Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Quando i nonni sono obbligati al mantenimento dei nipoti?

17 Maggio 2023 | Autore:
Quando i nonni sono obbligati al mantenimento dei nipoti?

Questo articolo esamina il ruolo dei nonni nel versare gli alimenti ai nipoti quando uno dei genitori non vi provvede, secondo quanto prevede l’articolo 316 bis del Codice Civile. Affronteremo le circostanze in cui i nonni possono essere chiamati a contribuire, l’importanza della sussidiarietà e l’impatto della non conformità dei genitori.

Ti sei mai chiesto quali sono le responsabilità dei nonni nel sostenere economicamente i loro nipoti? Cosa succede se uno dei genitori non è in grado o non vuole contribuire al mantenimento dei figli? Queste sono questioni che molte famiglie si trovano ad affrontare. In questo articolo, ci concentreremo sull’articolo 316 bis del Codice Civile, che tratta proprio di questa problematica, rispondendo a una domanda abbastanza frequente: quando i nonni sono obbligati al mantenimento dei nipoti? Alla luce di una recente sentenza della Cassazione [1], individueremo le circostanze in cui i nonni possono essere chiamati a contribuire nel caso in cui i minori si trovino in condizioni di disagio. Ma procediamo con ordine.

Quando i nonni sono responsabili del mantenimento dei nipoti?

Secondo l’articolo 316 bis del Codice Civile, i nonni possono essere chiamati a contribuire al mantenimento dei nipoti se i genitori non sono in grado di farlo. Ma attenzione, questo non significa che i nonni siano automaticamente obbligati a sostenere finanziariamente i nipoti ogni volta che uno dei genitori non contribuisce. Affinché infatti l’obbligo ricada sui nonni è necessari che:

  • uno dei due genitori non voglia o non possa adempiere al proprio dovere di mantenimento;
  • l’altro genitore non sia in grado da solo di provvedere alle esigenze dei figli.

Prendiamo l’esempio di Giulio e Maria, ormai divorziati da anni. Hanno un figlio, Marco, ma Giulio non contribuisce al mantenimento del bambino. Maria fa del suo meglio, ma ha difficoltà a far fronte a tutte le spese da sola. In questo caso, i nonni di Marco possono essere chiamati a contribuire al suo mantenimento.

Quali nonni sono tenuti a mantenere i nipoti?

Tutti e quattro i nonni sono tenuti a mantenere i nipoti, ciascuno però nei limiti delle proprie capacità economiche. Ma non è necessario agire contro ciascuno di loro. Difatti, il genitore può decidere di agire solo contro i nonni del ramo della famiglia del genitore inadempiente ma a questi non potrà chiedere l’intero importo ma solo la loro quota. 

Nell’esempio di prima, Maria può decidere di agire solo contro i genitori di Giulio (ricevendo peraltro dai propri genitori degli sporadici sostegni proporzionati alla loro pensione). Ma ad essi non può chiedere l’intero importo del mantenimento dovuto da Giulio, ma solo la quota su di essi gravanti, tenendo conto che l’altra metà ricade sui genitori di Maria. 

Cosa significa “responsabilità sussidiaria”?

La responsabilità sussidiaria significa che i nonni sono chiamati a contribuire solo se le esigenze complessive dei minori non vengono soddisfatte dai genitori. Questo significa che l’obbligo di mantenimento dei nipoti da parte dei nonni è subordinato a quello dei genitori.

Per esempio, se Giulio inizia a contribuire al mantenimento di Marco, o se Maria trova un lavoro migliore e può coprire tutte le spese da sola, i nonni non sono più obbligati a contribuire.

Cosa succede se uno dei genitori può mantenere i figli, ma l’altro non contribuisce?

In questo caso, il genitore che può mantenere i figli è tenuto a farlo. Non si può chiedere aiuto economico ai nonni solo perché uno dei genitori non contribuisce. 

Se, per esempio, Maria può mantenere Marco da sola, non può chiedere aiuto ai nonni di Marco solo perché Giulio non contribuisce.

Come chiarito dalla Cassazione in una recente pronuncia [1], agli ascendenti non ci si può rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli.

Come vengono valutate le esigenze dei minori e le condizioni economiche dei nonni?

Le esigenze dei minori e le condizioni economiche dei nonni vengono valutate dal giudice. Questo significa che ogni situazione viene esaminata individualmente, prendendo in considerazione vari fattori, come l’età del minore, le sue necessità specifiche, l’importo del mantenimento necessario, le risorse finanziarie dei nonni e la loro capacità di contribuire.

Immagina, per esempio, che i nonni di Marco siano pensionati e abbiano un reddito limitato. In questo caso, il giudice prenderà in considerazione queste circostanze quando deciderà se i nonni devono contribuire e quanto devono contribuire.

Quali sono le implicazioni legali per i nonni che non rispettano i loro obblighi?

Se i nonni sono legalmente obbligati a contribuire al mantenimento dei nipoti e scelgono di non farlo, subiranno una sentenza civile di condanna al pagamento delle somme previste per il sostentamento dei minori. È da escludere la possibilità di una querela per violazione degli obblighi di assistenza familiare. 


note

[1] Cass. ord. n. 13345/2023 del 16.05.2023.

