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False partite IVA: quando il co.co.pro. viene riqualificato in lavoro dipendente

26 Marzo 2013 | Autore:
False partite IVA: quando il co.co.pro. viene riqualificato in lavoro dipendente

L’INAIL detta le istruzioni operative per controllare il ricorso alla simulazione dei rapporti di lavoro con false partite IVA

 

È sempre più ricorrente la triste pratica, da parte di alcuni imprenditori, di far aprire partite IVA “di facciata” ai propri lavoratori sebbene poi svolgano di fatto attività di lavoro subordinato a tutti gli effetti. In tali ipotesi, la legge prevede che il rapporto contrattuale venga “riqualificato” da “contratto di collaborazione esterno” a contratto di “collaborazione a progetto” se non addirittura a contratto di “lavoro dipendente”, con tutti gli effetti di legge conseguenti.

La Riforma Fornero ha introdotto una serie di presunzioni che, salvo prova contraria, comportano una riqualificazione delle prestazioni svolte da titolari di partita IVA. In altre parole, la riqualificazione è automatica alla presenza di tali condizioni, salvo che l’imprenditore fornisca una prova contraria. È quel che si dice una “inversione dell’onere della prova” ai danni dell’azienda.

Con una recente circolare [1], l’INAIL ha dato le prime indicazioni operative per l’applicazione della nuova normativa. Secondo le istruzioni diramate, vengono riqualificate le prestazioni svolte da titolari di partita IVA che registrano almeno due delle seguenti condizioni:

1) che la prestazione presso il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi. Il presupposto potrà realizzarsi solo a decorrere dai periodi 1° gennaio-31 dicembre degli anni 2013 e 2014 e quindi la verifica potrà essere effettuata solo nel 2015, quando saranno maturati i due anni indicati.

2) che il corrispettivo annuo derivante dalla collaborazione, anche se fatturato a più soggetti ma che siano riconducibile allo stesso centro d’imputazione d’interessi, costituisca più dell’80% del fatturato dei corrispettivi annui percepiti dal collaboratore nell’arco di due anni solari complessivi consecutivi.

3) che il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

Nel caso dei primi due presupposti, la verifica potrà essere fatta solo a posteriori, una volta che siano trascorsi i due anni, mentre la condizione relativa alla presenza di una postazione fissa potrà essere verificata immediatamente.

Effetti della riqualificazione

La prestazione del titolare di partita Iva può essere ricondotta a una collaborazione coordinata e continuativa solo se viene individuato un progetto elemento essenziale di validità del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, la cui mancanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a decorrere dalla data di costituzione del rapporto.

Cause di esclusione

La presunzione legale di collaborazione coordinata e continuativa è esclusa, quando la prestazione:

a) sia connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi oppure da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività;

b) sia svolta da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali (per il 2012, il reddito minimo annuo di riferimento è di Euro 18.662,50).

Ulteriore esclusione dall’applicazione della presunzione è il caso in cui la prestazione sia resa nell’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione a un ordine professionale ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali e stabilisce specifici requisiti e condizioni. Tra questi vi rientrano esclusivamente quelli tenuti o controllati da un’amministrazione pubblica nonché da federazioni sportive, in relazione ai quali l’iscrizione è subordinata al superamento di un esame di stato o comunque alla necessaria valutazione, da parte di specifico organo, dei presupposti legittimanti lo svolgimento dell’attività.

 


note

 

[1] INAIL, circolare 20 marzo 2013, n. 15


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