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Fondi strutturali: spesa al 100% al Sud

18 Marzo 2016 | Autore:
Fondi strutturali: spesa al 100% al Sud

Fondi europei spesi per intero, nel Buongiorno Europa di questa settimana alcune buone notizie in controtendenza, per far discutere e far riflettere.

Da un po’ di tempo mi occupo di programmazione europea, lo faccio con passione e interesse, convinto che specie nelle regioni del nostro Mezzogiorno non ci siano opportunità più importanti che quelle offerte dai fondi strutturali per sviluppare innovazione, smuovere le coscienze, creare economia sostenibile, identificare piccole nicchie di miglioramento di policies che nelle pieghe del mercato e degli interessi politici possano far sviluppare realtà importanti per molte persone. Sono persone che spesso neanche sono a conoscenza di beneficiare di quel vantaggio.

Sono persone che di quelle esperienze hanno bisogno e dalle quali spesso traggono sostentamento. Sono persone che spesso con quelle piccole, poco conosciute esperienze, portano a termine grandi progetti, quelle tante “buone pratiche” che dall’essere sviluppate in nuce con un progetto pilota, vengono erette a sistema per diventare il centro delle politiche di innovazione, ad esempio, o che cambiano i sistemi educativi e formativi, o che introducono nelle scuole dei nostri figli le innovazioni tecnologiche che serviranno loro a crescere in un mondo digitale. Tutte piccole ma incredibilmente significanti esperienze.

Quando mi capita di parlare del mio lavoro l’osservazione che mi viene fatta più spesso è “tanto poi tutti quei soldi li rimandano indietro”. E spiegare che non è così, che la spesa si accelera nell’ultimo periodo della programmazione, che c’è tanto sforzo nella rendicontazione e che l’amministrazione in questo ritardo di pagamento e controllo c’entra relativamente, che spesso sono gli stessi beneficiari a rallentare i processi perché ancora nel nostro Paese il progetto è percepito come un “premio” e non come un’opportunità, beh, questo è complicato.

Per fortuna ogni tanto c’è un dato che ci aiuta.

Questa settimana il dato è questo: il Sud – sì, proprio il Sud Italia – e in particolare la Calabria la Puglia e la Campania, stanno raggiungendo il 100% della spesa sui fondi comunitari relativi alla programmazione 2007-2013. Ciò a fronte di una situazione che solo un paio di anni fa sembrava essere disperata. E appunto è questo il problema. Che i conti si devono fare a fine periodo. Che una procedura che inizia nel 2010 e finisce nel 2015 per un progetto di sviluppo non può che dare risultati concreti al termine di quel periodo, soprattutto se per risultati concreti si intende la spesa certificata ovvero quella spesa per la quale la PA ha già verificato la correttezza dei conti. Quella stessa spesa che generalmente costituisce il tasso negativo e con maggiori ritardi in una programmazione e che però – coscientemente o incoscientemente – noi organi di stampa per primi diamo in pasto alle agenzie, perché l’allarmismo e l’inefficienza nel nostro Paese pagano più delle belle notizie.

E allora nel Buongiorno Europa di questa settimana voglio sottoporre alla vostra attenzione questa bella notizia. Siamo vicinissimi al 100% di spesa nel Sud Italia. Ci stiamo arrivando tardi, con tanti sforzi, facendo fronte a mille inefficienze interne ed esterne, ma ci stiamo arrivando.

Se è vero che quel ritardo in sistemi di sviluppo basati su un’innovazione che cammina con una velocità siderale non ci è permesso, è vero anche che le buone pratiche di gestione in questo settore non ci sono da tanto tempo perché sono pratiche relativamente giovani e le cui ottimizzazioni richiedono un po’ di tempo perché coinvolgono una pluralità di attori di sistemi politici amministrativi, pubblici e privati differenti. E bisogna tenerne conto.

Spunti per la programmazione futura e per migliorare la performance?

Dal mio piccolo ho provato a suggerirli spesso, ma non scopro l’acqua calda se dico che ci vuole certezza nei tempi della valutazione delle candidature, semplificazione e informatizzazione delle procedure di presentazione delle domande di finanziamento, un’organizzazione programmatica generale che impedisca la sovrapposizione delle misure attuative e che abbia davanti un generale scenario di sviluppo. La programmazione 2014-2020 offre queste opportunità e sino ad ora le Regioni del Meridione hanno dimostrato di sapere definire strategie potenzialmente vincenti. Dalla strategia alla pratica c’è un mare. Ma quel mare non è fatto solo dalla PA, è fatto da noi cittadini, dai beneficiari dei bandi, dalle associazioni di categorie.

Gli strumenti per far sentire la propria voce – anche in maniera civile – presso le istituzioni li abbiamo tutti (i comitati di sorveglianza, i partenariati istituzionali, semplicemente le consultazioni con la PA) , ma come spesso accade in questo e in tanti campi è più facile distruggere che costruire. Quando stiamo per distruggere la programmazione dei fondi strutturali, l’utilità dell’Europa, il valore di quei progetti, ricordiamoci che non ci sono solo la corruzione, le fatture gonfiate, le cooperative degli assessori. Ci sono anche molti, moltissimi, professionisti, il cui valore spesso viene nascosto da quello che si liquida come “partita iva falsa” e che invece è un’attività professionale che produce quanto e più di quella prevista dagli ordini; ci sono gli operatori che senza alcuna garanzia si buttano nel progetto e danno tutto a ragazzi come loro; ci sono i beneficiari che spesso solo da un progetto riescono a trovare il modo di esprimere il loro potenziale.

E ci sono anche le amministrazioni. Che spesso sbagliano. Ma il problema, in qualsiasi gestione di progetti complessi, non è compiere l’errore, ma non avere un processo per uscirne. E in questo caso, oggi, con la buona notizia di questa settimana, quelle amministrazioni hanno dimostrato di aver trovato il meccanismo per uscirne. E speriamo che diventi una buona pratica di gestione.

Buongiorno, Europa. Ed Europei.



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