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Chi usufruisce della legge 104 può essere controllato?

15 Marzo 2023 | Autore:
Chi usufruisce della legge 104 può essere controllato?

Pedinamenti, investigatori, fotografie e filmati contro chi abusa dei permessi della legge 104. 

La legge 104 riconosce, a ogni lavoratore, che assiste un familiare con una grave disabilità, il diritto di ottenere tre giorni al mese di permesso retribuito dal lavoro. Durante questi giorni, il lavoratore deve dedicare il proprio tempo all’assistenza del portatore di handicap: non tutta la giornata ma comunque una parte consistente di essa. Per la restante parte del giorno può riposarsi (ad esempio andare al parco per leggere un libro) o comunque svolgere compiti a lui necessari (ad esempio fare la spesa).

Chi abusa dei permessi 104 per dedicarsi ad attività del tutto estranee alla finalità imposta dalla legge può essere sanzionato con il licenziamento. Ma come fa il datore di lavoro a sapere se il dipendente è rimasto a casa piuttosto che andare dal familiare disabile o se, subito dopo essersi recato da quest’ultimo, è andato con gli amici a divertirsi? Chi usufruisce della legge 104 può essere controllato? La risposta è contenuta in numerose sentenze della Cassazione.

Vediamo quali sono i poteri del datore di lavoro per stanare i furbetti dei “permessi 104” e quali sarebbero le conseguenze nell’ipotesi in cui risultino comportamenti fraudolenti. 

Quando si possono controllare i dipendenti?

Partiamo subito col dire che, secondo lo Statuto dei Lavoratori, il datore non può sottoporre a controllo i dipendenti finché questi restano all’interno dell’azienda. Non può cioè predisporre sistemi di videosorveglianza o incaricare personale esterno all’azienda stessa per effettuare verifiche a campione. 

La videosorveglianza è ammessa, previo accordo con i sindacati o autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro, solo per finalità produttive/organizzative, per tutelare il patrimonio aziendale o la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Una volta tuttavia terminato l’orario di lavoro, il datore è nel pieno potere di avviare vere e proprie verifiche sui comportamenti scorretti dei dipendenti. Difatti questi devono assumere un comportamento “fedele” all’azienda anche al termine del loro turno, non potendo compiere condotte che danneggino l’immagine o il patrimonio del datore. Tra queste condotte dannose vi è appunto l’abuso dei permessi, qualsiasi essi siano. Cerchiamo di spiegarci meglio.

Quando si abusa dei permessi?

La legge prevede, in favore dei lavoratori, una serie di permessi. Ci sono quelli per malattia propria o dei figli piccoli, quelli per lutto, quelli per l’assistenza ai familiari disabili. Se il dipendente prende un giorno di permesso per malattia non può chiaramente andare al mare (a meno che lo faccia fuori dagli orari di reperibilità per la visita fiscale e sempre che ciò non ne pregiudichi la convalescenza).

In altri termini, i permessi possono essere usati solo per la finalità che gli è propria e non per altre – seppur meritevoli – ragioni. 

Detto ciò, si possono ben comprendere tutte le sentenze della Cassazione che hanno ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa del lavoratore formalmente assente dal lavoro per prestare assistenza al familiare disabile ma in realtà impegnato in tutt’altro tipo di faccende. 

Sì, il licenziamento per abuso dei permessi 104 è una delle più ricorrenti cause di risoluzione del rapporto di lavoro. Ma poiché, dinanzi alla contestazione del dipendente, è il datore di lavoro a dover dimostrare al giudice la fondatezza della causa di licenziamento, spetta al datore stesso la prova del comportamento illecito tenuto dal dipendente. Ed è chiaro che, senza tale dimostrazione, diventa obbligatoria la reintegra sul lavoro.

Dunque se c’è la prova che il lavoratore non ha prestato l’assistenza al familiare con l’handicap il licenziamento deve ritenersi lecito.

Come si controlla il dipendente assente con la 104?

Ma come fa il datore di lavoro a controllare il dipendente? Non resta che la prova documentale o, per dirla in parole povere, le fotografie e i video che ritraggono il lavoratore fuori di casa, magari a fare shopping, footing o a mare con la famiglia. E chi può fare queste foto? Chiunque: un collega di lavoro, il datore stesso – che potrebbe anche mettersi a pedinare il proprio collaboratore – ma, il più delle volte, il detective privato. 

Secondo la Cassazione è legittimo l’impiego di agenzie investigative private per controllare gli spostamenti del lavoratore assente dal lavoro perché fruisce del permesso 104. Questo tipo di controllo è del tutto conforme alla legge e i risultati ottenuti dal professionista incaricato dall’azienda possono essere usati in un eventuale contenzioso in tribunale (qualora venga sollevata una contestazione nei confronti del licenziamento) per fondare la prova del comportamento illecito.

Al dipendente non resta che confutare l’attendibilità della prova fotografica o video se questa non è facilmente visibile o se l’interessato non è riconoscibile. Ma con i moderni zoom non è più un problema. 

Quand’anche il lavoratore riuscisse a mettere in dubbio le immagini prodotte dal datore di lavoro e procurate tramite l’investigatore privato, il giudice potrebbe ammettere la testimonianza di quest’ultimo ad avvalorare ciò che ha visto. 

In sintesi, il controllo del lavoratore assente durante i permessi è non solo legittimo ma può anche costituire la prova in un eventuale processo civile.



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