell’ambiente [6] statuisce che, nel caso in cui a livello di ambito territoriale ottimale non si siano raggiunti gli obiettivi minimi di raccolta differenziata, al T.S.D.D. è applicata una percentuale del 20% ripartita tra i Comuni dell’ambito territoriale che non hanno realizzato i livelli minimi di raccolta differenziata (per il 2012 la percentuale minima di raccolta differenziata è del 65%). In questi Comuni, di conseguenza, aumenterà l’importo della tassa per lo smaltimento dei rifiuti pagata dai cittadini.

Perciò, per evitare l’aumento del T.S.D.D. è necessario che tutti i Comuni di una stessa Provincia conseguano i livelli minimi di raccolta differenziata (gli “ambiti territoriali ottimali” coincidono con le Province [7]).

In un periodo, come quello attuale, in cui c’è una diffusa preoccupazione per l’aumento della pressione fiscale, è opportuno essere consapevoli che l’aumento di alcune tasse dipende dai nostri comportamenti poco responsabili nei confronti dell’ambiente.

Ridurre il conferimento in discarica dei rifiuti conviene non solo da un punto di vista ambientale, ma consente di contenere i costi a carico della collettività.

Gli ultimi dati raccolti e pubblicati da Legambiente, nel rapporto Ecosistema Urbano 2011, dimostrano che la maggior parte dei comuni sono ancora lontani dalla percentuale minima di raccolta differenziata prevista per il 2010, pari al 55%. Solo quattro città hanno portato la raccolta differenziata a percentuali superiori al 70%: Pordenone (77%), Novara (72%), Verbania e Salerno (entrambe al 71%).

Le città con raccolta differenziata inferiore al 15% sono 20, tra cui vi sono Enna (ferma all’1%) e Taranto (4%). Le città che presentano valori negativi si trovano soprattutto al Sud, anche se in alcune si registra un’inversione di tendenza: Avellino e Salerno hanno percentuali di raccolta differenziata superiori al 60%.

In Sicilia, da poco, è partita un’iniziativa sperimentale promossa dai comuni delle alte Madonie, per incentivare la raccolta differenziata, raggiungerne i livelli minimi previsti e ridurre la tassa per lo smaltimento dei rifiuti Sono stati aperti dei negozi denominati “ecopunti”, dove scambiare materiali riciclabili con generi alimentari.

Un altro esempio virtuoso è rappresentato dal comune di Mariana Mantovana, dove dai rifiuti organici mediante un apposito impianto è prodotto biogas, così da recuperare energia dai rifiuti e inoltre garantire ai cittadini un notevole risparmio fiscale.

Le idee realizzabili per rispettare l’ambiente e risparmiare in termini fiscali sono varie, occorre renderle concrete con i nostri comportamenti, ricordandoci che “non si può toccare un fiore senza disturbare una stella”.



note

[1] La T.A.R.S.U. (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, introdotta con il D.Lgs 507/1993) è una tassa che i cittadini devono versare ai comuni per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. L’importo viene calcolato in base alla superficie degli immobili (sia pubblici che privati). Con i fondi recuperati dalla T.A.R.S.U., il comune non ha l’obbligo di coprire tutti i costi del servizio di smaltimento rifiuti, essendo sufficiente che ne assicuri una copertura minima del 50%. I restanti costi del servizio di smaltimento rifiuti vengono pagati dal comune con altre entrate (i costi del servizio smaltimento rifiuti restano comunque a carico dei cittadini, poiché vengono sottratte risorse finanziare ad altri servizi).

[2] La T.I.A. (tariffa di igiene ambientale, introdotta dal D.Lgs 22/1997 e poi modificata dal D.Lgs. 152/2006, in mancanza del relativo regolamento di attuazione del D.Lgs 152/2006 la tariffa viene applicata secondo il D.Lgs 22/1997) è una tariffa che i cittadini devono pagare ai comuni per il servizio di smaltimento rifiuti e che può essere applicata dalle amministrazioni comunali in sostituzione della T.A.R.S.U.

