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Piano di Pensione integrativa: conviene davvero?

20 Marzo 2016
Piano di Pensione integrativa: conviene davvero?

I PIP offrono la possibilità di investire i propri risparmi per garantire un futuro più tranquillo. Ma è questa la scelta più conveniente? Ecco i dettagli.

In una fase in cui la pensione non è più una certezza non è strano che i fondi di pensione integrativa inizino a prendere sempre più piede. Quali sono però i vantaggi – o gli svantaggi – della previdenza complementare? Riescono a colmare quel GAP che sembra profilarsi per i prossimi anni quando si stima che le pensioni arrivino ad essere circa il 50% delle retribuzioni?

Vediamo i dettagli, come funziona la previdenza complementare e in quali casi conviene investire in questo prodotto i propri risparmi.

Fondi Pensione e Piani Individuali Pensionistici: differenza

Innanzi tutto è opportuno precisare che c’è una differenza molto importante tra i fondi pensione e i piani individuali pensionistici, due dei principali prodotti del settore della previdenza privata.

Entrambe le soluzioni sono sottoposte alla stessa normativa anche da un punto di vista fiscale, quindi l’opportunità della deduzione delle spese sino ad un ammontare di 5.164 euro vale per entrambi i casi.

Tuttavia la distinzione principale è che mentre i PIP – Piani Pensionistici Individualli – sono prodotti assicurativi che dunque sono suscettibili di investimento da parte dei gestori nei mercati finanziari, i fondi pensione non sono prodotti assicurativi e , per legge, devono garantire che un comparto abbia la garanzia del capitale versato.

Infine un’altra differenza sta nelle modalità di adesione. Mentre si può aderire ad un piano individuale solo da privato, i fondi pensione sono aperte alle adesioni collettive, anche con il contributo del datore di lavoro, per questo motivo essi sono a volte previsti negli accordi sindacali.

In questo articolo parleremo in maniera dettagliata dei Piani individuali pensionistici.

PIP – Piano Individuale Pensionistico: quale convenienza.

Quale convenienza si ha nell’aderire ad un piano pensionistico individuale?

Il PIP è intanto aperto a tutti e soprattutto aperto anche alle adesioni individuali. Si sostanzia in un’assicurazione sulla vita con cui si decide di investire mensilmente o annualmente una quota a scelta oppure il Trattamento di Fine Rapporto (e lo si toglie in maniera definitiva dalla disponibilità dell’azienda, perché la scelta non è reversibile). Il capitale versato viene gestito da un fondo che di solito è una società di assicurazioni. Il grado di sicurezza del prodotto naturalmente deriva dal profilo di rischio che abbiamo prescelto – e vale la pena di sottolineare che ogni piccola clausola del contratto va letta con attenzione, come le stesse compagnie assicurative sottolineano alla firma del contratto stesso.

Con i prodotti che prevedono investimento in titoli di stato e obbligazioni, il rischio è più basso (ma anche qui è necessario stare attenti che le obbligazioni non siano le famigerate subprime). Nel caso di piani di investimento che prevedano che il gestore possa investire anche in azioni, certamente si avrà un rendimento più alto ma ad un maggiore tasso di rischio a causa della volatilità del mercato azionario.

La rendita che si ottiene con il PIP è complementare a quella dell’INPS e raggiunta l’età pensionabile si otterrà indietro (su richiesta) la metà del capitale versato oltre a una rendita vitalizia.

Ci sono alcuni innegabili vantaggi nel decidere di investire in un fondo di PIP:

la deducibilità delle quote versate sino a 5.164 euro annue.

Non ci sono obblighi per il versamento di un premio fisso, dunque – a meno che non si scelga di versare il TFR la quota è libera.

È previsto uno sgravio fiscale sull’aliquota nel caso in cui si resti oltre i 15 anni all’interno del piano (0,3% ogni anno sino a raggiungere il 9%, mentre al di sotto dei 15 anni l’aliquota di tassazione è del 15%)

Riscatto anticipato dei piani pensionistici individuali

E’ possibile richiedere il riscatto anticipato dei piani pensionistici individuali in alcuni casi specifici che andremo di seguito a definire (le percentuali di riferimento sono indicative e rappresentano una media dei prodotti a disposizione sul mercato):

– spese mediche relative a malattie gravi proprie o dei familiari: è possibile richiedere il 75%;

– acquisto della prima casa per sé o per i propri figli: dopo otto anni di permanenza del fondo si può richiedere una cifra pari al massimo al 75%;

– ristrutturazione sulla prima casa, anche in questo caso dopo otto anni di permanenza si può richiedere sino al 75%;

– altre spese non gravi: solo dopo otto anni è previsto il prelievo del 30%;

– inoccupazione per oltre 48 mesi e sopravvenuta invalidità permanente con riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo: riscatto totale del capitale;

– Decesso dell’aderente: riscatto totale a favore degli eredi o ai beneficiari designati.



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