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Concordato preventivo: ammessa la falcidiabilità dell’IVA

15 Marzo 2016
Concordato preventivo: ammessa la falcidiabilità dell’IVA

Quando una procedura liquidatoria alternativa porterebbe ad una riduzione ulteriore del pagamento, l’IVA può essere pagata in misura parziale.

E’ noto che la prassi della non falcidiabilità dell’IVA è stata per lungo tempo addebitata al fatto che l’IVA è risorsa non nazionale ma propria dell’Unione Europea.

La giurisprudenza nazionale ha dunque sempre previsto al massimo una dilazione. La Corte di Cassazione, nel 2011 aveva in qualche modo cristallizzato questo principio stabilendo [1] come anche la presenza di creditori privilegiati non potrebbe impedire il pagamento totale di tale debito, che è sottoposto a disposizioni speciali.

La natura speciale delle disposizioni è stata una volta di più affermata nel 2015 da una Circolare dell’Agenzia delle Entrate [2] che sottolinea come la transazione fiscale non preclude la non falcidiabilità del debito IVA.

La novità di questi giorni è invece se vogliamo di natura epocale rispetto al tema.

Il concordato prevenivo che preveda un pagamento dell’IVA soltanto parziale sarebbe difatti ammissibile, perché in linea con l’orientamento mantenuto dalla Corte UE e in particolare dall’Avvocato generale nelle conclusioni di una causa del 2014 [3].

Ecco la logica della sentenza cui si è ispirato il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nella sentenza dello scorso 17 febbraio: secondo l’Avvocato Generale della Corte UE, il regime contributivo IVA, che come è stato detto riguarda direttamente il sistema di finanziamento del bilancio comunitario, non impedisce che uno Stato Membro prenda accordi con un’azienda che si trovi in difficoltà finanziaria, per fare in modo che si faciliti il pagamento di un debito benchè in misura parziale. Le conditio sine qua non – nel parere dell’Avvocato Generale – sono due:

– che un esperto indipendente stabilisca che nel caso in cui l’azienda fallisse non si otterrebbe un pagamento maggiore;

– che il debitore ricorrente non abbia deliberatamente occultato parte dell’attivo od omesso di denunciare uno o più crediti.

Quali sono le novità nel concordato?

Si prospettano dunque alcune novità nella gestione del concordato. I presupposti da cui parte la sentenza sono di natura controfattuale. Nello scenario fallimentare (o comunque nello scenario liquidatorio alternativo al concordato) il soggetto passivo che dovesse trovarsi in uno stato di difficoltà finanziaria tale da non riuscire a soddisfare il 100% dei creditori, dovrebbe soddisfare il reddito IVA solo in misura residuale.

La rinuncia parziale al credito IVA che dovesse verificarsi all’interno del concordato sarebbe dunque coerente con questo scenario e al contempo in perfetta sintonia con la comunicazione della Commissione Europea del marzo 2014 [4] che sollecitava la rimozione agli ostacoli che dovessero impedire la ristrutturazione di imprese che sebbene versassero in uno stato di difficoltà finanziaria, fossero sostanzialmente sane.

Nel caso del concordato in esame i giudici hanno sottolineato come l’apporto di capitali esterni permettesse rispetto alle alternative liquidatorie un grado di soddisfazione dei creditori ben maggiore.

In conclusione, sembra che la prassi abbia subìto una netta svolta in favore della falcidiabilità dell’IVA stante le condizioni di cui abbiamo detto.

Proposte di modifica alla legge fallimentare

Da registrare che al termine dello scorso anno anche il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) aveva sottoposto al Governo – per il tramite della Commissione Rudolf – la possibilità di affrontare il tema in maniera netta, attraverso la rimodulazione dell’art. 182-ter L.F. secondo alcune direttive, che comprendevano: la falcidiabilità dell’IVA nazionale con il versamento della sola quota parte destinata all’UE; l’estensione dell’istituto a tutti i tributi, ivi compresi quelli locali; la preclusione agli uffici della possibilità di rettificare in aumento l’ammontare della pretesa, una volta che i termini della proposta transattiva sono stati condivisi, con specifico riferimento all’ammontare del debito tributario.


note

[1] Corte di Cassazione, sentenze nn. 22931 e 22932 del 2011

[2] circolare n.19/E del 2015

[3] Parere C-546/14

[4] Raccomandazione della Commissione Europea 12 marzo 2014 “su un nuovo approccio al fallimento delle imprese e all’insolvenza”, C(2014) 1500 final


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