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Stepchild-adoption: Adozione concessa a coppia omosessuale

22 Marzo 2016
Stepchild-adoption: Adozione concessa a coppia omosessuale

Famiglie arcobaleno: il Tribunale dei Minorenni di Roma concede a due Papà l’adozione di un bambino: quali rischi nel business degli uteri in affitto?

Concesso in adozione un bimbo ad una coppia omosessuale. Storica decisione del Tribunale dei Minori di Roma, con l’ultima sentenza della Presidente ora in pensione Melita Cavallo, ora passata in giudicato. La sentenza depositata il 31 dicembre 2015 è stata emessa secondo la normativa delle “adozioni particolari”[1].

Come è spesso accaduto nella storia della nostra Repubblica, dove non è arrivato il legislatore per lentezza, inerzia, intento e appesantimento procedurale, sono arrivati i giudici che nel tutelare i diritti – in questo caso del minore – fanno un passo avanti stabilendo alcuni precedenti destinati a fare storia.

La stepchild-adoption, che è stato il refrain degli ultimi mesi delle cronache politiche, è nella pratica già operativa. Vediamo il caso di specie.

Stepchild adoption: quasi-legge

I giudici hanno deciso di riconoscere l’adozione di un bimbo a due padri che tempo fa in Canada avevano fatto una fecondazione eterologa ricorrendo alla maternità surrogata. Come è noto, la pratica dell’utero in affitto, che nel nostro Paese è vietata, non lo è in altri Stati. Nulla impedisce dunque a chi volesse di tentare la pratica negli Stati dove non c’è alcun limite.

Naturalmente il problema è, successivamente alla nascita del bambino, per i due genitori, vedere riconosciuta la loro condizione e soprattutto tutelato il benessere psicologico del bambino che deve avere in partenza gli stessi identici diritti di qualsiasi altro bimbo nato da coppie etero.

Adozione coppie Gay: due papà per il piccolo

Il Tribunale di Minori di Roma ha dunque deciso che il diritto alla garanzia della continuità affettiva e alla stabilità economica ha precedenza su qualsiasi altra cosa. Ha dunque stabilito che il bimbo avrà due papà. I due neo-genitori erano già da tempo una famiglia stabile, la loro convivenza dai tempi dell’università e hanno cresciuto assieme il loro bimbo. Questo fa del nucleo una famiglia vera e propria.

Sentenza passata in giudicato

La sentenza oltre ad essere evidentemente un precedente clamoroso, è anche passata in giudicato, perché non è stato fatto alcun ricorso e i termini sono ormai scaduti. Ecco perché a distanza di 3 mesi se ne parla oggi con tanto clamore.

Tutelato l’interesse superiore del bambino

Il Tribunale specifica come si sia puntato a tutelare – come sempre accade nel caso dei minori – l’interesse superiore del bambino, il quale frequenta oggi la scuola dell’infanzia. Naturalmente uno dei due uomini è padre del bambino e mantiene contatti diretti e continui anche con la mamma del piccolo che risiede in Canada.

Ma non è il primo caso di Stepchild-adoption de facto

Non è tuttavia il primo caso di stepchild per via giudiziaria: lo stesso tribunale per minorenni di Roma aveva difatti riconosciuto l’ “adozione incrociata” ad una coppia di donne, che avevano avuto due bimbe grazie all’inseminazione artificiale praticata in Danimarca. Il giudice nella sentenza riconosceva alle due mamme il diritto ad adottare l’una la bimba dell’altra, costituendo di fatto una famiglia che tuttavia aveva una particolarità tutta giuridica e burocratica: le due bimbe avranno difatti doppio cognome e per lo Stato non saranno sorelle. Anche in questo caso il tribunale aveva tutelato l’interesse dei minori tutelando di fatto il rapporto genitoriale che ciascuna ha con la “madre sociale” affiancandolo al rapporto che c’è con la madre biologica, senza sostituirlo.

Anche i casi precedenti in presenza di questa sentenza che è diventata immediatamente esecutiva e definitiva avranno ottime chances per vincere i propri ricorsi, in vista nei prossimi mesi.

I rischi del business dell’utero in affitto

Oltreoceano l’utero in affitto è un vero e proprio business, i richiedenti difatti firmano un vero e proprio contratto con la madre biologica e alla nascita i bambini vengono dati alla coppia richiedente.

Il portavoce delle famiglie arcobaleno in una recente intervista effettuata con l’Espresso ha detto che alla mamma, che è stata assicurata per tutta la durata della gravidanza e che ha incontrato spesso i futuri genitori, sono stati riconosciuti circa 30mila euro. La pratica però può arrivare anche a 60mila euro ad esempio nei Paesi dell’Est dove le tutele da un punto di vista burocratico e amministrativo sono molto inferiori. Si tenga presente che in una condizione nella quale non si abbia la massima tutela amministrativa e contrattuale, si rischia di restare impigliati in un giro di ricatti, con avvocati e agenzie poco professionali e con pochissimi scrupoli.


note

[1] L. 184 del 4 maggio 1983, art. 44


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