Business | Articoli

Accordi preventivi per attività internazionale: arma a doppio taglio.

24 Marzo 2016 | Autore:
Accordi preventivi per attività internazionale: arma a doppio taglio.

Al via il nuovo strumento dell’accordo preventivo fra contribuenti e fisco, previsto dal decreto crescita ed internazionalizzazione: alcuni consigli operativi.

Il nuovo strumento dell’accordo preventivo fra contribuenti e fisco, previsto dal decreto crescita ed internazionalizzazione, trova le modalità applicative nel provvedimento del direttore dell’Agenzia Entrate emesso il 21 marzo scorso [1].

Gli accordi preventivi per le imprese che svolgono attività internazionale vedono la luce, seppure in ritardo rispetto alle previsioni della norma, ma nella indicazione delle modalità attuative sorgono dubbi e perplessità rilevanti.

Cosa sono gli accordi preventivi

Si tratta di accordi che i contribuenti che svolgono attività internazionale possono stipulare con il fisco preventivamente [2], chiedendo se siano conformi a legge, i comportamenti da essi tenuti nello svolgimento delle attività estere e negli scambi di flussi finanziari e reddituali con l’estero.

A queste richieste fatte dai contribuenti il fisco risponde comunicando se la condotta tenuta dal contribuente ed illustrata nella richiesta di accordo è conforme alla norma di legge e può essere accolta oppure se non è conforme e deve essere variata.

Chi può utilizzare gli accordi preventivi

La norma precisa che cosa si intende per impresa con attività internazionale:

  • l’impresa residente in Italia, qualificabile come tale ai fini delle norme vigenti in materia di imposte sui redditi che, congiuntamente, o in alternativa: a) si trovi rispetto a società non residenti in una o più delle condizioni indicate nella norma sul transfer pricing; b) il cui patrimonio, fondo o capitale sia partecipato da soggetti non residenti ovvero partecipi al patrimonio, fondo o capitale di soggetti non residenti; c) abbia corrisposto o percepito, da soggetti non residenti, dividendi, interessi, royalties o altri componenti reddituali; d) eserciti la sua attività attraverso una stabile organizzazione in un altro Stato;
  • l’impresa non residente che esercita la propria attività nel territorio dello Stato attraverso una stabile organizzazione qualificabile come tale ai sensi delle norme vigenti in materia di imposte sui redditi.

Accordi preventivi: a quali materie possono essere applicati

Fra le tematiche più diffuse da sottoporre ad accordo preventivo spiccano le procedure applicative degli scambi fra parti correlate (società controllate e/o collegate, valendo il controllo od il collegamento secondo le disposizioni civilistiche), definiti anche come transfer pricing [3] e della stabile organizzazione italiana di soggetto non residente ed estera di soggetto residente [4], tuttavia le modalità di attuazione dell’accordo, per come vengono descritte nel provvedimento, sembrano destare più di qualche dubbio sotto il profilo operativo e sotto il profilo dell’affidamento.

Infatti, per quanto riguarda le tematiche del transfer pricing che sinora hanno costituito la maggior parte delle richieste effettuate dai contribuenti in vigenza del precedente ruling, esse hanno richiesto tempi di definizione molto lunghi, ben oltre i 180 giorni previsti per la risposta dell’amministrazione finanziaria come indicata nella norma, in quanto, nella fase dei contatti per la verifica delle condizioni indicate dai contribuenti spesso il fisco necessita di ulteriori informazioni ed approfondimenti che possono richiedere mesi, se non anni, prima di poter giungere ad un risultato.

Dall’analisi dell’OCSE risulterebbero chiuse soltanto una dozzina di procedure fra il 2013 ed il 2014 e molte di esse erano iniziate 6/7 anni prima.

Anche per quanto riguarda il tema della stabile organizzazione, ovvero della eventuale sussistenza o meno dei requisiti perché essa possa sussistere secondo legge, effettivamente lo strumento potrebbe rivelarsi molto utile, non solo per la riconoscibilità della stabile ma anche per definire la materia imponibile nei casi di trasferimento di attività, funzioni e rischi da, per e sull’estero, effettuato sia da soggetti residenti che non residenti.

Tuttavia anche in questo caso le modalità attuative rivelano più di una perplessità, infatti la valutazione preventiva dei requisiti che configurano una stabile organizzazione prevedono una procedura divisa in due fasi: una documentale ed una operativa.

La prima verrà esaminata in fase istruttoria dal fisco che però, proseguirà la procedura passando alla seconda fase , ovvero quella operativa, recandosi nei locali dell’impresa, mettendo dunque in atto un accesso vero e proprio, procedura che sarà tuttavia priva delle tutele che generalmente detti strumenti istruttori hanno quando vengono compiuti di iniziativa dell’Ufficio o della Guardia di Finanza, infatti in questo caso la richiesta è stata formulata dal contribuente e ci si dovrebbe interrogare sulla applicabilità o meno al caso in oggetto delle salvaguardie che la legge concede nei casi di accertamento effettuato d’ufficio.

Accordi preventivi: problematiche fase di utilizzo

Si tratta dunque di una nuova norma di legge, destinata a sostituire il precedente ruling internazionale [5], che viene però inserita nell’ambito delle regole sugli accertamenti [6].

Ciò significa che, nelle intenzioni del legislatore, lo strumento giuridico dell’accordo preventivo è considerato, di fatto, come una specie di accertamento preventivo, attraverso il quale il contribuente porta a conoscenza del fisco una serie di operazioni o di pratiche che vengono svolte con Paesi esteri oppure in Paesi esteri e dalle quali potrebbero discendere violazioni alle norme di legge domestiche.

Lo strumento degli accordi preventivi nasce con una grande appeal perché tutti i contribuenti, sia gli imprenditori italiani che quelli esteri, desidererebbero poter avere se non certezza, almeno consapevolezza, nello svolgimento delle proprie attività internazionali e nella movimentazione di flussi reddituali e finanziari, di rispettare le norme tributarie in vigore, tuttavia le modalità applicative e l’incertezza sui tempi di ottenimento della validità dell’accordo prestano il fianco a molti dubbi e perplessità.

Infatti, anche se nel provvedimento si concede la retroattività dell’accordo (roll back), seppure non oltre il periodo di imposta in corso alla data di presentazione della richiesta, in caso di difformità delle condotte dalle norme in vigore, resta sempre l’incognita della durata e delle modalità utilizzate nella procedura della visita presso i locali dell’impresa e nella certezza che ogni eventuale difformità rilevata durante la fase istruttoria o durante l’accesso, condurrebbe comunque alla richiesta di maggiori imposte e dei relativi interessi, seppure le sanzioni dovrebbero essere eliminate.


note

[1] Provvedimento Direttore Agenzia Entrate – prot. n. 2016/42295

[2] D.Lgs. 147 del 14.9.2015 – Art. 1

[3] Art. 110 co. 7 DPR 917/86 – Tuir

[4] Art. 162 Tuir – Art. 5 Modello di Convenzione OCSE –

[5] D.L. n. 269 del 30.09.2003 – Art. 8

[6] Art. 31-ter del DPR 600/73


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube