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Agevolazioni prima casa: valide entro un anno dall’acquisto

18 Marzo 2016
Agevolazioni prima casa: valide entro un anno dall’acquisto

Bonus prima casa valido anche sul secondo immobile acquistato, se quello preposseduto viene rivenduto entro un anno: quali sanzioni in caso di inadempimento?

Con la Legge di Stabilità 2016 [1] , è stata introdotta una modifica per l’applicazione del considetto “bonus prima casa”.

Il contribuente che intenda acquistare una nuova casa, beneficiando del bonus, può difatti farlo a patto che l’immobile precedentemente acquistato venga rivenduto entro un anno. Ma ci sono dei limiti. Vediamo tutti i dettagli, al termine dell’articolo ti daremo un esempio pratico che ti renderà più facile orientarti.

Qual era la normativa 2015 del bonus prima casa?

Sino a dicembre 2015 il contribuente che avesse già maturato il diritto all’agevolazione, doveva rivendere il bene immobile sul quale tale agevolazione era stata fruita e, solo successivamente, poteva acquistare una nuova abitazione con il beneficio delle agevolazioni.

Naturalmente questa scelta portava ad una riduzione delle compravendite immobiliari perché in assenza di acquirenti il contribuente che volesse riacquistare casa lo avrebbe potuto fare solo senza fruire dell’agevolazione e, in un contesto economico come quello di questi tempi, appariva piuttosto complicato che i tempi di vendita dell’immobile precedente e di acquisto del nuovo potessero coincidere.

A chi viene applicato il bonus prima casa 2016

La normativa del bonus prima casa 2016 si applica testualmente per come si legge nella normativa a tutti quei contribuenti beneficiati del bonus prima casa ai quali si applica l’aliquota del 2% dell’imposta di registro. Qui il primo problema, perché l’aliquota iva è fissata al 4% per l’acquisto degli immobili e, nel caso del bonus prima casa, essa è fissata all’1,5% dell’imposta di registro per l’acquisto prima casa con contratto di leasing.

L’orientamento interpretativo in questo caso è che si considera applicabile la norma a tutti i casi in cui l’agevolazione prima casa sia applicabile, dunque sia nell’ipotesi di registro al 2%, sia nei casi dell’1,5%, sia nei casi di trasferimenti sottoponibili ad Imposta sul Valore Aggiunto, dunque con un’aliquota IVA del 4%.

A tali fattispecie si deve aggiungere anche il caso in cui l’immobile sia acquisito a titolo gratuito, condizioni per le quali la legge [2], offre l’abbattimento alla misura fissa dell’imposta catastale e ipotecaria.

Tutti i casi citati si devono intendere come soggetti alla possibilità di usufruire dell’agevolazione prima casa su un secondo immobile, fermo restante la necessità della vendita della casa precedente nell’arco di un anno da tale acquisto.

Redimibilità dell’acquisto prima casa

La situazione di possidenza della prima casa è redimibile entro l’anno successivo al nuovo acquisto.

L’agevolazione del bonus prima casa 2016, per come modificato dalla Legge di Stabilità [1], non può essere invece fruita nei casi in cui si voglia sostituire un immobile precedentemente posseduto, ma per il quale non si sia percepito il bonus, con una nuova casa per la quale si beneficia invece dell’agevolazione.

Un esempio pratico per il Bonus prima casa 2016

Facciamo un esempio pratico di applicazione del bonus prima casa 2016. Se io possiedo una casa che mi proviene dai miei genitori e non ho mai acquistato, ma voglio comprare una nuova casa per la quale voglio fruire dell’agevolazione prima casa, allora devo prima vendere la casa che era dei miei genitori e di cui io sono proprietario.

Nel caso in cui io invece sia in possesso di una casa per la quale ho già percepito il bonus prima casa, ma fossi pentito dell’acquisto (per qualsiasi ragione ciò avvenga), allora posso acquistare una nuova casa, fruire delle agevolazioni anche sulla nuova casa, posto che sia in grado di vendere la casa precedente entro un anno dal nuovo acquisto.

Bonus prima casa: cosa succede se non si vende la casa entro il primo anno?

Nel caso in cui non si venda la casa precedentemente posseduta entro un anno, allora questo provoca l’applicazione di alcune sanzioni riparatorie, nella fattispecie:

– la differenza tra l’imposta ordinaria e quella agevolata

– gli interessi di mora

– una sanzione pari al 30% della differenza tra l’imposta ordinaria e quella agevolata.


note

[1] L. 208/2015

[2] L. 342/2000 art. 69


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