Business | Articoli

Più Europa? Passa dalle banche. Che piaccia o no.

11 Marzo 2016 | Autore:
Più Europa? Passa dalle banche. Che piaccia o no.

Draghi richiama le banche ad un maggiore impegno e le premia  con un incentivo. Ma che ci piaccia o no l’economia europea passa da lì.

In periodi in cui sembra che l’Europa non abbia la forza per uscire da una crisi che sarebbe facile addebitare alla Lehemann, ma che il vecchio continente non ha fatto nulla per evitare, portare avanti il tema del sostegno al sistema bancario è una scelta impopolare, complicata, controversa, difficile da giustificare. E forse l’unica possibile.

Chi crede che l’agevolare le banche non abbia risvolti nell’economia reale, lasciatemelo dire, a mio modo di vedere si pone davanti al problema della crescita globale del continente, per questo intendendo la crescita di ciascuna delle nostre famiglie, con un approccio che, oltre dall’essere a serio rischio di populismo (che di per sé per alcuni professionisti -della comunicazione più che della Politica- non sarebbe nemmeno un disvalore), potrebbe essere decisamente miope.

Partiamo dalla notizia. La Banca Centrale Europea ha deciso non solo di spingere il Quantitave Easing garantendo una volta di più l’ormai celebre “whatever it takes” a supporto – o sarebbe meglio dire in surroga – di una politica monetaria che giorno dopo giorno si manifesta come la grande assente del disegno politico europeo. Ha fatto di più. Ha deciso di cambiare le regole di controllo e monitoraggio dei risultati, offrendo alle banche del continente un incentivo che a fronte di crediti alle imprese e ai cittadini permetta al termine del periodo di acquisto di bond da parte della BCE, di ottenere la possibilità di un acquisto di denaro a valori negativi (-0,40% del deposit facility).

Tanto per esser chiari: Draghi sta cercando di fare in modo che per le banche sia un affare poter prestare alle famiglie e alle imprese. Un affare i cui risultati tornino in cassa nel breve periodo. Il meccanismo si chiama Tltro 2 e si prevede porti sino a 317miliardi di euro in più in capo alle banche, che non saranno costrette ad emettere bond per proteggersi da un mercato sempre più volatile e di conseguenza avranno una maggiore sicurezza nella possibilità di finanziare l’economia reale. Per le banche un affare, appunto. Un affare che abbia un “ROI elevato e rapido”, si direbbe in una piccola e media impresa, di quelle che ci piace supportare con i nostri articoli.

Data la notizia mi corre l’obbligo di stimolare anche il lettore sulle conseguenze nelle tasche di ciascuno di noi e delle conseguenze nelle tasche e soprattutto nelle vite dei nostri figli.

Chi crede che più  Europa non sia la maggiore integrazione finanziaria, lo dicevo all’inizio, credo guardi con miopia alle esigenze del continente e delle sue imprese e – per conseguenza diretta – dei suoi lavoratori.

È un’Europa sociale quella che investe sulle banche? No, si direbbe.

Ma allora mettiamo un paio di occhiali e chiediamoci se sia un’Europa sociale quella che permette alle banche di poter finanziare progetti di innovazione che a loro volta diano lavoro ai nostri laureati in ingegneria, ai nostri informatici, ai nostri professionisti della conoscenza, a quel capitale umano high-skilled che popola le nostre università e che finirà per non tornare a casa dopo il percorso di formazione all’estero.

Chiediamoci se sia un’Europa Sociale quella che permette di sostenere la nascita di spin-off e di centri di ricerca.

Chiediamoci se sia un’Europa Sociale quella che permette ai nostri artigiani di chiedere più facilmente un aiuto per l’acquisto di nuovi macchinari.

Se questa è Europa Sociale, allora sarebbe il caso di metterci davanti al problema con quelle lenti che ci permettano di vedere che l’innesco di un processo –sociale o economico che esso sia – è basato sulla convenienza del protagonista di quella scelta.

E la convenienza degli Istituti bancari fa parte del sistema. Sarebbe semplice rispondermi che le banche sono avide di danaro, o che, come si direbbe con termini più specifici e certamente più corretti, il mercato continua ad assorbire contante aumentando la diseguaglianza sociale. Ma attenzione ai giudizi troppo affrettati. Perché anche il sistema bancario come ogni sistema costituito per la crescita economica, dunque come qualsiasi piccola grande micro o media impresa, deve garantire la propria sopravvivenza per il più lungo tempo possibile. E di questa sopravvivenza, l’economia reale, cioè le nostre imprese, i nostri figli, i nostri stipendi, il pane che acquistiamo, fanno parte fino in fondo.

Quindi ben venga un po’ di realpolitik, scomoda da giustificare, ma certamente se ben condizionata, come pare sia quella portata a termine da Mario Draghi nell’ultimo quadriennio, capace di portare un cambiamento. In conclusione, forse, giova ricordare che delle critiche che il “popolo” muove alle banche, la più rilevante è che ci siano amministrazioni interne spesso più inclini alla convenienza personale che all’investimento in economia reale, che la finanza spesso preceda il finanziamento alle imprese.

Tutto vero. Ma proprio in questo deve stare la parte di “embedding” del capitalismo Europeo, quello che ha reso l’UE una terza via alla crescita. Quello che i Politici che sono tacciati di esser burocrati ma che fanno la strategia dell’UE, devono portare a termine nel loro mandato. E tra questi ultimi Mario Draghi, sino ad oggi, ha dimostrato di essere uno dei migliori, alla prova dei fatti.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. resta sempre da comprendere quale sia il rapporto reale fra politica ed organi amministrativi in quest’Europa dell’Unione. Se la BCE in un certo qual modo interviene, non è a favore dell’Europa ma del sistema che l’amministra. Certamente ogni aiuto va nella direzione di sciogliere nodi, agevolare la crescita, aiutare l’economia degli Stati. Forse, con un po’ di naturale diffidenza, è la politica che segna il passo, sempre più rappresentata da individui che sono funzionali al sistema e che magari a fine mandato ne diventano parte del meccanismo. La gente comune percepisce “a pelle” questa sensazione, quella componente maggioritaria che si affida e da ai sui rappresentanti l’onere di tutelarli. Vedremo quanto l’ennesimo favore al sistema bancario contribuirà a salvare le economie e quanto ancora la politica interverrà a emanare nuovi DL, deroghe e quant’altro che di fatto hanno già prepensionata parte dei principi della nostra Costituzione.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube