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Fallimento e PA: metà dei comuni in ritardo coi pagamenti

14 Marzo 2016
Fallimento e PA: metà dei comuni in ritardo coi pagamenti

La metà dei comuni capoluogo salda i debiti oltre i 30 giorni: ricadute sul sistema impresa spesso devastanti. Il meno virtuoso Benevento: otto mesi di ritardo.

Il ritardo dei pagamenti nella PA era stato affrontato ormai 3 anni fa con il cosiddetto decreto Sblocca Debiti [1], che impone all’amministrazione di pagare entro i 30 giorni i debiti verso i fornitori.

La situazione da allora non è migliorata, molti dei problemi di pagamento difatti riguardano gli arretrati, ma anche sui contratti nuovi si registrano ancora tempi di pagamento molto lunghi.

Fallimenti a causa della PA

Il rischio di fallimento per gli imprenditori che sono tristemente soffocati da un sistema di fornitura alla PA del quale non riescono a fare a meno e che dalla stessa amministrazione vengono strozzati per non avere il corretto pagamento nei tempi prescritti dalla legge a fronte del servizio offerto, è sempre più presente nel mondo delle PMI italiane.

Se da una parte è vero che le spese relative al 2014 sono pressochè tutte smaltite, pur con tempi lunghi, lascia da pensare il fatto che i ritardi, come accennato, si registrino anche su contratti dello scorso anno.

Trasparenza amministrativa e ritardo di pagamento

Con il “decreto trasparenza”, sempre nel 2013 [2] si stabiliva come le Amministrazioni dovessero calcolare in maniera uniforme e confrontabile l’indicatore annuale per la tempestività dei pagamenti, un indice da pubblicare sul proprio sito web annualmente entro il 31 gennaio. Sebbene la situazione sia migliorata rispetto all’anno scorso, come rilevato da “Il Sole 24 Ore” nella sua indagine annuale che mette a confronto tali indici, la situazione purtroppo è ancora molto critica.

Cosenza e Aosta massima opacità

Da Cosenza ad Aosta, sono evidenti situazioni di recidività diffusa. Nei pagamenti della PA, da Nord a Sud , la situazione non migliora. Ben 45 comuni su 117 pagano oltre i termini previsti, questo secondo quanto dichiarato dai Comuni stessi (si lascia al lettore la possibilità di giudicare l’autoreferenzialità della valutazione).

È migliorato il tasso di velocità nei tempi di pagamento per 65 comuni contro un peggioramento di 41 e se per 18 Comuni i tempi sono addirittura anticipati rispetto ai 30 giorni prescritti (il Comune più virtuoso è Verona), si registra che alcuni dei comuni sono recidivi nel ritardo e alcuni altri si trovano nel paradosso di non trovarsi tra i cattivi pagatori perché semplicemente non comunicano i dati relativi ai tempi di pagamento. Cosenza e Aosta rientrano da due anni tra tali amministrazioni.

Benevento PA più ritardataria tra i comuni

Il comune di Benevento è passato quest’anno dal secondo al primo posto di questa triste classifica, restando per il 2015 il comune più ritardatario. Le imprese attendono il pagamento in media per 8 mesi, ovvero 244 giornate, un tasso che corrisponde ad un 813% in più di quanto previsto dalla legge. Segue Potenza, dove i giorni di attesa sono 224, e poi ad una certa distanza Pescara, Terni, e ancora Isernia e Ascoli Piceno.

A Roma la PA paga dopo 2 mesi

Sono 57,5 i giorni che le imprese dovranno attendere a Roma per vedersi riconosciuti i costi della prestazione resa, inutile dire che quando un problema del genere si presenta in città rilevanti gli effetti sul sistema impresa rischiano di essere devastanti. Tra le altre città di rilievo coinvolte in questa classifica in posizioni poco edificanti anche Reggio Calabria (93 giorni), Campobasso (con 87 giorni) e Perugia (a quota 74).

Sanzioni alla PA inadempiente

Il decreto trasparenza che stabiliva l’obbligo di pubblicazione dell’indice di velocità di pagamento della PA è stato collegato nel 2014 a specifiche sanzioni, la prima delle quali è stato il blocco delle assunzioni per i Comuni inadempienti. La Corte costituzionale, nel valutare come non legittima la retroattività del provvedimento, aveva in qualche modo svuotato la disposizione, rendendo vano lo sforzo di sanzionamento. La Riforma Madia tuttavia punta a ristabilire la sanzionabilità dell’inadempienza attraverso sanzioni pecuniarie tra i 500 e i 10mila euro.


note

[1] DL 35/2013 e 102/2013

[2] Dlgs 33/2013


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