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Diritto e Fisco | Articoli

Quando scattano i controlli sui prelievi?

3 Febbraio 2023
Quando scattano i controlli sui prelievi?

Prelievi sul conto corrente: la normativa legale per i privati e per gli imprenditori. 

La disciplina fiscale sui versamenti sul conto corrente è molto rigida: ciascun contribuente deve dichiarare il denaro che ha versato sul proprio conto tramite contanti o assegni. E lo stesso vale per i soldi ricevuti tramite bonifici. Se non lo fa, deve essere in grado di dimostrare che tali importi sono esentasse (così come succede, ad esempio, in caso di donazioni, risarcimenti, vendita di beni usati) oppure hanno già subìto la trattenuta alla fonte (ad es.: vincite al gioco). 

Qual è invece la disciplina sui prelievi? Per stabilire quando scattano i controlli sui prelievi sul conto corrente dobbiamo fare una importante distinzione tra imprenditori e tutti gli altri contribuenti (ad es.: professionisti, lavoratori dipendenti, pensionati, disoccupati o inoccupati, ecc.). Per i primi infatti esistono dei limiti che per i secondi non sono stati invece previsti. Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Disciplina legale sui prelievi dal conto per la generalità dei contribuenti privati

Il fisco non effettua controlli sui prelievi di contanti dal conto corrente. Ciascun contribuente è quindi libero di prelevare quanto vuole, così come di spendere liberamente senza dover conservare scontrini o prove d’acquisto. 

Una persona che effettui un prelievo di cinquemila euro in una sola giornata non rischia nulla sotto un profilo fiscale.

Se non sono previsti controlli fiscali sui prelievi, i controlli sono previsti invece dalla normativa di contrasto al riciclaggio e sulla prevenzione di reati particolarmente gravi. La legge infatti stabilisce che, superati i 10.000 euro di prelievi in contanti in un mese dal conto, l’istituto di credito – che dovrà chiedere al proprio cliente le motivazioni dell’utilizzo di tale denaro – dovrà effettuare, se lo ritiene opportuno, una segnalazione alla Uif, l’Unità di Informazione Finanziaria. Quest’ultima poi verificherà se, sussistendo sospetti di un reato, si debba procedere con una ulteriore comunicazione alla Procura della Repubblica.

Dunque, tutto ciò non ha nulla a che fare con l’evasione fiscale e con l’eventuale irrogazione di sanzioni tributarie. Si tratta di una normativa di matrice penalistica.

Possiamo quindi dire che la generalità dei contribuenti (professionisti, dipendenti, pensionati, disoccupati, ecc.) non rischia alcun controllo sui prelievi dal conto corrente se non supera 10.000 euro di contanti nell’arco dello stesso mese.

Disciplina sui prelievi dal conto per imprenditori

Diversa è la normativa applicabile agli imprenditori in quanto tenuti a una contabilità separata e distinta per l’azienda dall’utilizzo del denaro per fini personali o familiari. 

In tale ipotesi, tutti i prelievi o gli importi riscossi per importi superiori a 1.000 euro giornalieri e, comunque, a 5.000 euro mensili devono trovare riscontro nella contabilità. In caso contrario tali prelievi non giustificati si presumono “ricavi occulti” dell’imprenditore e sono posti a base di rettifiche ed accertamenti fiscali. Il contribuente può salvarsi solo dimostrando la liceità dell’utilizzo del denaro e quindi indicando l’impiego del denaro e il soggetto a cui questo è stato versato.

Quindi per gli imprenditori che prelevano oltre mille euro in un solo giorno o comunque più di cinque mila nell’arco del medesimo mese vige una presunzione di colpevolezza, salvo prova contraria.

Questa apparente discriminazione tra contribuenti “privati” e imprenditori è stata ritenuta lecita dalla Corte Costituzionale [1].

La norma quindi pone la presunzione a carico degli imprenditori secondo cui, così come i versamenti, anche i prelevamenti sul conto, se non risultanti dalle scritture contabili dell’imprenditore e salvo che quest’ultimo ne indichi il beneficiario, costituiscono, per un pari importo, ricavi. Ed infatti, nell’intento di contrastare più efficacemente gravi fenomeni di evasione, il legislatore ha introdotto un meccanismo in forza del quale, se un imprenditore effettua un prelievo non risultante dalla contabilità, lo stesso deve ritenersi compiuto per sostenere costi “occulti” che, a propria volta, producono ricavi “occulti”, salvo che il contribuente indichi il beneficiario del prelievo. 

Questa presunzione inizialmente applicata anche ai professionisti è stata poi limitata ai soli imprenditori. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato incostituzionale l’estensione ai professionisti del meccanismo della “doppia presunzione” relativa ai prelievi sui conti bancari [2].

Come difendersi dai controlli sui prelievi?

La presunzione in questione opera solo se il contribuente non offre la prova contraria, potendo in particolare dimostrare, alternativamente:

  • che ha tenuto conto dei prelievi per la determinazione del reddito soggetto ad imposta;
  • o che essi non hanno rilevanza allo stesso fine;
  • oppure che i prelevamenti e gli importi riscossi risultano dalle scritture contabili;
  • o, infine, che gli stessi hanno un determinato “soggetto beneficiario”, indicato puntualmente dal contribuente. 

In mancanza di prova contraria, i prelevamenti e gli importi riscossi sono considerati “ricavi” e possono essere posti a base di rettifiche e di accertamenti per determinare il reddito imponibile nel regime delle imposte dirette.



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