L’importo della T.I.A. è composto da una quota fissa e una quota variabile. Con la quota fissa vengono finanziate le spese generali sostenute per l’organizzazione del servizio, che in quanto tali non variano in funzione della quantità di rifiuti prodotti. Con la quota variabile il prelievo fiscale viene determinato in base all’esatta quantità di rifiuti prodotti dai cittadini. Per le famiglie la quota varia in base ai metri quadrati dei locali e al numero dei componenti del nucleo familiare. Per le imprese la quota varia in ragione della superficie dei locali e della produttività media di rifiuti per metro quadrato, individuata per ciascuna macro tipologia di attività dalla legge. I comuni per determinare l’importo T.I.A. che i cittadini devono pagare possono anche sostituire i criteri sopra indicati con la pesatura individuale dei rifiuti prodotti. Con la T.I.A, i cittadini pagano una somma direttamente corrispondente alle quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico, pertanto, a differenza della T.A.R.S.U. la T.I.A. copre al 100% i costi del servizio di smaltimento rifiuti.

Dal 2013, il D.L. 201/2011 convertito nella L. 214/2011, ha introdotto con l’art. 14 una nuova tassa sui rifiuti (T.R.E.S., tributo comunale sui rifiuti e sui servizi) che dovrà sostituire le esistenti, T.A.R.S.U. e T.I.A. La nuova tassa sarà disciplinata nel dettaglio da un regolamento che dovrà essere emanato entro Ottobre 2012.

[3] Istituito con L. 549/1995.

[4] Inoltre, per la determinazione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti si applica un coefficiente di correzione ponderale definito a livello interministeriale e determinato in ragione del peso specifico, del tipo e delle condizioni del rifiuto conferito (art. 3, c. 29, L. 549/1995, modificato dalla L. 62/2005).

[5] Art. 103R del Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, sostituito dall’art. 2, n.34, del Trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997. Da ultimo, il Trattato di Lisbona ha affiancato all’obiettivo della crescita economica, della piena occupazione e del progresso sociale quello di garantire un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente.

[6] D.Lgs. 152/2006, art. 205, terzo co.

[7] Gli ambiti territoriali ottimali (A.T.O.) istituiti con il decreto Ronchi, D.Lgs 22/1997 (ora sostituito dal D.Lgs 152/2006) coincidono con le Province se con legge regionale non vi è un’individuazione differente.


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5 Commenti

  1. SE NON CAMBIANO IDEA A VILLA ADRIANA-TIVOLI, CI METTERANNO UNA BELLA DISCARICA PER CONTORNO ARCHITETTONICO, SENZA PENSARE ALLE CONSEGUENZE DELLA SALUTE DEI RESIDENTI ED AI PROBLEMI FUTURI, SOPRATTUTTO PER I PIU DEBOLI , ANZIANI, DISABILI , BAMBINI ECC…CHE NON SI POTRANNO MAI DIFENDERE CONTRO QUESTA INGIUSTIZIA VERGOGNOSA….

  2. L’avvio della raccolta differenziata nel Comune in cui vivo (Malvito, 2000 ab.), senza alcun finanziamento da parte della Regione, ha comportato per l’Ente un risparmio di circa 100.000 Euro, rispetto ad un costo medio annuo (storico) di 160.000 Euro. In parole povere ieri spendavamo 160, oggi spendiamo 60, e si può ancora migliorare!. Il lavoro per gli Amministratori non è poco, ma i risultati sono tangibili. La conseguenza logica sarebbe una riduzione della tariffa e a questo si sta lavorando. Immaginiamo quanto potrebbero risparmiare Comuni con 10, 20, … 100.000 abitanti e quante cooperative di giovani potrebbero trovare sbocco lavorativo. Differenziare = + risparmio + lavoro. Una sensata risposta alla crisi che stiamo attraversando.
    Complimenti all’Autrice dell’Articolo, strumento utile per chi, amministratore e/o cittadino, volesse intraprendere il virtuoso cammino della differenzazione dei rifiuti.

  3. Grazie per i complimenti!
    Sig. Scavello è lodevole il suo impegno in qualità di Amministratore…buon lavoro!
    E’ proprio vero differenziare conviene sotto ogni punto di vista!

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