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Licenziamento per omofobia

16 Marzo 2023 | Autore:
Licenziamento per omofobia

L’omofobo che prende in giro i colleghi gay o lesbiche per il loro orientamento sessuale rischia il posto di lavoro. 

Negli ultimi decenni, la società si è evoluta e ha acquisito la consapevolezza che qualsiasi scelta di orientamento sessuale merita rispetto e tutela. Ma cosa succede quando un dipendente mostra comportamenti omofobi nei confronti dei colleghi? Si può ritenere valido il licenziamento per omofobia?

Secondo una recente sentenza della sezione lavoro della Cassazione [1], l’omofobia non può essere più considerata come un semplice “contegno inurbano”. Chi prende in giro una persona per il suo orientamento sessuale, anche se si limita ad apostrofarlo con l’epiteto “gay”, “lesbica” o “omosessuale”, commette una violazione dei diritti inviolabili dell’uomo, centrali nella Costituzione e nella Carta Europea dei diritti dell’uomo. 

A sancire la possibilità di licenziare il dipendente omofono sono anche altri due importanti corpi normativi. Da un lato c’è il codice delle pari opportunità sul lavoro che stabilisce la parità di genere tra uomo o donna, estensibile quindi anche agli omosessuali. Dall’altro c’è il codice della privacy che invece definisce l’orientamento sessuale un dato “personalissimo” che non può essere divulgato o trattato. 

Dunque, dimostrare comportamenti omofobi sul luogo di lavoro costituisce una giusta causa di licenziamento. Il che significa che il lavoratore viene mandato a casa senza preavviso, in tronco. 

La sentenza riguardava il caso di un autista di un’azienda di trasporto pubblico locale che aveva mostrato comportamenti omofobi nei confronti di una collega. L’autista aveva chiesto in modo plateale e sbeffeggiante alla collega se era lesbica, davanti a terzi, e l’aveva accusata di aver avuto dei figli, dimostrando una totale mancanza di rispetto per la sfera personale della collega. Il lavoratore, inoltre, era già stato colpito da altre sanzioni disciplinari e aveva addirittura minacciato il presidente della commissione di disciplina.

La Cassazione ha stabilito che l’omofobia è una violazione grave dei diritti dell’uomo, che va al di là di una semplice mancanza di educazione. Nel caso specifico, la sanzione di licenziamento era quindi giustificata e proporzionata alla gravità dei comportamenti del lavoratore.

In sintesi, l’intrusione nella sfera riservata della persona, con toni di scherno e davanti a terzi, non può più essere considerata secondo il modesto standard di violazione delle regole del vivere civile: va valutata considerando la centralità dei diritti inviolabili dell’uomo nella Costituzione. 

Questa sentenza rappresenta una vittoria importante per i diritti dei lavoratori omosessuali e il rispetto della sfera personale. Nessuno dovrebbe mai sentirsi minacciato o discriminato sul posto di lavoro per la propria scelta di orientamento sessuale. Siamo tutti uguali, e il rispetto reciproco deve essere la norma in ogni contesto lavorativo.


note

[1] Cass. ord. n. 7029/23 del 09.03.2023.


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