Cass. civ., sez. I, ord., 16 maggio 2023, n. 13345

Presidente Acierno – Relatore Russo

Rilevato che

H.T. , madre della minore D.G. , della quale ella ha l’affidamento “super esclusivo”, ha proposto ricorso ex art. 316 bis c.c. nei confronti degli ascendenti paterni per ottenere il pagamento del contributo al mantenimento della minore, esponendo che con la sentenza di separazione è stato posto a carico del padre un contributo di Euro 350,00 mensili, rimasto inadempiuto per anni al punto che il padre è stato condannato nel 2017 ai sensi dell’art. 570 c.p. per essersi sottratto agli obblighi, rendendosi di fatto irreperibile. Il Tribunale ha accolto le richieste della madre, emettendo decreto a carico dei nonni per la somma di Euro 200,00 mensili. Il decreto è stato opposto; il Tribunale di Milano ha rigettato l’opposizione. Gli ascendenti paterni hanno proposto appello, che è stato respinto dalla Corte d’appello di Milano rilevando che l’obbligo di mantenimento del padre sussiste a prescindere dalla capacità della madre di produrre reddito e i nonni sono stati chiamati in surroga per le obbligazioni del padre nei confronti della minore; l’obbligo del padre al mantenimento della figlia è un fatto positivo e non controverso e altrettanto dicasi per l’inadempimento di quell’obbligo; che l’inadempimento volontario rende operativa la previsione della norma sul dovere degli ascendenti; che è adeguata la misura del contributo, posto che entrambi gli ascendenti hanno proprietà immobiliari e sono titolari di trattamenti pensionistici.

Avverso la predetta sentenza gli ascendenti hanno proposto ricorso per cassazione affidandosi ad un motivo. Si è costituita con controricorso la madre della minore, che ha anche depositato memoria. La causa è stata tratta alla udienza camerale non partecipata del 2 marzo 2023.

Ragioni della decisione

1.- Con il primo e unico motivo del ricorso le parti lamentano ex art. 360 c.p.c., n. 3 la violazione degli artt. 316 bis, 433 e 2697 del codice civile. I ricorrenti deducono che l’obbligo di mantenimento dei figli minori spetta primariamente e integralmente ai genitori e che l’obbligo degli ascendenti ha natura subordinata e sussidiaria, nel senso che non ci si può rivolgere agli ascendenti per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei genitori non contribuisca al mantenimento dei figli; che peraltro nella specie non vi è prova alcuna che la madre abbia esperito nei confronti del genitore inadempiente i rimedi che la legge consente, in primo luogo il pignoramento dei beni o dei conti bancari poiché la Corte ha fatto riferimento soltanto continui trasferimenti del padre che si era di fatto reso irreperibile.

2.- Il motivo è infondato.

La Corte milanese espone invero, in alcuni passaggi della motivazione, argomentazioni non condivisibili, laddove afferma che gli ascendenti, ai sensi dell’art. 316 bis c.c. “sono qui chiamati in surroga per le obbligazioni del padre”. L’art. 316 bis c.c., che riproduce il testo del previgente art. 148 c.c. dispone infatti che quando i genitori non hanno mezzi sufficienti gli altri ascendenti in ordine di prossimità sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. Ciò rende evidente che non si tratta infatti di “surroga” ma di responsabilità sussidiaria, nel caso in cui le esigenze complessive dei minori non vengano soddisfatte per intero da parte dei soggetti obbligati in via principale e cioè i genitori.

Il Collego intende qui ribadire il principio già affermato da questa Corte, secondo il quale l’obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui. Pertanto, l’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli – che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori – va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli(Cass. n. 10419 del 02/05/2018).

Tuttavia, pur se la sentenza impugnata è – in parte-censurabile in relazione alla motivazione in diritto, è però conforme a diritto il dispositivo, il che comportata non la cassazione della sentenza, ma la correzione della motivazione ex art. 384, ultimo comma c.p.c..

Ed invero nella sentenza impugnata si osserva come non solo vi è stato un reiterato inadempimento da parte del padre, ma anche che la madre non è riuscita a riscuotere il contributo posto a carico del padre della bambina in ragione dei reiterati cambiamenti del luogo di residenza e di lavoro di quest’ultimo, comportamenti che la Corte ha ritenuto elusivi. La individuazione di un luogo di residenza e di un datore di lavoro è infatti il presupposto necessario per poter esperire le azioni a tutela del credito.

Si è inoltre ricostruita, sia pure nella parte in fatto della sentenza impugnata, la complessiva condizione della madre che non ha mezzi sufficienti a provvedere al mantenimento della minore posto che vive in un appartamento (omissis)….. (edilizia economica e popolare) e gode di un reddito di appena Euro 612,00 mensili e sono state richiamate le motivazioni della sentenza di primo grado ove si è evidenziato che la T. non può al momento incrementare la propria condizione reddituale, dovendosi occupare direttamente e da sola dalla figlia. Si è altresì ricostruita la condizione economica degli ascendenti proprietari di diversi immobili e percettori di reddito da pensione.

In tal modo la Corte ha reso evidente -nonostante l’errore motivazionale di cui si è detto- la sussistenza dei presupposti per ritenere l’obbligo degli ascendenti, in ragione della complessiva considerazione delle condizioni economiche dei genitori e dei loro comportamenti, segnatamente stigmatizzando il comportamento del padre, non solo elusivo, ma anche doloso, posto che egli è stato condannato in sede penale, e che -restando di fatto irreperibile-viene meno non solo a doveri di mantenimento ma anche a quelli di cura educazione ed istruzione che di conseguenza gravano per intero sulla madre, capace di una produzione reddituale inadeguata al mantenimento dei minori.

Da ciò consegue che, in questa situazione, le esigenze di vita della minore non possono essere soddisfatte solo dalla madre, e pertanto i nonni, la cui posizione economica viene adeguatamente ricostruita dal giudice del merito, sono tenuti al loro contributo.

Ne consegue il rigetto del ricorso. In ragione dell’intervento correttivo le spese del giudizio di legittimità possono essere compensate. Il procedimento è esente da contributo unificato e pertanto nulla deve dichiararsi sulla applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Compensa integralmente le spese del giudizio di legittimità. Dispone che, in caso di utilizzazione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nella ordinanza.


Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.


 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI
CERCA SENTENZA