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Risparmi: Conti deposito o buoni fruttiferi? Ecco una guida.

18 Marzo 2016 | Autore:
Risparmi: Conti deposito o buoni fruttiferi? Ecco una guida.

Tutto quello che si deve sapere per investire i propri risparmi in maniera oculata e con la speranza non solo di recuperare l’investimento ma di vederne i frutti.

In seguito al QE – il Quantitative Easing che è stato varato dalla BCE negli scorsi anni ed è stato implementato nella scorsa settimana, l’abbassamento dei tassi di interesse europei ha ridotto il costo del denaro per le banche che dunque se da una parte possono prestare soldi ad un tasso inferiore, dall’altra non hanno l’esigenza di acquisire capitale dai privati, di conseguenza i tempi per gli investitori non sono particolarmente felici. A ciò si aggiunga che le rendite finanziarie sono state tassate dal Governo al 26% con un incremento del 30% rispetto agli anni scorsi (la tassazione era difatti precedentemente al 20%).

In questo panorama generale tentiamo in questa guida di fornire al risparmiatore tutti i dettagli di ciascuno dei prodotti finanziari più conosciuti, indicando brevemente i punti di forza e di debolezza di ciascuno di essi.

 

BTP e i Buoni Fruttiferi

Tra i prodotti più conosciuti e di maggiore successo – a dispetto, come abbiamo avuto modo di vedere nel nostro approfondimento – del basso rendimento, abbiamo i BTP e i Buoni Fruttiferi. Vediamoli nel dettaglio.

Cosa sono i BTP

I BTP sono i buoni del tesoro, garantiti dallo Stato italiano, hanno un tasso di guadagno molto basso, che spesso può arrivare anche ad essere negativo. Hanno il vantaggio di presentare una tassazione agevolata al 12,5% contro la tassazione al 26% delle rendite finanziarie.

Cosa sono i BFP – Buoni Fruttiferi Postali

I BFP, Buoni Fruttiferi postali, sono prodotti finanziari offerti dalle Poste, garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il rendimento anche in questo caso può essere pressochè nullo (35 centesimi per mille euro in un investimento di 4 anni) o leggermente più alto nel caso di cifre molto rilevanti e vincolate per molti anni (circa 8mila euro su 20 anni di investimento), naturalmente il rendimento varia in ragione della tipologia di buono acquistato. Per avere un esempio si può consultare il nostro approfondimento. Inoltre sul nostro articolo dedicato al recupero dei buoni emessi nel decennio tra gli anni 70 e 80 puoi controllare se i tuoi sono parte di quei buoni fruttiferi postali svalutati e difendere i tuoi diritti.

Anche in questo caso la tassazione è agevolata al 12,5%.

Conti correnti e conti deposito

I conti correnti e i conti deposito rappresentano la soluzione più conosciuta per l’investimento e quella preferita nel tempo dai piccoli risparmiatori che non si accontentano di mantenere nel tempo il valore reale dei propri soldi. Si badi che sebbene in una condizione di deflazione come oggi, questo risultato si potrebbe ottenere  anche con i BFP e i BTP, in realtà con quei prodotti, nel medio periodo, esso non è affatto garantito.

Vediamo il dettaglio.

Conti correnti

Il conto corrente è il tipico prodotto bancario ormai necessario per chiunque e di fatto obbligatorio per il cittadino, ha perso nel tempo la dimensione del “guadagno”, proprio in ragione della sua indispensabilità. Si tratta di quello che in economia si definirebbe “anelasticità della domanda”, al variare delle condizioni di mercato la domanda varia molto poco in ragione della necessità del bene (un po’ come accade con il costo del carburante).

Non esistono ormai conti correnti che non costino più di quanto fanno guadagnare, perché a dispetto dell’interesse di guadagno – pur presente anche se in percentuali irrisorie – il costo di bolli (34,2 euro per gli importi superiori ai 5mila euro) e mantenimento del conto porta in negativo la variazione del capitale nel tempo. Non si tratta insomma di un investimento, quanto di un servizio acquistato dal cliente, servizio che viene regolarmente pagato. Come si dice, “è il mercato…baby”.

Conti Deposito

I conti deposito possono essere svincolati o vincolati. Naturalmente come è intuibile a depositi con un vincolo corrispondono tassi di interesse maggiori. La ragione sta nel fatto che gli istituti potendo disporre del capitale per un tempo prevedibile, potranno avere un orizzonte di investimento più certo e a loro volta guadagnare dall’uso di quel capitale.

Sono garantiti sino a 100mila euro dallo stato e non rientrano nel famigerato bail-in, per cui rappresentano per importi al di sotto di quella cifra un investimento sicuro. Si tenga presente che ci sono dei limiti per tali garanzie, in particolare per proventi derivanti da divorzio, pensioni, licenziamento. Ne abbiamo parlato in un nostro approfondimento di qualche giorno fa, consultatelo per maggiori informazioni.

Con riferimento ai tassi è importante considerare che il tasso che generalmente viene pubblicizzato è il tasso lordo, ciò vuol dire che per avere il conto preciso di quanto tornerà nelle nostre tasche al termine dell’investimento dovremo togliere da quell’importo la tassazione che su quelle rendite viene applicata, tassazione che come abbiamo accennato è ultimamente salita al 26%. L’imposta di bollo sui conti deposito è considerata in percentuale rispetto al capitale investito per un totale dello 0,2%.



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