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Sottocosto e Antieconomicità: da valutare nel contesto

14 Marzo 2016 | Autore:
Sottocosto e Antieconomicità: da valutare nel contesto

Il comportamento di antieconomicità operato dalle imprese nelle vendite sottocosto deve essere valutato nel contesto e supportato da altre prove.

L’antieconomicità, perché costituisca reato passibile di sanzione, deve essere valutata a partire dal contesto di riferimento, dunque considerando la complessiva situazione aziendale.

A specificarlo è la Corte di Cassazione che con la sentenza 19408/2015 ha messo forti paletti alla definizione di un comportamento come antieconomico.

Deve inoltre essere supportata da nuovi elementi che facciano da prova di supporto rispetto al presupposto di reato. In pratica gli elementi aggiuntivi devono essere in grado di dimostrare che il corrispettivo della transizione effettiva sia differente da quello contabilizzato.

Presentiamo di seguito un caso di specie, rimandandovi alla nostra sezione “in pratica” in fondo all’articolo, per un esempio di vendita sottocosto conveniente.

Il caso di specie

Un’azienda si era vista contestare l’antieconomicità di operazioni di acquisto di veicoli usati ad un prezzo superiore a quello della vendita successiva.

La Corte ha stabilito, seguendo anche la logica di sentenze precedenti, una prima della stessa Corte [1], e una seconda della Ctr. del Lazio [2], che nel valutare l’antieconomicità si deve tener conto che l’azienda può aver deciso di vendere ad un prezzo “sottocosto” per fare in modo di compensare il deprezzamento causato dalla permanenza in magazzino dei beni. Nel complesso, insomma, se si considera il risultato economico, si può rilevare che esso è significativamente positivo.

Antieconomicità: ulteriori elementi probatori

Il riferimento agli ulteriori elementi probatori deriva dal Decreto Legislativo [3] che disciplina le plusvalenze relative alle cessioni o di immobili e aziende deve essere inteso nel senso che il presunto maggior corrispettivo non sia individuato solo sulla base del valore di mercato ma in base al contesto di riferimento in cui tale transazione avviene.

La stessa agenzia delle Entrate in una sua circolare [4] afferma come al fine di sostenere l’infedeltà del corrispettivo dichiarato, sia necessario che ricorrano “ulteriori elementi presuntivi idonei ad integrare la prova della pretesa”.

Il Sottocosto è evasione?

Si può parlare di evasione in presenza di vendite “sottocosto” o meglio al di sotto del prezzo di acquisto solo nel caso in cui si verifichi non solo dal confronto tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita, ma dal contesto generale che innegabilmente l’azienda che ha acquistato i beni ad un prezzo P e poi li ha rivenduti ad un prezzo P/2 non abbia tratto alcun vantaggio – benché indiretto –  da tale vendita. In questo senso il vantaggio non deve necessariamente essere un vantaggio in termini assoluti da un punto di vista economico.

Un esempio pratico di vendita sottocosto conveniente

Facciamo un esempio pratico di vendita sottocosto conveniente, attraverso delle iperboli che semplifichino il calcolo.

Se la mia azienda acquista uno stock di laptop ad un prezzo P e per stoccare tali laptop necessita di un magazzino il cui prezzo chiameremo X, allora il costo dell’operazione è dato evidentemente da P+X e non solo da P.

Qualora mi rendessi conto che il prezzo P è giunto sul mercato a P/2 e poi a P/3 e successivamente a P/4, mentre al contempo il costo dello stoccaggio in magazzino sta restando X, mi converrebbe probabilmente vendere tutto lo stock, anche ad un prezzo P/4 per fare in modo non solo di recuperare parte dell’investimento errato effettuato (in questo caso ¼ dell’investimento) ma soprattutto di annullare le spese di immagazzinaggio che a quel costo sono direttamente legate. Ecco che allora il “guadagno” della mia operazione è dato dal prezzo di vendita P/4, sommato al costo del magazzino che andrò ad annullare in ragione della vendita effettuata, dunque P/4 + X.


Se passiamo in valori assoluti il calcolo appena fatto diviene evidente come non ci sia antieconomicità “automatica” nella vendita sottocosto.

01 | Se P (prezzo stock)=1000 e  X (prezzo magazzino)=5000

02 | Il costo dello stock sul quale si verifica l’antieconomicità è 1000, ma come abbiamo visto il costo totale dell’acquisto dello stock per l’impresa è di P+X ovvero 1000+5000.

03 | Al momento della vendita, il prezzo sarà non più 1000 ma 250 (P/4), ma il costo del magazzino sarà sempre 5000 (X).

04 | Quando si valuta l’economicità della spesa si deve considerare dunque che a fronte di un acquisto di 1000 io sto recuperando non 250, bensì 5250.

note

[1] Corte di Cassazione, sentenza 6337/2002

[2] Ctr. del Lazio, sentenza 32/2009

[3] Dlgs 147/2015 art.5, c. 2 e 3

[4] Agenzia delle Entrate, circolare 18/E del 2010


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