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Come effettuare la sponsorizzazione sportiva: deducibilità

24 Marzo 2016
Come effettuare la sponsorizzazione sportiva: deducibilità

Ecco come effettuare la sponsorizzazione evitando accertamenti che contestino le spese effettuate per i marchi sulle magliette e la promozione dell’azienda.

Sono deducibili le somme corrisposte per spese di pubblicità a favore di società dilettantistiche.

Il fatto che tale pubblicità faccia arrivare o meno nelle casse dell’azienda degli introiti è irrilevante. Vediamo come la Corte contesta la decisione delle Entrate nella fattispecie.

Deducibilità sponsorizzazioni: il caso di specie.

La Corte di Cassazione, con una sentenza depositata ieri [1] ha così deciso in riferimento ad un caso di sponsorizzazione a favore di un associazione sportiva dilettantistica da parte di un’impresa.

L’azienda si era vista corrispondere dall’Agenzia delle Entrate un avviso di accertamento che disconosceva la deduzione dei costi di sponsorizzazione. Il conferimento in danaro effettuato a favore dell’ente aveva come controvalore l’esposizione del marchio dell’impresa sulle divise e in occasione di eventi.
Il provvedimento delle Entrate è stato impugnato da parte dell’azienda che ha lamentato un’errata interpretazione della norma.
La sentenza di primo grado ha dato ragione all’impresa, ma il Collegio di Appello aveva invece confermato la legittimità della pretesa affermando che le spese effettuate per l’attività di sponsorizzazione non avevano determinato incrementi nelle vendite del contribuente in entità significativa e tale da giustificare quella spesa.

Nella sentenza di ieri la Cassazione ha precisato invece che sulla base di quanto definito nell’articolo 90 della legge 289/2002, il corrispettivo (in denaro o in natura) erogato in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni che hanno per oggetto sociale lo svolgimento di attività nei settori giovanili e che siano riconosciute dalle federazioni sportive o da enti di promozione sportiva, è da considerarsi per il soggetto erogante una spesa di pubblicità. Resta fermo evidentemente il limite annuo dei 200mila euro.
Trattandosi di spese di pubblicità, dunque, esse sono regolate dal TUIR [2].

In particolare sono spese pubblicitarie e di conseguenza deducibili interamente nell’esercizio, le somme che siano invece corrisposte per la realizzazione di iniziative tendenti, anche se non esclusivamente quanto meno prevalentemente, alla pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi o comunque dell’attività svolta.

Sono invece da considerarsi spese di rappresentanza deducibili con la ripartizione in quote annuali entro i limiti previsti, quegli oneri sostenuti per iniziative volte ad accrescere il prestigio e l’immagine dell’impresa e a potenziarne le possibilità di sviluppo;

Anche nei casi in cui non sia evidente un nesso tra l’attività sponsorizzata e quella svolta dallo sponsor, la Corte fa rilevare come la dottrina abbia chiarito che la previsione contenuta nell’articolo 90 della legge finanziaria 2003 nello specificare che le somme erogate a enti sportivi dilettantistici debbano considerarsi spese di pubblicità costituisce un “esimente” rispetto alla corrispondenza tra il merito dell’evento o dell’attività sponsorizzata e l’attività di impresa.

Infine sottolinea la Corte come di fatto già la stessa Agenzia delle Entrate in una sua circolare del 2003 [3] aveva affermato che la norma ha introdotto una presunzione assoluta circa la natura di tali spese.

Come effettuare la sponsorizzazione a società sportive dilettantistiche

Per effettuare una sponsorizzazione, ai sensi di quanto stabilito una volta di più dalla Corte nella sentenza che abbiamo appena riassunto in breve, appare chiaro che si assume essere pubblicità un’erogazione effettuata a favore di associazioni, fondazioni, enti sportivi dilettantistici, purchè sussistano appunto le condizioni di visibilità della promozione.

Ciò a cui bisogna fare attenzione, ai fini di eventuali accertamenti successivi, è conservare evidenza di tutte le modalità attraverso le quali il marchio è stato promosso o la pubblicità è stata effettuata.

L’agenzia difatti potrà sì verificare che:

  • i corrispettivi erogati siano effettivamente stati destinati alla promozione dell’immagine o del prodotto dell’impresa;
  • che il soggetto ricevente sia ai sensi di legge una società sportiva dilettantistica affiliata ad una federazione o ad un ente di promozione sportiva;
  • che la promozione per la quale si è versato il corrispettivo sia effettivamente esistente (nel caso del marchio sulla maglietta potrà ad esempio verificarne l’esistenza).

note

[1] Corte di Cassazione, Sentenza 5720 del 23/03/2015

[2] Ai fini della deducibilità è fatto rinvio all’articolo 108 del Tuir (già art.74)

[3] Circolare Agenzia delle Entrate 21/2003


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